COMUNICATO UFFICIALE DI FINE STAGIONE

GRAZIE!
 
Grazie a chi ci ha fatto vivere un’emozione “indimenticabile” partendo da chi era sul ghiaccio e chi purtroppo è rimasto fuori per infortunio o scelte tecniche perchè tutti hanno contribuito a questo risultato!
 
Grazie a Coach Sullivan che con Caparbietà e Spavalderia ha tirato fuori l’Orgoglio di un gruppo demotivato portandolo alla vittoria della Stanley Cup!
 
Grazie al GM Rutherford che dopo una passata stagione non più visto di buon occhio ha saputo migliorare il roster della squadra con colpi ben mirati finendo con l’avere ragione!
 
Grazie a coloro che restando dietro le quinte senza troppo apparire ha collaborato a questa fantastica Vittoria!
 
Grazie a chi ha creduto nella ITALY PENS FANS ed ha contribuito, e contribuisce, a renderla sempre più Unita e Fiera!
 
Grazie a chi ha esultato in quella mattina mentre l’Italia ancora era sotto le coperte insieme al sottoscritto rendendo quel giorno e quella Vittoria ancora più Magica: perchè festeggiare con altre persone che condividono la tua stessa passione è un qualcosa di INDESCRIVIBILE!
 
Ottobre appare ancora lontano, ma noi abbiamo un’Estate da festeggiare…. LET’S GO PENS!
…PERCHE’ UNITI SI VINCE!…
 
– Italy Pens Fans –

Un sogno chiamato Stanley Cup, versione 2016

E’ difficile spiegare perché una franchigia di Nhl sia diversa dalle altre, i Pittsburgh Penguins per storia e tradizione hanno un qualcosa di diverso, un qualcosa che oggi si ripropone a 7 anni di distanza, un titolo che magari i più affezionati a Playitusa hanno già letto, una dinastia mancata ma segnata spesso dalla sfortuna, ora però che i Penguins sono campioni del mondo per la quarta volta tutto si può dimenticare, ma vale la pena raccontare.

Detroit, Hossa e una coppa che mancava da troppo tempo

I Penguins rappresentano l’aver pazienza in Nhl, ricostruire dalla macerie, da un quasi fallimento ad una nuova era, tra il 99 e il 2005 alla Mellon Arena si assiste a qualcosa vicino allo sfascio, la poca liquidità fa scappare i campioni, vedi Jagr e Kovalev su tutti.

Si assiste al grande ritorno di Mario Lemieux, che da leggenda diventa proprietario e il 27 dicembre rientra sul ghiaccio per dare uno scossone ai pinguini e ad un ambiente con poche gioie. La sua mano arriva in tutte e quattro le Stanley Cup, ma tra le due da giocatore e quelle da presidente non si riesce mai ad avere una dinastia, nonostante con Jagr formi un tandem devastante ma anche il preferito dalla sfortuna, con un morbo di hodgking a limitarne le statistiche personali, i successi e lo spettacolo da offrire alla Nhl.

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L’anno zero è quello post lock out 2004/05, i draft sono benevoli con i Pens, nel 2003 arriva Fleury, nel 2004 ecco Evgeni Malkin che non senza polemiche lascia il Magnitogorsk e arriva con la seconda scelta (la prima fu Ovechkin) e nel 2005 a Pittsburgh volano con il numero 62 Kris Letang e con l’1 un tale di nome Sidney Patrick Crosby.

La Stanley Cup viene sfiorata nel 2008 quando quel genio di Ray Shero preleva Marian Hossa da Atlanta insieme a Pascal Dupuis e i due fanno sognare la squadra allenata da Therrien che sfiora la coppa più bella del mondo ma si arrende alla forza e all’esperienza dei Detroit Red Wings.

L’estate successiva anziché far sognare si apre col botto, Hossa firma proprio con i Red Wings e i Penguins si ritrovano a ricominciare tutto da zero, prendendo Satan e Fedotenko e avendo una regular season altalenante.

Non è una franchigia come le altre, l’abbiamo già detto, le cose non funzionano e Therrien salta, al suo posto arriva una sorta di professorino, Dan Bylsma, promosso dalla squadra “Primavera”, i Wilkes Barry che oggi esultano come mai in passato ma vedremo in seguito il motivo.

Con Bylsma arrivano anche Bill Guerin e Chris Kunitz, il primo è un giocatore d’esperienza, il secondo è l’ideale per la prima linea che si completa con Crosby, i Penguins si riprendono e chiudono l’Atlantic Division al secondo posto dietro i Devils, con Malkin che sigla 113 punti, il migliore della lega e Crosby che ne mette a referto 103.

I playoff sono una favola, fuori i Flyers al primo turno i sei gare, con Max Talbot protagonista di un gesto che farà storia, il dito indice sulla bocca chiedendo silenzio ai tifosi di Philadelphia, un 5-3 in gara 6 dopo esser sotto 0-3, con il successivo ostacolo stellare, Alex Ovechkin e i Caps.

Battaglie epiche, tre supplementari su sette gare, con la decisiva partita che si gioca a Washington e che vede i Penguins prevalere 6-2, da quel momento tutti hanno la convinzione che non si ripeterà il secondo posto ma arriverà il botto finale.

Finale di conference contro Carolina, sweep 4-0 e occhi puntati su Hossa e i suoi Red Wings, la vendetta è pronta per essere servita.Evgeni+Malkin+Marian+Hossa+Stanley+Cup+Finals+VFZoUOdjD7Il

La finalissima è all’insegna del fattore campo, Detroit vince le prime 2 gare alla Joe Louis Arena, Pittsburgh risponde due volte con un 4-2 in una Mellon Arena infuocata, gara 5 invece è un calvario con i Red Wings che dominano e schiantano i Penguins per 5-0, quando tutto è apparecchiato per la festa di gara 6 arriva un 2-1 che manda le due franchigie a gara 7.

Le statistiche, come quest’anno, danno spacciata la squadra di Bylsma, i Red Wings avrebbero vinto 99 volte su 100 quella gara per classe e esperienza maggiore, ma non quel giorno, non quel 12 giugno 2009 quandoMaxime Talbot segna una doppietta e Lidstrom sbatte su Fleury a pochi decimi dalla fine.

Dinastia? No, Fleuryte, commozioni cerebrali e sfortune varie

La stagione successiva alla terza Stanley Cup parte benissimo, i Penguins si sentono forti  e giocano l’ultima annata alla Mellon Arena, Crosby è eccezionale, chiude con 109 punti e ben 51 gol, il miglior goleador della Nhl.

Nei playoff primo scoglio Senators superato in 6 gare, con la decisiva partita finita 4-3 ai supplementari dopo esser stati sotto per 3-1, con gol tra gli altri per i Senators di un Matt Cullen che verrà utile più avanti alla causa Pens. Il decisivo gol è di Dupuis e si va avanti contro i Montreal Canadiens.

I Canadiens sono testa di serie numero 8 e non sembrano insuperabili, cosa che fa abbassare a Pittsburgh il tasso della determinazione. In realtà la squadra canadese dimostra di avere voglia di sognare in grande, porta la serie a gara 7 dove ad ogni tiro buca Fleury. Per Marc Andre inizia da quel momento una maledizione con la postseason, va in panchina dopo aver preso 4 gol in 13 tiri e i Penguins chiudono in maniera ingloriosa l’era della Mellon Arena, un 5-2 che fa degli Habs la prima e ultima franchigia ad aver vinto nel vecchio Igloo.

Nuova arena, nuove sfortune, la Consol Energy Center apre con una sconfitta contro gli acerrimi nemici dei Philadelphia Flyers, una gara persa preludio di una stagione sfortunatissima, con la commozione cerebrale di Sidney Crosby e i guai al ginocchio per Evgeni Malkin sembra di rivivere l’epoca di Lemieux e Jagr, forti ma fermati dagli infortuni, specie Super Mario.

Bylsma compie un miracolo chiudendo al secondo posto nell’Atlantic Division grazie sopratutto al sacrificio di Jordan Staal ma una volta ai playoff ancora Marc Andre Fleury compie dei pasticci mondiali, pur essendo sopra 3-1 nella serie contro Tampa Bay e con la prima linea formata da Letestu-Kovalev e Neal i Penguins perdono 8-2 gara 5, 4-2 la sesta partita e subiscono un 1-0 con gol di Bergenheim in gara 7, distrutti, umiliati e demoralizzati nell’arena di casa.113081683_slide

Archiviati i playoff 2011 si punta a rivedere Crosby sul ghiaccio ma i sintomi post commozione cerebrale bloccano il capitano che subisce un linciaggio mediatico per un’assenza che i maligni attribuiscono ad una mancanza di coraggio.

Ritorna invece Malkin e lo fa in grande stile, 109 punti e titolo di miglior giocatore della regular season ma nei playoff l’avventura si chiude al primo turno in una battaglia contro i Flyers e una serie che in 6 partite regala 56 reti (compreso un 10-3 dei Pens in gara 4 dopo 3 sconfitte di fila) e il 5-1 finale al Wells Fargo Center in una disputa che conta innumerevoli risse e penalità.

A Pittsburgh iniziano a saltare i nervi, il primo ad essere ceduto è Jordan Staal che preferisce Carolina ad un prolungamento di contratto con i Penguins, il genio di Ray Shero distrugge e ricostruisce una squadra che perde Malkin per una lieve commozione cerebrale e poi Crosby per la frattura della mascella conseguente ad un disco scagliato da un suo compagno. Si fa per vincere subito, arrivano Iginla, Morrow, Jokinen e Doug Murray, si battono gli Islanders, i Senators ma incredibilmente i Penguins spariscono contro i Bruins perdendo la serie 4-0 e col titolare Fleury che ritorna PaperinFleury giocando solo una delle quattro partite dopo gli ennesimi pasticci.

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Continua l’impazienza a Pittsburgh, avere Malkin e Crosby e vincere una sola Stanley non è compatibile con la storia, ma invece è la malasorte ad essere compatibilissima con i Penguins, strappo ai legamenti per Dupuis e ictus per Kris Letang, eliminazione al secondo turno playoff contro i Rangers e teste che saltano in aria, Bylsma, Shero e un’estate caldissima come raccontato su Playitusa all’epoca.

Si apre l’era Rutherford e Johnston e la sfortuna colpisce ancora Dupuis tra coaguli di sangue nei polmoni, parotite e sfortune mondiali che poi colpiscono anche Olli Maatta preso di mira da un tumore poi sconfitto.

E’ una stagione travagliata, i playoff arrivano solo con l’ottavo posto e la seconda wild card, di conseguenza sfida con la numero 1 della Eastern Conference, i NY Rangers che in 5 partite si sbarazzano dei Penguins, battuti all’overtime della quinta gara da un gol di un ragazzo di nome Carl Hagelin, uno destinato a scrivere la storia, ma non con i Blueshirts.

Arriva Ciccio, fine del digiuno

Il 1 luglio 2015 si apre subito col botto il mercato Nhl, i Pittsburgh Penguins, stanchi della loro inefficenza sotto rete in post season, prendono Phil Kessel, ala dalla classe e dalla mole devastante, per molti il problema numero uno a Toronto che con la nuova maglia si toglierà qualche soddisfazione.

E’ in pratica l’anno zero della gestione Rutherford, oltre a Kessel arriva anche un certo Nicholas Lawrence Bonino, un passato nella serie A2 italiana con l’HC Egna e prelevato dai Canucks in cambio di Sutter.

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Anche Matt Cullen è dei Penguins, Rutherford lo conosce dai tempi degli Hurricanes e lo ingaggia a far da chioccia ai giovanotti di Pittsburgh, lui che a 39 anni e un comportamento da professionista esemplare.

Avere una Ferrari e guidarla come una 500“, questo disse Ibrahimovic a Guardiola al Barcellona, questo pensò Rutherford con Mike Johnston, i Penguins non solo non ingranano ma rischiano di deprimere Sidney Crosby, con media realizzativa spaventosamente bassa per il numero 87.

Natale in casa Penguins si festeggia il 12 dicembre, via Johnston con un record di 15-10-3 e dentro l’allenatore dei Wilkes Barre Scranton, Mike Sullivan, una mossa che in tanti si augurano sia come il cambio Therrien-Bylsma nel 2009, nessuno in quel momento lo sa, ma si sta scrivendo la storia di una leggenda, la leggenda della quarta Stanley Cup.

Dire ciao ad una vecchia amica, la Stanley Cup

Non solo Sullivan come mossa di Rutherford per dare una scossa all’ambiente, il 14 dicembre Scuderi va a Chicago in cambio di Trevor Daley, il 16 gennaio i Penguins decidono di cedere Perron, fin lì deludente e lo scambiano con un certo Carl Hagelin, quello della gara 7 contro i Rangers ma poi Sullivan ci mette del suo, la squadra “Primavera” dei Pens arruola in Nhl un paio di giovanotti, che forse solo il nuovo coach conosce e che rispondono al nome di Conor Sheary, Tom Kunhhackl, Bryan Rust e un baby portiere che dicono sia fenomenale, Matt Murray, nasce così la “Banda Sullivan“.

Ad un certo punto della stagione è come se ai Penguins fanno un disegno e spiegano come passare dal motore di una 500 a quello di una Ferrari, spiegano le marce e una cosa chiamata turbo, da marzo in poi Pittsburgh è una squadra arrabbiata, esagerata, devastante e che non guarda in faccia niente e nessuno, tanto che gli avversari fanno poi a gara per non trovarli nella post season.

Ah, piccolo appunto in nella marcia vincente, a dicembre l’effetto Sullivan pare cominciar male con una commozione cerebrale che colpisce Marc Andre Fleury, il portiere titolare, con Zatkoff e Murray pronti qualora ci fosse bisogno di sostituirlo, con il povero Flower che non riuscirà nel recupero e quando sarà pronto si troverà la strada sbarrata da un fenomeno di 21 anni.

I primi a capire che sarà un bel problema battere i Pens sono i NY Rangers di Henrik Lundqvist, i fasti delle passate battaglie nei playoff sono dimenticate e inizia un’avventura che avrà tantissimi protagonisti.

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Il primo è Patrick Hornqvist, a vederlo pare il gemello di Kessel, una tripletta gela i Rangers che perdono in gara 1 Lundqvist colpito al volto da un bastone di un compagno, in porta parte Zatkoff, chiude la gabbia per 35 volte e passa dalle lodi alla bocciatura in gara 2 quando i Penguins perdono 4-2 e i più nefasti iniziano a chiedere di Fleury.

Da gara 3 in gabbia si presenta Matthew Murray, faccia da bastonatore sovietico e curriculum che parla di trofei vinti quali Baz Bastien Memorial Award e Dudley Red Garrett Memorial Award, che giusto per tradurre sono miglior portiere e miglior rookie della AHL.

Pur sconfitti in gara 2 arrivano le prime due reti di Ciccio Kessel in una linea che comprende Hagelin e Bonino che diventa famosa col nickname HBK, come il famoso campione WWE Shawn Michaels, The Hearthbreak Kid, lo spezza cuori, che in Nhl si trasformano in “Spezza gabbie”.

Il Madison Square Garden è il primo battesimo di una favola, gara 3 e 4 sono altrettante vittorie dei Penguins, con un perentorio 5-0 nell’ultima gara sul ghiaccio newyorkese che è presagio della sconfitta per Lundqvist nella partita che chiude la serie per 4-1 grazie ad un 6-3 nello show di Sheary, Rust e Cullen, mica Crosby e Malkin.

Il secondo turno è eccitante già dall’anteprima, Crosby contro Ovechkin, il meglio del meglio, una battaglia che si sviluppa in sei partite e che nonostante fasti e proclami vede in ombra le due star. 5 gare su 6 si chiudono con un solo gol di scarto, gli HBK mettono a segno 4 gol nel  4-3 finale che fa diventare Nick Bonino l’eroe degli incubi di Ovechkin, con Kessel a segno due vole e Hagelin una.

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Neanche a dirlo, il gol di Bonino fa scatenare l’inno dei playoff 2016 tramite Hockey Night in Punjabi, un urlo che vale Fabio Caressa a Berlino o qualcosa di più emozionante e divertente.

Sarebbe un peccato se…“, il tifoso di Pittsburgh poi si blocca, scottato dalle delusioni del passato vede la sua squadra battere i favoritissimi della Nhl, quei Capitals mangia tutto in regular season ed eliminati con una prova di forza da parte di tutte le 4 linee, non Malkin & Crosby ma una corazzata che ogni partita va a designare un nuovo protagonista.

Non c’è tempo per pensare a cosa è stato di Ovechkin, ci sono i Lightning di Tampa Bay mai sconfitti in campionato nelle 3 partite disputate, che pur senza Stamkos sono devastanti e vicecampioni Nhl.

La prima gara è abbastanza strana, si infortuna in maniera grave Ben Bishop e quando la fortuna sembra dalla parte dei gialloneri è Vasilevskiy a sostituire Big Ben e consegnare gara 1 agli ospiti, con una Consol Energy Center gelata e ammutolita.

La reazione è immediata, gara 2 si apre con un 2-0 firmato Cullen e Kessel nei primi dieci minuti, poi si spegne ancora la luce e in 3 minuti Stralman e Drouin (indiavolato nella serie) pareggiano i conti e la paura si fa avanti in chi è sotto nella serie.

Serve così una prodezza nel supplementare e arriva il gol del prescelto, colui che magari non fa niente durante un evento ma poi ti piazza la zampata e si prende tutte le foto, Sidney Crosby segna il gol decisivo all’overtime, qualcosa che neanche Lemieux ha mai fatto e fa notare a tutti che lui c’è e non è alle Olimpiadi dove segna solo in finale, c’è e vuole fare il Capitano, con la C maiuscola.

Per dominare esiste gara 3, i Penguins sono indemoniati, indirizzano verso Vasilevskiy 48 tiri e segnano tre gol nel terzo periodo, chiudendo la partita sul 4-2 e portandosi in vantaggio nella serie.

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C’è bisogno di tutti in questa postseason, chi più e chi meno, Matt Murray attraversa una gara difficile nella quarta sfida, prende 2 gol in 28 tiri e non sembra al top della forma mentale così si rivede in gabbia Marc Andre Fleury che salva 7 conclusioni su 7 ma esce sconfitto 4-3 nonostante una prova di cuore immensa dei pinguini che sotto 4-0 si svegliano solo negli ultimi minuti e vanno a segno 3 volte con Kessel, Malkin e Kunitz rischiando di scrivere una rimonta epocale.

La vigilia di gara 5 vede l’eterno ballottaggio tra Murray e Fleury, uno ha portato la squadra in finale di conference ma è giovane e può sciogliersi, l’altro è il portiere più esperto della franchigia ma anche un pasticcione in postseason.

Gioca Fleury e sotto gli occhi di Shawn Michael, invitato dai Penguins a vedere la linea HBK, Pittsburgh perde in casa con gol all’overtime di Johnson e neanche a dirlo nessuno rivedrà più nè Michaels nè Fleury sul ghiaccio.

Spalle al muro i Penguins volano all’Amalie Arena sotto 3-2, è la prima volta che l’orlo del baratro è ad un passo e forse questa è la forza della squadra 2016, devi schiaffeggiarla per farle girare gli occhi e farla arrabbiare, un po’ come gli amanti del wrestling vedono in The Undertaker.

In Florida non ci sarà festa locale, gioca Murray e Pittsburgh vince 5-2 dominando e rimandando tutto a gara 7, da giocare in casa, dove le statistiche dicono che è meglio non preparare troppa gioia.

I numeri sono contro Pittsburgh, dicono che sia Crosby che Malkin non sono decisivi, che la HBK si bloccherà e che Murray è talento ma anche fortuna. Dimenticano Bryan Rust e il giovanotto di Pontiac ribalta il pareggio di Drouin e con una doppietta porta i Penguins in finale, una cosa che mancava dal 2009 e alla faccia della scaramanzia il trofeo di campioni della Eastern Conference viene toccato e anche coccolato, avrà presto compagnia.

Come può un pinguino battere uno squalo

La domanda farebbe inorridire Piero Angela, ma qua si parla di uno sport meraviglioso, la sfida fra Sharks e Penguins è presentare contro Crosby la coppia Joe Thornton e Patrick Marleau, due che hanno atteso ben 2.778 partite prima di vedere la Stanley Cup.

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Gara 1 si apre col botto dopo appena 40 secondi grazie a Bryan Rust ma i Penguins sopra 2-0 si fanno rimontare con Hertl e Marleau, prima che l’eroe del Punjabi Bonino segni il gol vittoria nel boato di un’arena letteralmente impazzita.

Il primo giugno San Jose va per gara 2 per pareggiare la serie, non fa i conti con Sidney Crosby quando nell’overtime spiega come andranno le cose, Conor Sheary esegue alla perfezione e Pittsburgh vincendo va sul 2-0.

La scaramanzia fa continuare il “Sarebbe un peccato se…“, Pittsburgh può volare nella Shark Tank per chiudere la disputa, passa in vantaggio e conduce due tempi di gioco, con la statistica che parla di 49 vittorie su 50 quando i Penguins sono sopra di un gol dopo 40 minuti, così visto che la Nhl è incoerente e tremendamente rocambolesca ecco il pari Sharks con Ward su intervento di Murray abbastanza discutibile e gol di Donskoi nell’overtime, alla faccia di numeri e statistiche.

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Lo squalo mangia il pinguino direbbe Piero Angela, così al banchetto vengono invitati anche i Metallica che suonano l’inno nazionale come nessuno potrebbe far meglio e come l’invito dei Penguins a Shawn Michaels anche loro saranno nefasti per i padroni di casa. Mancano altri due protagonisti, Ian Cole ed Eric Fehr, oltre al primo timbro del neo papà di Nikita, ovvero Evgeni Malkin, 4-2 a San Jose e via libera alla Stanley Cup da conquistare in gara 5 nell’arena locale.

Sembra tutto bello e pronto, la Stanley Cup viene lucidata e pronta per essere sollevata, gara 5 è un tripudio giallooro, dopo 5 minuti e 06 secondi di gioco si vedono già 4 gol e un divertimento incredibile, uno spot da mandare a reti nazionali col messaggio “Ecco cos’è la NHL“.

Karlsson però asseconda gli Dei dell’Hockey, segna il provvisorio 3-2 prima che Pavelski timbri il cartellino a porta vuota, nessuna festa, si va a gara 6 per rivedere San Jose nella Consol Energy Center in gara 7, l’intenzione è chiara, ma da qui a farlo c’è da vincere in casa, sperando nella versione San Martin Jones appena elevata a eroe di San Jose.

La Stanley Cup e i Penguins, 3 trionfi tutti e 3 in trasferta, dallo 0-8 ai Minnesota North Stars al 5-6 contro i Blackhawks sino all’1-2 di Detroit, il Sap Center è pronto per essere una bolgia ma Pittsburgh ha ancora un paio di protagonisti da far esultare, Brian Domoulin segna il gol del vantaggio, difensore che aveva iniziato non capendo bene la Nhl e ora certezza assoluta, poi al pareggio di Couture ecco che San Jose si gode la festa per un minuto scarso, prima che Kris Letang segni il 2-1.

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Non un gol casuale né un giocatore come gli altri, come la storia della franchigia, Letang ha subìto infortuni e ha conosciuto la paura di non poter più scendere sul ghiaccio, quando nel gennaio 2014 nausea e vomiti indirizzavano i medici verso unictus al giocatore, un piccolo foro nel cuore che solitamente si ha dalla nascita e che si chiude col tempo. Ma non solo, Letang era tra i migliori amici di Luc Bourdon, giocatore dei Canucks morto in un incidente in moto mentre Kris gioca la Stanley Cup 2008, dolore che forgia il giocatore che non si arrende davanti a niente.

La rete di Letang è quella decisiva, Hornqvist chiude sul 3-1 a porta vuota quando tutti vorrebbero saltare, magari proprio tutti no, pensando a Mike Johnson e dove è arrivata la sua ex squadra dopo il suo licenziamento.

E’ la gioia di una franchigia sfigata, amata e odiata, che non si è mai fatta mancare niente, da Super MarioLemieux, a Sidney Crosby mister Conn Smythe Trophy che a 28 anni ha già vinto tutto, a Phil Kessel, noto Ciccio o Disastro di Toronto, che chiude la sua post season con 10 gol e 12 assist in una linea, la HBK, che fa più danni della Sweet Chin Music, la mossa finale di Shawn Michaels, per arrivare poi a Matt Murray, è giovane, fortunato, ma anche un portiere che ha vinto la Stanley Cup all’esordio, per arrivare infine a Mike Sullivan, un preside che ha riunito alunni indisciplinati e svogliati trasformandoli nella “Banda Sullivan” per arrivare poi ad una città che nella festa finale presenta 350.000 persone ad applaudire i nuovi campioni Nhl.

E’ stata una bella avventura, lei, la Coppa più Bella, la Stanley Cup, è di nuovo di Sidney Crosby e dei suoi Pittsburgh Penguins, è di nuovo gialla e oro in un’ondata di passione che da qui a ottobre sarà travolgente.

Poi sarà di nuovo Nhl, saranno di nuovo sogni e incubi per tutti, nello sport più bello del mondo e spesso anche il più “nascosto” tra gli sport americani, ma fidatevi, amate l’hockey perché ne vale realmente la pena.

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Pillole da Stanley Cup by Riccardo Platz

Su Facebook vive la “combricola” più grande del tifo italiano per i Pittsburgh Penguins, una delle folle menti presenti in questo gruppo ha deciso di incidere per iscritto questo pezzo, molto interessante quanto puro e veritiero di ciò che abbiamo vissuto in questa stagione sulla nostra pelle, dentro il nostro cuore e fra i nostri eccelsi cervelli: signori, per la prima volta in questo Blog ecco il punto di RICCARDO PIAZZA per gli amici “PLATZ”


Just play!

La Stanley Cup si è appena conclusa, i Penguins hanno vinto il loro quarto trofeo, il secondo successo dell’era Crosby, a 7 anni giusti di distanza dalla doppietta di Max Talbot in quella magica notte di Detroit.

Ma cosa è successo in questi 7 anni?

L’era Bylsma ha prodotto in realtà molto meno di quanto ci si aspettava, tra infortuni e serie buttate alle ortiche i Penguins si erano persi e non sono più riusciti a raggiungere le finali. Così, dopo un’incredibile rimonta concessa ai Rangers (da 3 a 1 alla sconfitta in gara 7 in semifinale di conference nella stagione 2013/14) in estate arrivò la decisione di cambiare rotta. Via Shero e Bylsma, dentro il GM Rutherford (campione già con Carolina nel lontano 2006) e coach Mike Johnston. Le cose sembrano andare per il meglio nella prima metà della stagione 2014/2015, pian piano però i Penguins sembrano dimenticare tutte le loro qualità e diventano una squadra lenta, prevedibile e perdente. Si riescono nonostante tutto a qualificare ai playoff, ma il loro cammino dura solo 5 gare, quando Hagelin all’overtime trafigge Fleury, di gran lunga MVP della squadra nella stagione e nella serie. Le critiche sono molto feroci e riguardano sia i giocatori, Crosby in primis, che Rutherford che Johnston.

In estate il primo a reagire è proprio il GM che mette a segno dei colpi da maestro: firma7449d7c0-403c-11e5-94a4-ff9c2bb2de41_CMEgREoWsAELdfs Cullen e Fehr per sistemare le checking lines, scambia Sutter con Bonino (da Vancouver) e soprattutto firma il “blockbuster” dell’estate, arriva infatti da Toronto uno sniper di razza, l’ala da affiancare a Sid e Geno, Phil Kessel, scambiandolo in una trade che meglio non poteva fare. I pinguini sono in ottobre, in virtù delle trade di Rutherford, tra le favorite sulla carta, ma qualcosa non funziona ancora. La Preseason è allarmante, l’inizio di stagione sconcertante. I Pens non riescono a vincere con continuità ma soprattutto non giocano, sono lenti e non riescono a far produrre i loro giocatori. Crosby sembra l’ombra di se stesso, Kessel è impalpabile, Bonino sembra un bidone, quasi nessun attaccante riesce a produrre.

Il 12 dicembre la decisione: esonerato Coach Johnston, arriva Mike Sullivan, che tanto bene stava facendo a Wilkes Barre/Scranton nel farm team dei Penguins. Sullivan vanta un’esperienza a Boston da Head Coach (Bergeron spende subito ottime parole su di lui) e poi da Assistant Coach di Tortorella e da Player Development Coach a Chicago nel 2015. Prende in mano i Pens in una situazione critica di 15W-10L-3OTL ma perde clamorosamente le prime 4 partite in maniera piuttosto netta. Gli occhi di alcuni esperti però cominciano a intravedere qualcosa di nuovo in Pittsburgh. La squadra sembra essere più reattiva, più veloce e più offensiva, comprensibilmente visto quanto talento ha li davanti! Pian piano tornano a produrre anche le star: la prima è Letang, al ritorno dall’ennesimo infortunio, seguito a ruota da Crosby che torna ad essere Sid the Kid. Il capitano chiuderà la stagione al terzo posto nella classifica marcatori, al primo posto se si considera il periodo da gennaio in poi. I Pens sono di nuovo una squadra che lotta: una statistica sconcertante sotto Johnston era quella che diceva che i suoi Penguins non erano mai riusciti a vincere quando perdevano dopo il secondo periodo. Con Sullivan i Pens lottano e ribaltano le partite, anche grazie a delle nuove magate di Rutherford.

Il GM fa una serie di capolavori scambiando uno degli eroi del 2009, Rob Scuderi, con Chicago per Trevor Daley e David Perron con Anaheim per il velocissimo Carl Hagelin, giustiziere dei Pens nel 2015. Rutherford porta a Pittsburgh prima della Trade Deadline anche Justin Schultz, talento mai del tutto espresso con gli Oilers.

Sullivan dichiara: “abbiamo grandi giocatori, dobbiamo imparare ad essere una grande squadra”, Pittsburgh finalmente sembra ascoltarlo nel momento più difficile.

Marzo 2016, i Pens hanno di fronte a se una serie interminabile di scontri diretti nella Metropolitan e sono in lotta di nuovo per una wild card. L’inizio del mese porta risultati altalenanti ma nella vittoria contro Columbus dell’11 marzo, una nuova tegola si scaglia sui Pens, l’infortunio di Malkin. Il coach sposta subito Bonino in seconda linea in mezzo ai velocissimi Hagelin e Kessel, mossa che si rivelerà fondamentale. Grazie anche alla HBK line, i Penguins chiudono marzo a 12-4-0, vincendo 14 delle ultime 16 partite e chiudendo al secondo posto nella Metropolitan, dietro solo ai vincitori del Presidents’ Trophy, gli Washington Capitals. Un’altra tegola nel frattempo si abbatte sui Pens, l’infortunio di Marc Andre Fleury. Il goalie, reduce da due gran stagioni, sembrava finalmente tornato determinante, ma non vedrà più il rink dal 30 marzo. I Pens così chiamano da WBS il promettente Matt Murray e cominciano a pensare che dovranno affrontare almeno la prima parte dei playoff proprio col giovane prospect. Nell’ultima partita di Regular Season però Murray si scontra con Read dei Philadelphia Flyers e lascia il campo a Zatkoff, sembra una maledizione!

Pittsburgh Penguins' Matt Cullen (7), celebrates with teammates Ben Lovejoy (12), Bryan Rust (17), and Tom Kuhnhackl (34) after he scored a goal during the third period of Game 3 of a first-round NHL playoff hockey series against the New York Rangers on Tuesday, April 19, 2016, in New York. The Penguins won 3-1. (AP Photo/Frank Franklin II)

Nel primo turno i Pens si trovano davanti i Rangers che per due volte consecutive li hanno eliminati dalla corsa al titolo. Nelle prime due partite gioca Zatkoff in porta (tra l’altro meravigliosamente in gara 1) e la serie è sull’1 a 1 quando ci si sposta a Manhattan. I Pens dominano la serie e si portano sul 3 a 1 grazie anche ad un Murray solidissimo e a prestazioni meravigliose da parte di tutti, dall’intramontabile Cullen ai giovani Rust e Sheary, dalla HBK line che continua a far male e Crosby, Malkin e Hornqvist (autore di un hat trick in gara 1). La serie è a senso unico, anche per un Lundqvist irriconoscibile, e i Pens la chiudono in gara 5 tra le mura amiche. La squadra di Sullivan sembra un treno inarrestabile, il coach sembra aver elevato il gioco di tutti i suoi ragazzi. Anche la difesa che sembrava il punto debole dei Penguins, produce prestazioni di livello, comandata da un incredibile Letang e da Daley, con giocatori come Lovejoy e Cole che non sembrano neanche parenti di quelli insicuri visti l’anno prima, unica nota negativa è un Maatta molto lento e insicuro.

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Di fronte a se però i Pens hanno un ostacolo durissimo, i fortissimi Capitals di Ovechkin, Oshie e Holtby. La serie parte male, con i Caps che all’overtime vanno sull’1 a 0. I Pens però continuano a giocare, Murray continua ad essere solido e grazie al GWG dell’ex Fehr, si portano sull’1 a 1 con la serie che si sposta a Pittsburgh. Gara 3 è il gioiello di Murray che compie 49 parate e ferma i Capitals che avevano surclassato i Pens. Gara 4 viene decisa da Patrik Hornqvist nell’overtime e da ai Pens 3 match point per eliminare dalla corsa al titolo Ovie e compagni. Il primo viene fallito a Washington e si torna a Pittsburgh per gara 6. La serie è bellissima e molto equilibrata, con entrambe i goalie in stato di grazie e gara 6 è da cardiopalma! Due reti di Kessel e una di Hagelin porta i Pens sul 3 a 0 ma una meraviglia di Oshie riapre il match in chiusura di secondo periodo. Il terzo è rocambolesco, con una serie di penalità subite per Delay of the game che permette a Washington di pareggiare e guadagnarsi l’overtime che però è a senso unico e dopo sei minuti di dominio giallo nero, la HBK line la vince con un’azione di forecheck meravigliosa, emblema dei Pens di Sullivan, chiusa da un rebound di Nick Bonino. Con un Crosby in ombra, è proprio la HBK line a risultare determinante nella serie. I tre giocatori portati da Rutherford mischiano l’incredibile velocità e tenacia di Hagelin, il talento offensivo di Kessel e le grandi doti difensive e da playmaker di Nick Bonino, di nuovo al top della forma dopo un inizio tremendo.

Tampa+Bay+Lightning+v+Pittsburgh+Penguins+xclpAlGvbxUl

Il prossimo ostacolo sono i Tampa Bay Lighting orfani del loro capitano Stamkos. Il match up è probabilmente il peggiore possibile per il team di Sullivan che sempre ha perso contro di loro in Regular Season. Gara 1 la vince Tampa che annulla subito il fattore campo ma perde il suo goalie, il finalista per il Vezina Trophy, Ben Bishop. I Pens tirano molto di più per tutta la serie ma i Bolts si dimostrano sempre letali in contropiede, anche grazie al talento cristallino di Drouin e a Vasilevskyi in stato di grazia. Gara 2 viene decisa all’overtime dal capitano Sidney Crosby, gara 3 invece vede di nuovo la HBK line brillare. I Bolts però non demordono e riportano la serie in parità dominando i primi 2 periodi di gara 4 e fermando la rimonta dei Penguins sul 4 a 3. Murray sembra essere meno sicuro del solito e si rivedrà nel terzo periodo Marc-Andre Fleury, assente dal 30 marzo. Sullivan decide di farlo partire per gara 5 a Pittsburgh ma la mossa non paga e un fortunoso gol di Johnson all’overtime porta meritatamente Tampa al comando. A questo punto i Pens si trovano per la prima volta spalle al muro, senza tutte le loro sicurezze, in primis quella del goalie che li aveva trascinati sin qui. Gara 6 però è un altro simbolo della forza mentale che Sullivan è riuscito a trasmettere. Torna a proporre Murray nel net e il suo team scende nel ghiaccio convinto che possa completare la rimonta: si porta sul 3 a 0 grazie alle sue star Kessel, Letang e Crosby, tiene l’exploit dell’ottimo Boyle e la chiude in contropiede con la velocità di Rust. Si va a Pittsburgh per una gara 7 quanto mai imprevedibile. I Pens sono più propositivi ma Tampa ha dimostrato di saper far male alla difesa dei giallo neri, in più la sfida dei goalie è nettamente a favore di Tampa nella serie, con Vasilevskyi in stato di grazie e i Pens di ritrovano senza uno dei loro uomini migliori in difesa, Daley, vittima di uno sfortunato infortunio alla caviglia. In gara 7 trova un nuovo eroe, l’ennesimo di questi playoff: Bryan Rust. Il 24enne mette a segno una doppietta che stende Tampa e riporta Pittsburgh in finale di Stanley Cup dopo 7 lunghissimi anni. Anche questo è un segno, il segno di una squadra che gioca a 4 linee anche in overtime, una squadra che ha in prima linea Sheary che fino a pochi mesi prima era in AHL e che ha un leader dentro e fuori dal campo in Matt Cullen, fuoriclasse eterno e punto di riferimento per tutti i giovani, probabilmente miglior giocatore per rapporto stipendio/prestazioni della lega.

Di fronte, nella serie decisiva, ci sono gli Squali di San Jose, alla loro prima apparizione in finale di Stanley Cup. Le stelle sono Couture, Pavelski e Burns che hanno trascinato a suon di punti la squadra ma anche i veterani Thornton e Marleau. Sullivan ha le idee molto chiare e si presenta con “i suoi”, con Crosby insieme a Hornqvist e Sheary in prima linea, Malkin con un rinato Kunitz e l’indiavolato Rust, la HBK line, la miglior terza linea della lega (è una terza linea??) e una quarta linea di lusso con Cullen insieme al preziosissimo Fehr e alla sorpresa Tom Kuhnhackl, giocatore tanto inaspettato quanto affidabile. In difesa senza Daley ci si affida a Letang insieme a Dumoulin, Lovejoy a dar sicurezza a Maatta che sembra esser tornato affidabile dopo un avvio di playoff deludente e Cole insieme a Schultz, davvero molto positivo soprattutto in fase difensiva, in porta fiducia a Murray. Il piano è tanto semplice quanto letale: aggredire gli Sharks con velocità e forecheck e nelle prime due gare funziona a meraviglia. Gara 1 viene aperta dai rookie Sheary e Rust e solo un grandissimo Jones permette agli Sharks di stare a galla. San Jose però torna in partita grazie a Hertl, Marleau e ad un Murray ancora impreciso ma Bonino sigla il 3 a 2 facendo esplodere di gioia il Consol Energy Center e pure il commentatore indiano. Gara 2 vede ancora i Penguins dominare nel gioco ma non nel risultato, con Braun che riesce a pareggiare nel terzo periodo grazie a un tiro che Murray non riesce a coprire. Nell’overtime c’è ancora una volta un unexpected hero, Conor Sheary. Lo “sniperino” che Sullivan aveva apprezzato a WBS manda un disco all’incrocio che Jones non può prendere, sigillando una gran giocata da face off di Crosby e Letang. Si va in California sul 2 a 0. Gara 3 è però segnata dai goalie. Jones fa una prestazione molto convincente mentre Murray non vede partire il tiro di Braun, cicca malamente il pareggio di Ward (dopo un brutto errore di Crosby e Letang) e lascia sguarnito il primo palo sulla conclusione di Donskoi che in overtime la chiude riaprendo la serie. E’ la seconda partita in stagione che i Penguins non vincono dopo aver chiuso in vantaggio il secondo periodo, ancora una volta all’overtime (la prima volta avvenne in gara 5 contro Tampa Bay). Murray però non ha mai perso due partite consecutivamente in questi playoff e in gara 4 mantiene questo piccolo record. La partita è a favore dei Penguins e viene decisa da un rimbalzo concluso bene da Cole, da Malkin in powerplay su invenzione di Kessel e viene chiusa da un bel gol di Fehr sull’ennesimo disco recuperato da Hagelin. I Pens hanno l’occasione di vincere finalmente la loro prima Stanley Cup tra le mura amiche, in una serie che è sembrata piuttosto a senso unico. Gara 5 però porta la firma di un monumentale Jones. Si apre subito con gli Sharks in vantaggio con Burns bravo a beffare Murray (ancora impreciso) sul primo palo e che poi raddoppiano subito con Couture su deviazione. La reazione dei Pens è veemente e porta ad una supremazia totale che porterà i gialloneri sul 2 a 2 con il CEC in delirio. I pali di Kunitz e Kessel ed un pazzesco Jones tengono la partita in parità ed in finale di primo periodo è Karlsson a sfruttare un’imprecisione di Murray e a portare avanti gli squali. Nel secondo e terzo periodo Pittsburgh si scontra contro un muro di nome Jones e Pavelski la chiude con il suo primo gol nella serie in empty net. Una serie che sembrava chiusa torna di colpo in bilico, di nuovo i Pens sembrano poter esser in difficoltà, questa volta per merito di un goalie talmente bravo da demoralizzare gli avversari. Si va in California per chiuderla, per evitare di giocare un’eventuale gara 7 contro un goalie che può vincere da solo la partita singola. La risposta della squadra di Sullivan è, ancora una volta, più che convincente. I Penguins hanno preso il carisma e la sicurezza del loro allenatore che è il faro di questo gruppo più che mai unito per l’obiettivo comune da centrare. I primi due periodi vedono i Pens avanti 2 a 1 ma ancora una volta Jones è meraviglioso nel tenere la sua squadra in contatto. Nel terzo però gli Sharks sembrano stremati e riescono a concludere solo 2 volte verso la porta difesa da Murray. Nel finale un altro episodio simbolico di questa stagione: Crosby difenfe a meraviglia e blocca il tiro di Burns con una delle tantissime giocate “silenziose” di questi suoi playoff e serve Hornqvist per l’empty netter che mette la parola fine alla finale. Verrà premiato Crosby con il suo primo Conn Smythe che premia più le prestazioni che le sue statistiche.

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La vittoria dei Penguins 2016 è però una vittoria di squadra, una squadra che ha saputo risollevarsi sotto la guida di un grandissimo coach, meraviglioso motivatore che ha saputo ridare fiducia ad un gruppo di ragazzi che sembrava sperduto.

Sullivan ha saputo metter tutti al servizio della squadra, con le star che lavoravano sporco in difesa e bloccavano una miriade di tiri, con la difesa che ha fatto della disciplina la sua arma migliore e con un mix fenomenale di esperienza dei veterani e freschezza dei rookie, una squadra dove il goalie titolare è diventato il primo tifoso della sua riserva ventiduenne che gli ha rubato il posto. Una squadra finalmente ritrovata, con delle basi solide e che con questo spirito può regalare alle sue superstar altri successi.

Riccardo Piazza “Platz”

ABBIAMO VINTO LA NOSTRA QUARTA STANLEY CUP!!!

“Nessun vincitore crede al caso”: Friedrich Nietzsche, filosofo e poeta tedesco, con una delle sue celebri frasi ci permette di raccontare ciò che esattamente 7 anni dopo sono riusciti a costruire i Pittsburgh Penguins, che nella notte italiana fra domenica e lunedì hanno conquistato la quarta Stanley Cup della loro storia, ancora una volta vincendo la gara decisiva in trasferta.

Sono passate 366 domeniche dall’ultima Stanley Cup, 2557 giorni in cui capitan Sidney Crosby ed il geniale Evgeni Malkin si sono ritrovati a dover costantemente soccombere nei momenti clou della stagione, portandosi sulle spalle la pesante zavorra di essere definiti come due fenomeni solamente quando il disco non scotta, ossia in Regular Season, e non trascinare la squadra nel periodo più importante della stagione, ossia ai playoff; non nascondiamo che qualcosa di vero ci sia in queste affermazioni, ma una catena di eventi ha permesso al #87 (che porta a casa anche il Conn Smythe Trophy, premio per essere stato selezionato come l’MVP di questi playoff) ed al #71 di prendersi una grandissima rivincita in questa stagione iniziata malissimo e conclusa dolcissimamente.

Trascinati dalla caparbietà in panchina del neo coach Mike Sullivan (arrivato a dicembre in sostituzione di Mike Johnston con Pittsburgh momentaneamente fuori da un posto playoff con sole 15 vittorie al fronte di 17 sconfitte) e dalle mosse azzeccatissime del General Manager Jim Rutherford (Carl Hagelin e Trevor Daley a metà stagione sono stati fondamentali per la rinascita dei Penguins) la formazione della Pennsylvania ha realizzato una delle più belle cavalcate degli ultimi anni, scavalcando ogni pronostico ed aggiudicandosi meritatamente il titolo di campioni.

La gara decisiva poteva essere gara 5, fra le mura amiche mai avevano vinto un titolo i Penguins e la città di Pittsburgh, grande affamata di sport, non viveva un evento simile dalla vittoria dei Pirates (MLB) nelle World Series del lontano 1960; San Jose ha chiuso in gola l’urlo del popolo oro-nero e sperava di potersi giocare le proprie chance di rimonta sfruttando il ghiaccio amico in gara 6, andiamo a raccontare brevemente cos’è accaduto.

GAME 6: Penguins @ Sharks 3-1 

PITTSBURGH WON STANLEY CUP FINAL 4-2

L’intro per questa gara 6 non è dei migliori: 2 giorni fa infatti muore ad 88 anni Mr.Hockey, Gordie Howe, ieri l’incredibile strage di Orlando dove un killer spietato entra in un locale armato fino ai denti uccidendo 50 persone e ferendone 53 prima di essere ucciso anch’egli dalla polizia; il minuto di silenzio prima dell’inno nazionale è triste, molto triste, ed un applauso al termine di esso ci avvicina alla partita senza dimenticare quanto accaduto.

Si parte: potrebbero essere gli ultimi 60 minuti della stagione NHL.

Pittsburgh preme subito sull’acceleratore dimostrando di aver digerito la sconfitta subita fra le mura amiche ma rischia grosso sul turnover concesso da Nick Bonino che concede una grandissima occasione a Matt Nieto di potersi prendere le luci del palcoscenico, ma sul suo slap shot Matt Murray chiude ogni spiraglio mantenendo il risultato a reti bianche.

Dopo 7 minuti e 50 ecco il primo “turning event” della partita: Zubrus sgambetta con la stecca Dumoulin e manda in powerplay la formazione ospite che concretizza immediatamente tale opportunità, il disco passa da Kunitz a Schultz, prima di partire dalla stecca di Brian Dumoulin, abile a fintare il tiro mandando a vuoto il tentativo di block da parte di Karlsson, ed a battere un Martin Jones stranamente poco reattivo. 1-0 Penguins e Stanley Cup che si avvicina.

Il primo periodo scorre piacevole con i Penguins assoluti padroni del ghiaccio con la consueta velocità che manda in confusione la formazione di casa così come accaduto praticamente per tutto l’arco della serie; a stoppare le avanzate di Pittsburgh però ci pensa come di consueto Martin Jones, il goalie di San Jose si è dimostrato un vero gladiatore alla difesa della propria gabbia, ed anche in quest’ultima occasione si mette in mostra piazzando almeno tre interventi devastanti nei primi 20 minuti di gioco sui tentativi di Crosby, Sheary e Kessel permettendo ai suoi di rimanere in partita.

Se nel primo periodo una sola squadra ha dimostrato la propria superiorità, nel secondo periodo San Jose mette sul ghiaccio tutto ciò che ha nel tentativo di ribaltare la situazione; la pressione ed il forecheck altissimo imposto da coach DeBoer inizia a dare i suoi frutti, mettendo alle strette la formazione ospite che però, nonostante l’assedio, ha due ghiottissime opportunità per portarsi sul 2-0, la prima con Nick Bonino sul cui tiro Jones riesce a metterci il gambale, la seconda con Bryan Rust che servito da un assist sontuoso di Malkin spreca tutto tirando addosso al portierone di San Jose anzichè tornare il disco al compagno posizionato meglio rispetto ad esso.

E così al sesto minuto di gioco ecco che arriva la punizione per Pittsburgh, dopo una grande pressione da parte degli Sharks la formazione ospite tenta il cambio di linea ma ciò che ne consegue è il goal di Logan Couture che approfitta dello spazio lasciatogli per avanzare e battere Murray con un tiro tanto rapido quanto preciso che si infila fra i gambali del goalie #30.

Il SAP Center di San Jose esplode, sperando nel clamoroso comeback riuscito solamente ai Toronto Maple Leafs nel lontanissimo 1942 ai danni dei Detroit Red Wings, purtroppo per la gente della California però passano solamente 79 secondi e la formazione ospite torna subito in vantaggio, dimostrando una volta per tutte che le paure passate sono state rinchiuse in un armadio che sperano di non riaprire mai più; il disco gestito ottimamente da Letang, Sheary e Crosby in zona offensiva finisce dietro la gabbia di Jones, il capitano dei Penguins è il più lesto a riconquistarlo, inventando l’assist per l’accorrente Kris Letang, che di prima scaglia un tiro che con ogni probabilità avrebbe cercato Hornqvist posizionato come al solito di fronte al net ma fortunosamente trova il blocker di Jones che anzichè respingere il tiro lo trascina alle proprie spalle.

2-1 Penguins e Sharks nuovamente a testa bassa alla ricerca del pareggio.

Ci prova Marleau, con un tiro simile a quello di Burns che in gara 5 aveva bucato dopo pochi secondi Murray, ma stavolta il goalie di Pittsburgh è attento e chiude lo spiraglio; ci prova capitan Joe Pavelski, ma questa non è la sua serie, non lo è mai stata, nemmeno il goal in empty net realizzato nella scorsa partita l’ha aiutato, a porta praticamente vuota colpisce a botta sicura, sembra il più facile dei suoi goal in questi playoff ed invece il disco sfiora il palo terminando clamorosamente fuori stoppando l’urlo di gioia di compagni, tifosi e chiunque altro segua gli squali, incredibile!

I Penguins difendono con ordine e ripartono appena possono, il due contro uno di Malkin e Kunitz è qualcosa di clamoroso, ma un passaggio di troppo non permette alla formazione di Sullivan di chiudere i conti lasciando il discorso aperto prima di arrivare agli ultimi 20 minuti di gioco.

Nel terzo ed ultimo periodo San Jose sembra aver terminato la benzina, ha dato tutto ciò che aveva nei primi 40 minuti di gioco, non sfruttando le numerose occasioni avute per riaprire gara e serie; Pittsburgh difende con ordine, blocca ogni tiro dalla distanza dei padroni di casa che anzichè impensierire Murray rischiano il k.o altre due volte in un tempo che passa via via sempre più veloce e con pochissime occasioni, la prima parte dalla stecca di Dumoulin (bella parata di Jones), la seconda arriva con uno scambio sontuoso fra Chris Kunitz e Phil Kessel, il cui tiro a colpo sicuro però viene neutralizzato dal gambale di uno strepitoso Martin Jones.

Una serie interminabile di offside ed icing permette numerosi faceoff nei restanti minuti di gioco, ed in questo settore Pittsburgh in gara 6 è stata davvero notevole, conquistandone nel 65% dei casi il possesso del disco; così ad 1 minuto e 2 secondi dal termine con San Jose alla ricerca del pareggio con l’uomo in più e la gabbia vuota ecco che ad immolarsi sul puck scagliato verso la porta di Murray da Vlasic è capitan Sidney Crosby che blocca il tiro, respira, vede libero Patric Hornqvist che si invola verso la porta sguarnita infilando il puck in rete facendo esplodere l’intera panchina dei Penguins, la città di Pittsburgh e tutti i tifosi sparsi nel mondo del team oro-nero.

La quarta Stanley Cup diventa realtà 62 secondi dopo; il suono della sirena di San Jose annuncia il termine della gara, della serie, della stagione 2015/16 ed i vincitori sono loro, ancora una volta in casacca bianca come tradizione sembra voler dimostrare, i Pittsburgh Penguins!!

E’ che la festa abbia inizio!

Pillole da Stanley Cup

 

  • Sidney Crosby come Joe Sakic: il capitano dei Penguins ha vinto come l’ex capitano dei Colorado Avalanche ogni cosa si possa vincere nel mondo dell’hockey su ghiaccio. Per il #87 la lista conta 2 Stanley Cup, 2 medaglie d’oro alle Olimpiadi con la casacca canadese, una medaglia d’oro ai mondiali, due Hart Ross Trophy ed ora il suo primo Conn Smythe Trophy.
  • Matthew Murray: il goalie selezionato come 83esima scelta al Draft del 2012 compie la grandissima impresa di approfittare dell’infortunio dello starter Marc Andre Fleury per realizzare una clamorosa scalata verso la Stanley Cup mettendo a segno 15 vittorie nelle 23 partite disputate da rookie e 6 vittorie su 6 a seguito di una sconfitta con una media di salvataggi pari al 92.3% ed una calma da veterano che mai si era vista in un portiere di soli 22 anni
  • Phil Kessel: è la prima Stanley Cup per Phil The Thrill Kessel, tanto criticato negli anni passati il #81 ex Toronto Maple Leafs si prende una meravigliosa rivincita in quel di Pittsburgh disputando dei playoff a livello straordinario totalizzando 22 punti (10 goal e 12 assist) nelle 24 presenze
  • Carl Hagelin e Nick Bonino: arrivati il primo a stagione in corso da Anaheim ed il secondo a seguito di uno scambio estivo da Vancouver hanno preso per mano la squadra assieme al sopracitato Phil Kessel formando una delle linee più letali di tutta la NHL, per il trio definito “HBK” ben 58 punti in 3 durante questi playoff
  • La difesa: arrivata a questi playoff come il reparto deficitario di Pittsburgh ha risposto alla grande con una disciplina sontuosa ed un sacrificio totale alla protezione del net con statistiche impressionanti riguardo i blocked shots
  • Pascal Dupuis: #doitforDuper è stato uno degli hashtag più usato in ogni social network da parte di ogni tifoso Penguins, alla fine i suoi compagni ce l’hanno fatta ed il #9 con un grande cuore malato costretto a ritirarsi durante l’arco della stagione regolare ha potuto realizzare nuovamente il sogno di poter alzare la Stanley Cup
  • I rookies: meritano una grande citazione i rookies che hanno generato una nuova linfa nelle linee abuliche di Pittsburgh sino al loro arrivo; parlo di Conor Sheary, Bryan Rust e Tom Kuhnhackl, 3 ragazzi terribili che, chi con la velocità, chi con la caparbietà ha permesso alla formazione oro-nera di poter sfruttare a pieno ognuna delle 4 linee offensive
  • Matt Cullen: il 39enne conquista la seconda Stanley Cup in carriera dopo una stagione sontuosa, a far da chioccia ai baldi giovani sopracitati lanciati nella mischia da coach Sullivan, che sia il caso di chiedergli un altro anno da Pinguino?
  • Mike Sullivan: per ultimo ma con un importanza forse ancora più determinante rispetto ad ogni “pillola da Stanley Cup” citata sin’ora arriva il nome di Mike Sullivan; l’Head Coach di Pittsburgh arrivato a metà dicembre con una squadra al totale sbando ha riportato entusiasmo in un gruppo quasi demotivato dall’hockey imposto da Johnston a tratti inguardabile, il 48enne statunitense ha portato con se i 3 gioiellini del farm team AHL dei Wilkes Barre Scranton ed ha pian piano assemblato le linee a suo piacimento facendo rendere ogni singolo elemento al massimo delle proprie capacità, non ultima la stratosferica disposizione tattica da parte della difesa che con la sua pressione altissima ha reso la vita difficile ad ogni team della Lega da quando su questa panchina si è seduto il tosto Mike.

La stagione è finita, i Pittsburgh Penguins sono campioni e per noi di PlayitUsa è davvero tutto, almeno per ora, mancano meno di 2 settimane infatti al Draft 2016 che consegnerà alla NHL ulteriori campioni futuri da ammirare, seguire e tifare!


BUCKLE UP BABY BECAUSE IT’S THE CUP!!

Jeff Zatkoff’s Blog Post Game 5

Ecco le emozioni raccontateci dal nostro goalie Jeff Zatkoff nel suo ormai puntuale ed interessante Blog.

“Le emozioni a Pittsburgh per gara 5 sono state incredibili. Sono abbastanza sicuro che metà della città stava giocando la nostra partita nelle loro teste durante l’arco della giornata lavorativa.

Come ho lasciato casa al mattino c’erano già persone fuori dall’Arena che tenevano i loro posti per guardare la partita sul grande schermo … che sarebbe iniziata fra più di 8 ore!!

E ‘stato detto più volte, ma non posso fare altro che continuare ad elogiare il sostegno che questa città ha fornito alla nostra squadra durante i playoff. Venite a vedere una partita a Pittsburgh e vedrete cosa intendo.
A questo punto, tutti i giornali, tifosi, giocatori ed allenatori hanno analizzato ed esaminato quanto successo in gara 5. A mio avviso tutto questo è totalmente inutile. Questa è la finale della Stanley Cup. Ci sono in competizione per il premio finale due grandissime squadre e sapevamo che sarebbe stata una serie dura, con la possibilità di vittorie a sorpresa. Quindi, piuttosto che sedersi qui e continuare a parlare delle statistiche di una gara conclusa, ho intenzione di passare alla previsione della prossima sfida.

Gara  6 sicuramente sarà un’altra battaglia. Le chiavi del successo restano invariate e sono comprese da tutti nello spogliatoio.

L’ultima partita ci ha lasciato ancora più motivati ad arrivare in California per chiudere la serie. Abbiamo questa possibilità Domenica e nessuno di noi vuole perderla.

Prima di lasciarvi oggi, c’è un sassolino che voglio togliermi dalla scarpa. Sembra come se nessuno della NHL mi stia prendendo sul serio come un blogger. Le mie credenziali di stampa devono ancora essermi date, tant’è che probabilmente anche per gara 6 dovrò accontentarmi di uno sgabuzzino nell’Arena di San Jose e non della tribuna, dove guarderò la partita con un ritardo di almeno 10 secondi, sinceramente non è una bella situazione per un membro della squadra che si sta giocando la Coppa.

Non preoccupatevi però, sono un vero professionista e prometto di non mollare ma di continuare nel mio lavoro!”

Jeff Zatkoff

SAN JONES, IL PORTIERE CHE BLOCCA LA NOSTRA FESTA

Da una parte ci sono 18.387 spettatori nell’arena locale e almeno altrettanti fuori pronti a esultare, dall’altra squadra con le spalle al muro, vincere per sopravvivere, per tornare un’ultima volta nella tana degli squali e chissà, rivedere il ghiaccio di Pittsburgh per gara 7, ecco gara 5 tra Penguins e Sharks, primo elimination game per i padroni di casa.

San Jose @ Pittsburgh gara 5 (1-3)

Le statistiche sono contro le gare vinte per decidere la Stanley Cup, la città di Pittsburgh non vince negli sport americani dal 1960 con una coppa in palio, le 3 coppe dell’hockey sono sempre arrivate in trasferta, a Minnesota con un 8-0, a Chicago con un 6-5 e Detroit nel 2009 con doppietta di Talbot nel 2-1.

cut (2)

Neanche il tempo di sistemare cuore ed emozioni che gli Sharks segnano, 1 minuto e 4 secondi, Brent Burns beffa Schultz e Murray che non copre il suo palo, San Jose che per la prima volta nella serie sono in vantaggio.

Squali che sono indemoniati, neanche 3 minuti di gioco, tiro di Braun e deviazione volante di Logan Couture, 2-0 e arena di casa ammutolita in un incredibile avvio.

Zubrus, uno dei due giocatori insieme a Jones ad aver giocato una finalissima di Stanley Cup, decide di riaprire la gara concedendo un power play ai Penguins. In superiorità numerica dentro tutta l’artiglieria, senza pensarci troppo Kessel mette un disco al centro per Malkin, il russo decide di usare il pattino di Braun come sponda e 2-1!

Non passa molto per l’ennesimo boato, arrivano gli HBK, tira Bonino devia Hagelin, 2-2 dopo appena 5:06 di gioco, qualcosa di assurdo e incredibilmente fantastico, uno spot per la Nhl da far vedere al mondo intero, con la linea di Pittsburgh che arriva ai 56 punti.

Ma non finisce qui con l’emozione, la bolgia della Consol Energy Center guida i Penguins all’assalto di  Martin Jones che risponde alla conclusione di Hagelin e Kessel che non trova il disco a porta quasi vuota, poi altro power play ai danni di Burns e nuova offensiva giallo oro, traversa di Kunitz e doppio palo di Kessel, primi segnali nefasti per i padroni di casa.

Tutto cambia quando mancano 5 minuti e 17 secondi, magia di Logan Couture per Melker Karlsson e Murray battuto per la terza volta in venti minuti, il coronamento di un periodo folle e anche divertentissimo.

cut (1)

Nessuno lo sa ma da quel momento il risultato cambierà solo per il gol di Pavelski a porta vuota, 4 reti di San Jose che non rendono merito alla mole di azioni di Pittsburgh che a fine gara conterà 46 tiri contro i 22 degli ospiti.

Nel mezzo Jones ferma Rust, Crosby e Hornqvist, chiudendo una serata con la delusione di un’intera città pronta a esplodere ma facendo proseguire la favola dei playoff Nhl, si ritorna in California domenica notte e chissà se si chiuderà tutto lì.

PROSSIMI APPUNTAMENTI

Pittsburgh @ San Jose 12 giugno gara 6

Jeff Zatkoff’s Blog post gara 4

Jeff Zatkoff, il nostro terzo portiere, sta scrivendo un blog che pubblica costantemente nel sito ufficiale dei Pittsburgh Penguins; ecco l’ultimo esposto tratto nell’immediato post gara 4 e post vittoria che ci porta ad 1 passo dalla Stanley Cup:

“Credo che tutti i tiri che ho lasciato segnare ad Eric Fehr su di me negli allenamenti abbiano finalmente dato i loro frutti! E ‘stato il momento decisivo per noi, grazie ad un grande passaggio di Carl Hagelin e con soli 2:02 restanti.

San Jose stava davvero spingendo forte, ma quel gol ci ha dato un po’ di respiro, necessario per vincere la partita.

E’ ovviamente stata una grande partita per noi. Sappiamo quanto sono buoni gli squali in casa ed abbiamo voluto venire via dal SAP Center con un divario, non incolmabile, ma importante. Non posso dire abbastanza su quanto bene stiano giocando i ragazzi.

E ‘ovviamente una grande vittoria per noi, ma sappiamo di avere ancora un sacco di lavoro da fare. Sono una grande squadra e vincere l’ultima partita di una serie è sempre la sfida più grande.

Noi non viaggiamo a casa dopo la partita. Abbiamo trascorso la notte a San Jose, in modo da non arrivare a casa alle 05:00 ET. Partendo il giorno dopo ci permette di ottenere un buon riposo notturno e di recuperare poi le ore di fuso orario che ci sono dalla California alla Pennsylvania durante il viaggio.

So che un sacco di ragazzi come farlo in questo modo, soprattutto Matt “QC” Cullen, dal momento che lui è un po ‘più grande. Ha 39 anni!

Noi lo chiamiamo “QC” o “Quirky Cully” perché ha un bel paio di stranezze che ha raccolto nel corso della sua carriera. Egli usa un’impugnatura da tennis sulla parte superiore della stecca. Immagino che questa stranezza spieghi il perché ha un rovescio simile a quello di Roger Federer.

Onestamente, però, Cully è stato notevole per noi in questa stagione. E ‘stato una roccia nella nostra lineup. Costantemente vince grandi faceoff, blocca tiri e segna qualche goal importante.

Vorrei avere 18 anni in questo momento, per fare tesoro di queste stranezze ed usarle poi nella mia carriera…ora invece dovrei giocare fino a 50 anni per metterle in uso e sinceramente non credo accada.

Sarà bello avere un giorno di riposo per ricaricarsi. Abbiamo ancora un sacco di lavoro da fare!

A presto.”

Jeff

Malkin ci porta ad un passo dal Paradiso!!

“Odio perdere più di quanto ami vincere” è una frase tratta dal celebre film, uscito nelle sale cinematografiche nel 2011, “L’arte di vincere”; uno splendido Brad Pitt si immerge nel mondo del Baseball impersonando il General Manager degli Oakland Athletics, Billy Beane, in una storia realmente accaduta di cui non vi anticipo nulla consigliandovene solamente la visione.

Evgeni Malkin sembra essere lo stereotipo di uomo che impersona alla perfezione questa frase; quasi abulico durante gran parte di questa finale, il 29enne di Magnitogorsk si prende il palcoscenico proprio nel momento in cui San Jose avrebbe dovuto approfittare dei primi scricchiolii in casa Penguins a seguito della cocente sconfitta arrivata in gara 3 all’overtime con un goal nato proprio da una defezione difensiva del forte russo con il #71 sulle spalle che si lascia colpevolmente scappare il futuro marcatore Donskoi, che batterà con un tiro tanto preciso quanto beffardo un altrettanto colpevole Matthew Murray, reo confesso nel post partita di essersi abbassato troppo presto alla ricerca della copertura bassa della gabbia salvo poi farsi infilare nell’angolo alto.

Tutto questo rappresenta il passato, il possente centro di Pittsburgh durante le interviste del post gara confessa di non essere troppo frustrato dalle sue prestazioni, che se non segna come vorrebbe non è un problema, poichè il suo apporto a tutto campo aiuta in ogni caso la propria squadra; vero, ma quando hai sulla coscienza un goal sbagliato clamorosamente 4 minuti prima della rete decisiva qualcosa di negativo dovrebbe comunque passarti per l’anticamera del cervello.

Non è il caso di Malkin. Non è il caso di Murray, imbattuto la gara seguente ad ogni sconfitta in questi playoff.

GAME 4: Penguins @ Sharks 3-1 (Pittsburgh lead series 3-1)

Ad aumentare i decibel del SAP Center di San Jose ci pensano subito James Hetfield e Kirk Hammett, frontman e lead guitar dei Metallica, grandissimi fan degli Sharks, che mandano in visibilio il pubblico di casa con una versione musicale eccezionale dell’inno Statunitense.

San Jose spera di iniziare in maniera rock questa gara 4 ma deve fare i conti con la difesa ottimamente piazzata di Pittsburgh che nei primi minuti di gioco respinge gli assalti degli squali con i canonici block ad ogni tiro tentato dalla blu da Burns & co. e muovendosi bene alla balaustra, oltre a tre ottime risposte del goalie Murray su Pavelski, Thornton e Burns; ciò che ne consegue è che al primo rallentamento da parte dei padroni di casa la velocità del team di Sullivan mette immediatamente a dura prova Jones. 

Rust scippa un disco in zona offensiva e serve un cioccolatino all’accorrente Dumoulin il quale però si fa ipnotizzare da Jones che con un pezzo di spalla e una buona dose di fortuna riesce a mantenere la sua porta inviolata alla prima reale opportunità concessa dai suoi compagni ai Penguins; ma la spia rossa nella macchina pilotata dalla panchina da coach DeBoer si accende subito, Malkin si vede arrivare addosso 3 uomini, niente paura, il #71 ha spalle larghe e serve il puck a Phil The Thrill Kessel che senza pensarci troppo lascia partire il più classico dei tiri “da rebound”, Jones respinge anche bene, lateralmente, sfortunatamente per lui la zona destra del ghiaccio viene ignorata da ogni elemento in casacca verde che scelleratamente stavano compiendo un cambio di linea assai rivedibile, Ian Cole (ancora a secco di goal in questi playoffs) colpisce di prima senza lasciare scampo al goalie che deve inchinarsi di fronte alla velocità dei frombolieri di Pittsburgh, primo goal per Cole, primo punto in questa serie per il tanto criticato Malkin.

1-0 dopo soli 7 minuti e 36 secondi di gioco e Penguins che ancora una volta passano in vantaggio; l’ultima partita in cui Pittsburgh andò sotto nel punteggio fu gara 4 delle Conference Final quando Tampa Bay riuscì ad infilare per prima il puck in rete, stiamo parlando di un avvenimento che non accade da 435 minuti e 56 secondi di gioco!

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Festeggiano i Penguins, a passare in vantaggio per primi ancora una volta sono loro

Il primo periodo scorre piacevole, ma senza grandissimi pericoli per entrambi i portieri nonostante le due squadre debbano difendersi in situazioni di inferiorità numerica che però non portano a nulla.

Il secondo periodo invece presenta quasi subito una ghiotta opportunità alla formazione ospite: Melker Karlsson compie un interferenza vistosa su Eric Fehr e permette alla squadra di Sullivan di giocarsi il secondo powerplay di serata; la statistica in questa Finale di Stanley Cup appare impietosa sugli schermi delle televisioni di tutto il mondo, un 0/7 molto negativo per Pittsburgh che non fa nemmeno tempo a scomparire per venire immediatamente smentita, Letang e Kessel si scambiano un paio di volte il disco, il #81 guarda la porta, nota alla sinistra di essa il perfetto posizionamento da “tap in” del compagno Evgeni Malkin, scaglia un tiro che sa di passaggio che il russo devia facendo carambolare il puck alle spalle di un incolpevole Jones.

E’ 2-0 Pittsburgh e la botta si fa sentire.

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Finalmente Geno! Tap in facile facile di fronte la gabbia e 2-0 Pittsburgh su assist delizioso di Kessel; loro due sono stati i trascinatori dei Penguins in questa dura gara 4

Passano pochi secondi ed ancora Kessel serve un assist al bacio per Justin Schultz anch’egli ancora a secco in questi playoff, ma il #4 dei Penguins non è ancora pronto per tale avvenimento e scarica il suo tiro sul palo alla destra di Jones; San Jose sembra un pugile messo all’angolo dal suo avversario, altra ripartenza, questa volta a far male ci prova la quarta linea con Tom Kuhnhackl che si invola verso la porta, sfrutta lo screen di un difensore per scagliare un gran tiro che colpisce nuovamente quello stesso identico cm di porta difeso fortunosamente da Jones, palo, clamoroso, e Sharks che quando l’arbitro sta per battere il decimo colpo di mano al tappeto riescono a levarsi di dosso il nemico, rialzandosi!

Pittsburgh non ammazza la partita e basterebbe poco per riaccendere la fiaccola di speranza per San Jose, ci prova Tierney ma anch’egli è sfortunatissimo, il suo tiro preciso batte Murray ancora una volta baciato dalla fortuna, traversa piena e risultato che rimane sul 2-0 sino al termine del periodo, nonostante un’opportunità di powerplay fallita dal team di DeBoer ed una clamorosa occasione capitata sulla stecca di Logan Couture, dopo una scellerata uscita di zona mancata da Letang (forse per colpa di un ghiaccio assai difficile come quello della California), il cui tiro che sarebbe terminato in rete viene parato con la spalla destra da un sontuoso Murray. 

Si rientra per gli ultimi 20 minuti di gioco con una squadra disposta al totale sacrificio, Pittsburgh, ed una con la bava alla bocca alla ricerca disperata di quel goal che riaprirebbe discorsi mai presi realmente in considerazione dopo aver disputato più della metà dei minuti di gara.

E’ un assedio di San Jose che bombarda sin da subito la gabbia difesa ottimamente da Matt Murray, il quale sembra un veterano per come risponde sempre presente ogni qualvolta venga messo sotto pressione.

Pavelski per ben 2 volte va vicinissimo al goal, ma il #30 dice di no al capitano di San Jose che rimane così ancora una volta a bocca asciutta.

A riaprire il match ci pensa un sciagurato turnover dell’altro capitano di franchigia, Sidney Crosby, parso sottotono in queste ultime due partite, scaglia un disco che avrebbe potuto tranquillamente controllare dalla parte sinistra alla parte destra del ghiaccio, non tenendo conto della pressione altissima da parte dei terzini di San Jose che recuperano tale disco prima che esso esca dalla zona offensiva, Polak e Dillon si prendono una piccola rivincita per quanto combinato in gara 2, scambiano bene il puck prima di scagliarlo verso la porta difesa da Murray, ennesimo block della difesa di Pittsburgh, ma ancora Crosby si dimentica di marcare il proprio uomo, Melker Karlsson che cadendo sul ghiaccio colpisce con tutta la sua forza il puck facendolo terminare alle spalle del goalie dei Penguins che dopo numerosi tentativi deve soccombere, riportando in vita i padroni di casa.

Ci provano gli Sharks, ma questa volta però Pittsburgh non commette alcun errore in zona difensiva ed appena può prova a chiudere la gara; non ci riesce Matt Cullen sul cui tiro Jones compie mezzo miracolo, ci riesce invece Eric Fehr che lanciato ottimamente da Carl Hagelin ha tutto il tempo di mirare e colpire a botta sicura il puck facendolo terminare all’incrocio dei pali e consentendo in questo modo alla sua squadra di poter vincere per la prima volta nella storia la Stanley Cup di fronte al pubblico amico: le altre tre volte infatti sono state conquistate in terra nemica, nel 1991 in Minnesota, nel 1992 a Chicago e nel 2009 a Detroit.

Sidney Crosby ai microfoni subito dopo il termine della gara ricorda come “sia stato importante partire bene; il goal ci ha dato grande fiducia, rilassandoci e giocando come sappiamo fare; l’apporto di Kessel e Malkin è stato straordinario quest’oggi, ci hanno regalato una grande opportunità che cercheremo in ogni modo di coglierla.

Il Consol Energy Center di Pittsburgh è già caldo per giovedì.

La Stanley Cup che quest’oggi era stata mostrata alla gente della California, sarà presente nell’Arena con la possibilità di vederla alzata dal capitano meno amato dalla gente fra i 30 totali della NHL con il #87 sulle spalle di fronte al pubblico di casa che invece lo ama e lo idolatra ogni qualvolta tocchi il disco.

Sarà Pittsburgh contro San Jose ancora una volta, la più importante, la più scottante, la più entusiasmante, la più determinante.


#atelalineaFrancesco


BUCKLE UP BABY BECAUSE IT’S THE CUP!!

SHARKS VITTORIOSI ALL’OVERTIME: SERIE SUL 2-1

“Amo gli adolescenti perchè tutto quello che fanno lo fanno per la prima volta”; Jim Morrison, storico leader dei The Doors, scrisse questa frase almeno una cinquantina d’anni fa, quando sia Pittsburgh Penguins che San Jose Sharks non erano nemmeno nate.

Gara 3 è la prima volta per San Jose, gara 3 è la prima volta per Joonas Donskoi, gara 3 è la prima volta perMatthew Murray: gli Sharks trovano la loro prima vittoria assoluta in una serie finale, e lo fanno conquistando la prima vittoria al fronte di quattro tentativi andati male all’overtime in questi playoff, il 24enne rookie finlandese timbra il suo primo goal assoluto nelle Finals, mentre il 22enne goalie di Pittsburgh sarà criticato da media ed addetti ai lavori nel dopo gara per due reti subite che gridano vendetta.

Questa finale di Stanley Cup 2016 prosegue dunque a regalarci colpi di scena e prime volte anche in quest’ultima sfida, terminata quando i cinguettii degli uccellini e l’alba nel bel paese ci stavano prendendo per mano accompagnandoci al rush finale.

Andiamo a raccontare ciò che i nostri occhi hanno visto nella notte italiana fra sabato e domenica, era quasi un“win or die” per San Jose che sotto 2-0 nella serie non poteva assolutamente sbagliare, solamente una franchigia nella storia della NHL infatti è riuscita a rimontare in finale di Stanley Cup dal risultato di 0-3 portando poi a casa l’ambitissimo trofeo, stiamo parlando di una serie vecchia di 74 anni, disputata fra Detroit Red Wings e Toronto Maple Leafs, con i canadesi artefici del “miracolo”.

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Lo spettacolo messo in atto nel prepartita allo Shark Tank, la tana degli squali ha trascinato San Jose alla vittoria in questa gara 3, meritatamente

GAME 3: Penguins @ Sharks 2-3 OT (Pittsburgh lead series 2-1)

Il Sap Center di San Jose, pieno in ogni ordine di posto, regala uno spettacolo da brividi come intro ad una gara che di brividi ne regalerà parecchi; le luci accecanti dell’Arena accompagnano l’ingresso sul ghiaccio delle due squadre che solo in un elemento non sono le stesse di quelle viste in gara 2: Tomas Hertl infatti non sarà della partita a causa di una lower body injury, al suo posto in prima linea viene spostato William Karlsson ed in quarta viene ributtato nella mischia Dainius Zubrus dopo l’esclusione nell’ultima partita.

E’ un duro colpo per San Jose, proprio Hertl infatti nelle prime due sfide della serie è risultato essere uno dei migliori della formazione allenata da coach DeBoer.

L’inizio non è dei migliori per i padroni di casa che dovrebbero spingere sin da subito nell’acceleratore, ma ilforecheck di Pittsburgh si fa sentire e mette in crisi la difesa Sharks che prima resiste in inferiorità numerica (high sticking di Ward su Sheary) poi però alla prima vera occasione (dopo 5:29 di gioco) soccombe: pasticcio di Martin Jones che non riesce a stoppare un disco innocuo dietro la gabbia consentendo la giocata prima a Matt Cullen, il cui tiro però non impensierisce più di tanto il goalie e poi ad Eric Fehr che da ottima posizione spedisce il disco a lato, Dillon spazza l’insidioso puck proprio nella posizione conquistata da Ben Lovejoy che non ci pensa due volte, scaglia un tiro che senza dubbio finirebbe fuori dallo specchio della porta, ma la gamba sinistra di Roman Polak devia il disco che si infila beffardamente alle spalle di un colpevole Jones.

1-0 Penguins ed Arena ammutolita.

Passano appena quattro minuti nei quali Pittsburgh sembra padrona del ghiaccio e Justin Braun, servito da Thornton dopo un bel lavoro alla balaustra di Karlsson, scaglia dalla blu un tiro sul quale Murray coperto dal compagno di squadra Letang non vede partire ne tanto meno arrivare, goalie immobile e risultato che torna in parità alla prima reale occasione da goal per San Jose. E’ il secondo goal consecutivo per il difensore di San Jose, secondo totale in questa post season.

Da quell’istante si genera il momentum a favore degli Sharks che iniziano a pressare altissimo, bombardare di hit ogni avversario (Letang e Crosby i maggiori candidati) ed a generare occasioni da goal; tutta questa pressione però rischia di ritorcersi contro quando Paul Martin sbaglia clamorosamente un tempo di gioco lasciando un’autostrada sul suo lato del ghiaccio a Phil Kessel, il quale però si fa ipnotizzare da Martin Jones che si riscatta alla grande dopo un’inizio piuttosto titubante.

Si va al primo riposo sul risultato di parità, giusto per ciò che si è visto sul ghiaccio nei primi 20 minuti.

Alla ripresa invece ciò che vedremo ha dell’incredibile, per tutto il secondo periodo infatti San Jose bombarda Murray, andando vicinissima al goal prima con Brent Burns (assist meraviglioso di Karlsson) il cui tiro però viene stoppato alla grande dal goalie di Pittsburgh, poi con Joel Ward lanciato in un due contro uno da un’servizio ottimo di Tierney, poi con Logan Couture la cui conclusione termina sul palo interno alla sinistra di Murray ed uscire fortunosamente dalla zona rischio dopo un rimbalzo sul pattino di Fehr ed infine ancora una volta con Burns in situazione di powerplay trovando sempre pronto però il goalie Murray a dire di no.

Ecco così che oltre al danno, a 53 secondi dal termine di un tempo pressochè dominato (un paio di occasioni sono arrivate anche per Pittsburgh con Kunitz ed Hornqvist stoppati entrambi da un ottimo Jones), arriva la beffa: Lovejoy scaglia un tiro dalla blu, Patric Hornqvist, posizionato come sempre di fronte alla gabbia, lo devia di quel tanto che basta per farlo finire alle spalle di Jones, incolpevole stavolta e nuovamente battuto, riportando così avanti a sorpresa Pittsburgh.

E’ l’ultima emozione del secondo periodo? Assolutamente no, ad un decimo di secondo dal suono della sirena Joonas Donskoi da posizione favorevolissima sparacchia malamente il puck sulla balaustra a Murray battuto; in tutta la gara i tiratori di San Jose cercano di colpire l’angolo alto a sinistra del goalie di Pittsburgh, spesso coperto “malino” dal 22enne rookie statunitense, sbagliando troppe volte la mira. Tutto rimandato dunque nel terzo periodo.

Pittsburgh quando chiude in vantaggio dopo 2 tempi è 49-0-1 in tutto l’arco della stagione con l’unica sconfitta arrivata all’overtime di gara 5 delle Finali di Conference.

Nei primi minuti sembra tenere a bada le avanzate degli squali, ecco però che si genera il momentum che indirizza la gara verso San Jose: Nick Bonino colpisce al volto con la stecca Joe Thornton, 4 minuti di penalità ed artiglieria pesante Sharks sul ghiaccio alla ricerca disperata del goal del pareggio.

Sono 3 minuti e 50 di bombardamenti, murati splendidamente dalla difesa Penguins (che chiuderà con ben 38blocked shots) che si concede però il lusso di tentare la sfuriata offensiva nonostante l’uomo in meno: è un errore che viene pagato a caro prezzo, Letang infatti non controlla il puck in attacco e consente la ripartenza in 3 contro 2 a San Jose con Joel Ward che appena entra nel terzo offensivo tenta, senza grandi speranze, la botta dalla distanza, errore clamoroso di Murray che manca l’intervento apparentemente molto semplice con il guantone e permette al puck di infilarsi alle proprie spalle con la gara che ritorna in parità ad 1 secondo dal termine della penalità inflitta a Bonino; incredibile come si sia generata questa occasione dopo che tutti gli elementi sul ghiaccio schierati in penalty kill da coach Sullivan avevano sacrificato anima e corpo alla difesa del vantaggio, talvolta però la mentalità offensiva di Pittsburgh è un’arma a doppio taglio e questo è il più classico dei rovesci della medaglia.

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Matt Murray raccoglie desolato il puck finito clamorosamente alle sue spalle da un innocuo tiro dalla blu scagliato “ad occhi chiusi” da Joel Ward: primo vero erroraccio del goalie di Pittsburgh in questi playoff che si ripeterà in occasione del goal vittoria per San Jose…una serata da dimenticare in fretta per il 22enne

Paradossalmente il goal che dovrebbe rigenerare San Jose e stendere l’umore di Pittsburgh riporta invece a galla i patemi degli Sharks visti nelle prime due gare di questa serie.

I Penguins imbrigliano San Jose con la loro velocità e rischiano di vincere la gara a pochi secondi dal termine dei tempi regolamentari con un tiro di Kris Letang parato con il gambale da un monumentale Martin Jones che rimanda così il verdetto per la seconda volta consecutiva ai tempi supplementari.

Come spesso accade con Pittsburgh l’overtime non può durare molto, l’hockey veloce imposto da Sullivan genera opportunità e troppe volte concede agli avversari occasioni ghiotte, la prima arriva dopo meno di un minuto dalla stecca di Burns che con una botta dalla blu scalda i gambali di Murray, abile a dire di no anche ai successivi tentativi sul rebound di Thornton e Couture.

Passano 5 minuti apparentemente tranquilli ed ecco che Letang colpisce da lontano, Jones salva ma non potrebbe nulla sul tap in volante di Nick Bonino che per questione di centimetri non entra in porta lasciando vivi i sogni di San Jose.

E’ un overtime bellissimo, altro capovolgimento di fronte ed il disco della vittoria è sulla stecca di Jumbo Joe Thornton ma ancora una volta Murray stoppa il barbuto attaccante alla ricerca disperata del primo goal in queste Finals.

Passano 30 secondi ed una carica di Kunitz alla balustra costringe all’errore Vlasic, il disco arriva incredibilmente a due passi da Jones, per il miglior Evgeni Malkin sarebbe un gioco da ragazzi infilarlo in rete, per questo Malkin non è una novità invece mancare il pieno impatto col disco facendolo finire clamorosamente fuori dallo specchio della porta; è la più classica delle sliding doors, passano solo 4 minuti e Joonas Donskoi (dopo un lavoro fondamentale in forecheck di Karlsson, vero fattore in questa gara 3) batte con un tiro carico di furbizia e tecnica sul suo palo un Matt Murray ancora una volta colpevole, è finita, gli Sharks sono vivi e possono tirare un gran sospiro di sollievo dopo essersi goduti l’esplosione di tutta l’Arena carica di gioia per la prima vittoria in una serie finale.

Lunedì andrà in scena il quarto episodio di questa combattutissima sfida che potrebbe riportare il discorso in parità oppure lanciare Pittsburgh sul 3-1; per quanto visto quest’oggi possiamo dire che la vittoria degli Sharks è stata meritatissima, non lasci fraintendere il numero dei tiri in porta che racconta di un 42 a 26 a favore dei Penguins, San Jose ha creato tantissimo venendo stoppata come detto in precedenza per ben 38 volte dalla difesa di Pittsburgh prima che il puck potesse generare opportunità verso la gabbia di Murray.

Altro fattore della serata è stata sicuramente la marcatura quasi “a uomo” di Marc Eduard Vlasic su capitan Sidney Crosby, visto per la prima volta frustrato e assolutamente inoffensivo ogni qualvolta disponeva del puck; poche, anzi pochissime le occasioni create infatti dalla prima linea di Pittsburgh che comunque ha trovato la via del goal con Hornqvist ma non ha per nulla convinto durante l’arco dei 72 minuti; invano anche il tentativo di Sullivan di portare Malkin in linea con Crosby, troppo lontano dai giorni migliori il russo che si è fatto notare in positivo solamente per aver conquistato il 60% dei faceoff disputati, statistica nella quale troppe volte chiude le gare in negativo.

Joe Thornton al termine della gara racconta come possa essere stato “fondamentale l’apporto della gente, abbiamo sentito la loro fiducia verso di noi e finalmente siamo riusciti a tornare gli Sharks dei primi 3 turni playoff dimostrando di potercela giocare contro chiunque!“.

Basterà per riportare in parità la serie?


BUCKLE UP BABY BECAUSE IT’S THE CUP!!

KESSEL E SHEARY SPAZZANO VIA GLI SQUALI: SI VA A SAN JOSE SUL 2-0!!

La seconda gara per la Stanley Cup può indirizzare la serie, con Pittsburgh avanti 1-0 in caso di vittoria Sharks l’inerzia sarebbe tutta verso la California, con il 2-0 invece la scalata degli Squali sarebbe complicata mentre per i Pinguini si aprirebbe un primo grande solco fatto di color argento, con la coppa più bella del mondo verso la Pennsylvania. Ma tra le contendenti può essere un fattore chi in rosa ha un Orso col numero 81 e un “signor nessuno fino ad oggi” col 43, entrambi faranno esplodere l’arena.

Andiamo con ordine però.

San Jose @ Pittsburgh (0-1)

Rust c’è e questa è la prima bella notizia per i padroni di casa, gli Sharks affrontano la marea oro della Consol Energy Center con Thornton, Pavelski e Hertl, linea che fino ad ora ha prodotto 51 punti.

I Penguins rispondono con Crosby, Hornqvist e Sheary ma sul ghiaccio ripropongono anche la linea “Spezza Cuori”, la HBK che ruba al wrestling WWE il nome e vede Hagelin, Bonino e Kessel pronti a sfidare la top line degli Sharks come produzione offensiva.

Il dubbio negli ospiti riguarda Justin Braun, all’euforia per la prima finalissima da giocare si aggiunge il dolore per la perdita del suocero, Tom Lysiak, morto dopo malattia ed ex giocatore di Flames e Blackhawks, col difensore degli Sharks che si presenta regolarmente in campo e si farà notare.

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Crosby è nella maturazione totale, leader, assist man e come visto in gara 1 anche in versione coach, quando spiega sulla lavagnetta le posizioni da far intraprendere ai compagni.

Pronti, via, ma ritmi più bassi rispetto a gara 1, cosa più congeniale a San Jose, la prima conclusione è di Ward dopo un minuto e 50 secondi ma Murray fa buona guardia.

Pittsburgh pare ingabbiata e deve sottostare al livello imposto da San Jose, quando però accelera fa molto male, specie conEvgeni Malkin fresco papà di Nikita e desideroso di far gol.

Il più vicino alla rete è Chris Kunitz ma la traversa dice no dopo gli spaventi alla porta di Jones causati da Sheary, Crosby e dal Genio di Magnitogorsk.

La prima penalità è causata dall’ex Paul Martin e da uno sciagurato disco fuori ghiaccio con conseguente ritardo nel gioco a 7 minuti dalla fine, il power play però non consegna reti.

Pittsburgh nonostante i ritmi bassi continua la sua statistica al tiro, arrivando a toccare un +113 conclusioni in tutta la post season rispetto al totale dei tiri subiti nei playoff, con San Jose che chiude nonostante tutto meglio il primo periodo con il tabellino marcatori vuoto per entrambe.

Thornton e Marleau hanno atteso tantissimo la prima Stanley Cup, 1.367 gare per Joe, 1.411 per Patrick e l’ansia e la paura per essere davanti all’unica occasione della carriera può bloccare le due superstar.

Iniziato il secondo periodo i primi pericoli arrivano dalla quarta linea dei Pens con Cullen e Kuhnhackl ma con un ribaltone di fronte ecco che Hertl recupera il disco a Bonino e in scivolata prova a piazzare il disco dove Murray non copre, palo e spavento locale.

San Jose prova ancora ad abbassare il ritmo, controlla il disco con i difensori Polak e Dillon, pasticcio clamoroso dei due contro la HBK, Hagelin recupera il puck, Bonino tira superando Jones ma la stecca che deposita il rete è diPhil “Ciccio” Kessel, vantaggio, boato e grandissima soddisfazione per il numero 81 dei Penguins, all’ennesima rivincita contro i suoi molteplici detrattori che ora stanno in silenzio.

Per la linea HBK è il punto numero 50, qualcosa di devastante.

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Dopo il gol fallo di frustrazione per Paul Martin, ancora power play ma la penalty killing degli Sharks funziona in maniera ottima nonostante l’assedio.

Pittsburgh quando crea fa male ma non riesce a chiudere la partita, Hagelin colpisce la traversa mentre gli Sharks sbattono spesso su Nick Bonino, col giocatore che sicuramente avrà tanti lividi ma anche un gran cuore.

Il pressing disperato che San Jose inizia nel terzo periodo va a sbattere con le invenzioni di Pittsburgh, Crosby e Malkin provano a inventare qualcosa ma Jones si salva, come si salva Murray con la traversa di Tierney.

Crosby continua ad essere un fattore sul ghiaccio, lo contiene bene solo la prima linea Sharks ma per il resto è sofferenza, lo spavento per gli ospiti è poi su un tiro di Letang che improvvisamente vede il puck rimbalzare e finire vicinissimo alla gabbia di Jones.

Tutto pare indirizzato verso la vittoria con scarto minimo, invece dal nulla il disco arriva a Logan Couture, grande invenzione per Braun che tira e rivede il puck dentro la gabbia di Murray, 1-1 e giustissima soddisfazione per chi combatte col dolore nel cuore, il gol di Justin Braun annienta l’arena locale e di botto fa capire che gli Squali non sono in gita a Pittsburgh.

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E’ overtime e Crosby sicuramente sta prendendo gusto con i grandi discorso da capitano, al rientro sul ghiaccio l’87 vince un ingaggio, serve per Letang che vede il movimento di Conor Sheary, uno dei giovanotti terribili della “Banda Sullivan”, controllo del disco e gol, di botto ecco il boato, il 2-1 finale e il 2-0 nella serie, game, set e match direbbero nel tennis.

Pittsburgh prosegue con la nona vittoria in casa nei playoff, è la terza volta che succede alla franchigia di Lemieux e in due occasioni sono arrivate altrettante Stanley Cup.

Inoltre era dal 2006 che una squadra della Eastern non vinceva la prima gara di Stanley Cup, statistica “causata” dai trionfi a ovest di Detroit, Chicago e Los Angeles.

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Sidney Crosby chiude la gara con l’ingaggio vinto che regala il gol ma non è solo entrare nel tabellino assist per lui, leader anche nel recuperare dischi in difesa e fare quel gioco sporco che solo con Mike Sullivan si è visto fare al capitano dei Penguins e questa vale come lode al coach di Pittsburgh ingaggiato a dicembre.

Se Kessel è “L’Essenziale” con un goleador che non si nasconde nei playoff e anzi pare avere sempre fame il discorso contrario può esser fatto per Marleau e Thornton, ma anche per Pavelski, se i tre non danno la carica al Sap Center di San Jose la scalata verso la coppa sarà irrimediabilmente compromessa.

Prossimi appuntamenti:

Pittsburgh @ San Jose gara 3 4 giugno

Pittsburgh @ San Jose gara 4 6 giugno

BECAUSE IT’S THE CUP!!