La marcia dei Pinguini

“Considero più valoroso colui che sopraffà i propri desideri che non colui che conquista i propri nemici; perché la vittoria più dura è contro se stessi.”

Con una citazione di Aristotele, che con Platone e Socrate è considerato uno dei padri del pensiero filosofico occidentale, apriamo la nostra ampia pagina dedicata alla straordinaria impresa compiuta dai Pittsburgh Penguins, capaci di conquistare per due stagioni consecutive il titolo di campioni NHL, cosa mai riuscita a nessuna franchigia nella recente “era del Salary Cap”.

L’ultima formazione a vincere due Stanley Cup una dopo l’altra furono i Detroit Red Wings, che, guidati da Coach Scotty Bowman e capitanati da Steve Yzerman, fra il 1997 ed il 1998 si sbarazzarono agevolmente (sweep) in finale di Philadelphia Flyers e Washington Capitals, perdendo inoltre solamente 10 partite (su 42!) durante le cavalcate in quelle due post season strabilianti.

Foto di gruppo con le due Stanley Cup conquistate consecutivamente dai Detroit Red Wings nel 1997 e nel 1998 “sweeppando” in finale Flyers e Capitals

Quella squadra, composta da giocatori del calibro di Yzerman, Shanahan, Fedorov, Kozlov, Holmstrom, Lidstrom, Lapointe ed il forte goalie Osgood, era nettamente superiore a qualsiasi altra franchigia NHL ed il back to back era ampiamente alla loro portata; una formazione che nella “hockeytown” centrò successivamente un’altra Stanley Cup nel 2002 annichilendo i Carolina Hurricanes in finale con un perentorio 4-1.

Alla portata erano anche le possibilità di doppietta per i Pittsburgh Penguins che, ammettiamolo, hanno in rosa i due migliori centri in assoluto della NHL, ossia capitan Sidney Crosby ed il russo Evgeni Malkin, un cecchino infallibile come Phil Kessel, un difensore di livello mondiale come Kris Letang ed una coppia di portieri che di fatto è stata l’arma in più della franchigia oro-nera, Marc Andre Fleury e Matt Murray, che si sono rivelati decisivi durante gli ultimi playoff.

Il General Manager di Pittsburgh Jim Rutherford e l’Head Coach Mike Sullivan alla parata svoltasi in città dopo la conquista nella passata stagione della quarta Stanley Cup dissero ai microfoni, di fronte a 400.000 persone in festa, “proveremo ad essere di nuovo qui l’anno prossimo, statene certi, ci proveremo”, bene, mercoledì si è svolta la seconda parata consecutiva in città, questa volta di fronte a circa 650.000 tifosi.


La Regular Season, l’esplosione di Guentzel, i continui infortuni ed il Maurice “Rocket” Richard Trophy conquistato dal Capitano

Ma andiamo con ordine, partendo proprio dall’estate del 2016: migliorarsi dopo aver accarezzato la gloria, non sedersi sugli allori e trovare nuovamente stimoli per ripetere ciò che si è appena conquistato, queste erano senza dubbio le situazioni più difficili da combattere per Coach Mike Sullivan ed i suoi ragazzi; se è vero che non si è mai stufi di vincere è altrettanto vero che in alcuni momenti della stagione la fame di qualche altra formazione possa risultare maggiore rispetto alla tua, specialmente se hai vinto qualcosa di importante poco tempo fa.

Justin Schultz svolgerà numerosi allenamenti con Sergei Gonchar per migliorare il suo rendimento in zona offensiva, coach Sullivan infatti pretende dal difensore un aiuto dalla blue line per migliorare il powerplay della sua squadra

Dal roster che conquistò la Stanley Cup battendo i San Jose Sharks in 6 gare a giugno, ai nastri di partenza ad ottobre mancano solamente 2 giocatori, Ben Lovejoy e Beau Bennett finiti entrambi a New Jersey, mentre il contratto in scadenza di Justin Schultz viene rinnovato brillantemente dal GM Rutherford per una stagione ad un solo milione di dollari d’ingaggio, un piccolo capolavoro, diciamolo.

Inoltre, dopo i numerosi pensieri riguardanti ad un possibile ritiro, il veterano Matt Cullen firma per un’altra stagione (ufficialmente l’ultima?) rendendo disponibile tutta la sua esperienza alla ricerca di conquistare la terza Stanley Cup della sua carriera.

L’inizio di stagione non promette benissimo, a capitan Sidney Crosby, di rientro dalla World Cup of Hockey conquistata con il suo Canada, viene diagnosticata l’ennesima concussion della sua carriera ed il suo rientro nel ghiaccio ritarda; dopo sei gare di assenza però fortunatamente i sintomi da commozione cerebrale scompaiono ed il #87 viene definito abile al rientro in gioco. L’esordio stagionale sarà bagnato da un goal contro i Florida Panthers in una gara che Pittsburgh vincerà 3-2.

Sono dei Penguins pimpanti e sicuri dei propri mezzi quelli di inizio stagione che nonostante qualche sciocchezza di troppo del reparto difensivo si mantengono stabilmente nelle prime tre piazze della Metropolitan Division, guidata a sorpresa dai Columbus Blue Jackets di John Tortorella.

Dicembre risulterà il mese migliore della Regular Season, nello stesso mese infatti arriveranno le roboanti vittorie per 6-2 contro Dallas, 5-3 contro Detroit, 8-5 contro Ottawa, 5-1 contro Florida, 7-0 contro Arizona e 7-1 contro i Rangers facendo diventare i Penguins la formazione che realizza più goal dell’intera lega.

Nonostante la streak di vittorie però in NHL e soprattutto nella medesima Division di Pittsburgh c’è chi sta facendo clamorosamente meglio, i Blue Jackets piazzano 17 vittorie consecutive e volano sorprendentemente in vetta dell’intera NHL, dimostrando di non essere una meteora ed umiliando fra le mura amiche i Penguins con un nettissimo 7-1 il 22 dicembre.

Fra gennaio e febbraio nella Metropolitan Division si assiste alla rinascita dei Washington Capitals ed al crollo dei New York Rangers, partiti anch’essi a razzo come Columbus (che crollerà successivamente), mentre Pittsburgh, alle prese con la costante situazione nera riguardante gli infortuni si mantiene, nonostante tutto, stabilmente ai vertici della classifica trascinata dalla vena realizzativa di Conor Sheary, piazzato in pianta stabile al fianco di Sidney Crosby nella prima linea d’attacco.

Ron Hainsey affronta Crosby con la casacca degli Hurricanes; per il 36enne statunitense la grande occasione di una vita, dopo 907 gare in NHL finalmente potrà disputare la post season

Alla Trade Deadline per combattere tale sfortuna vengono acquistati due difensori veterani: Ron Hainsey da Carolina e Mark Streit da Philadelphia; durante la Regular Season infatti, solamente Phil Kessel disputa tutte le gare, mentre Ian Cole e Justin Schultz saranno i giocatori più impiegati nella zona arretrata, il primo con 81 presenze, il secondo con 78.

La situazione infortuni peggiora quando prima Sheary, poi Daley e Letang sono costretti a saltare numerose partite, infine anche Malkin sarà costretto a saltare il termine della stagione regolare per motivi fisici, ma a quel punto la qualificazione per la post season era già avvenuta.

Per Kris Letang purtroppo l’operazione chirurgica risulterà necessaria e come un fulmine a ciel sereno dalle speranze di rientro in ottica playoff ecco che il miglior difensore nel roster di Pittsburgh è costretto a gettare la spugna arrendendosi all’ernia cervicale che lo teneva fuori da un paio di mesi rimandando il ritorno sul ghiaccio all’inizio della prossima stagione.

E’ un boccone amaro da masticare per i Penguins, specialmente per chi sperava di poter ripetere la cavalcata effettuata la passata stagione quando proprio Letang fu uno dei maggiori protagonisti, realizzando inoltre il game winning goal nella gara decisiva contro i San Jose Sharks.

Jake Guentzel si merita un posto in line up, per il giovane talento saranno 33 i punti totali a fine stagione in sole 40 presenze

Se la mancanza di Letang pesa, ecco che l’assenza di Sheary permette l’ascesa di un’interessantissimo rookie richiamato dal farm team di AHL, i Wilkes Barre Scranton Penguins, il suo nome è Jake Guentzel e dopo aver esordito nel mese di novembre in maniera memorabile contro i New York Rangers (2 goal nei primi 2 tiri fatti!) diventa membro fisso della line up dei Penguins, prima come ala destra di Malkin, poi come ala destra di Crosby in una linea formata da Sid, Guentzel e Rust (successivamente rimpiazzato da Sheary quando lo stesso Rust subisce un infortunio) denominata Sid & The Kids.

Proprio Capitan Sidney Crosby si esalta in mezzo ai giovani, il #87 chiude la stagione con 44 reti e 45 assist in 75 partite, conquistando il Maurice “Rocket” Richard Trophy quale miglior marcatore dell’intera lega di fronte a Nikita Kucherov dei Tampa Bay Lightning ed all’astro nascente dei Toronto Maple Leafs Auston Matthews che si fermano entrambi a quota 40 centri.

Justin Schultz con 51 punti conditi da 12 goal e da 39 assist si prende di fatto le luci del palcoscenico nel reparto arretrato, gli allenamenti con Sergei Gonchar durante la stagione sono serviti a migliorarne di gran lunga i movimenti in attacco e la gestione del puck, fondamentali per un difensore se vuole rendersi utile alla manovra della propria squadra.

Si giunge così a fine stagione con numerosi punti di domanda, se è vero che Pittsburgh nonostante tutto è riuscita a terminare la Regular Season in seconda posizione delle Metropolitan Division assicurandosi l’importante vantaggio di poter disputare quanto meno il primo turno playoff con il fattore campo a proprio favore, l’assenza di un giocatore chiave come Kris Letang potrebbe pesare davvero troppo nella bilancia dei favoriti alla conquista della Stanley Cup, se si pensa inoltre al fatto che la favorita Washington alla Trade Deadline ha aggiunto alla propria blue line un altro tassello di grande importanza come Kevin Shattenkirk, arrivato da St. Louis.


Primo turno: caro Tortorella, una rondine non fa primavera

Jake Guentzel è uno dei protagonisti assoluti del primo turno per i Pittsburgh Penguins; per il rookie 22enne 5 goal ed 1 assist nei 5 incontri disputati

Il 12 aprile si inizia a fare sul serio, la post season apre i battenti e per i Pittsburgh Penguins l’ardua prova chiamata Columbus Blue Jackets.

La formazione allenata da coach John Tortorella ha disputato una stagione regolare coi fiocchi, terminando terza in Metropolitan Division, quarta squadra dell’intera NHL con 108 punti totalizzati; in gabbia si presenta il candidato al Vezina Trophy Sergei Bobrovsky, semplicemente straordinario in Regular Season dove chiude al primo posto nelle statistiche riservate alla sua categoria sia per media goal subiti (2,06) che per media parate (.931%).

La difesa è il punto forte del team dell’Ohio, con 193 reti subite risultano la seconda miglior squadra della lega dietro solamente ai Washington Capitals.

Gara 1 comincia con l’ennesimo infortunio in casa Pens, Matt Murray infatti esce claudicante dopo il riscaldamento prepartita ed è costretto a lasciare il posto a Marc Andre Fleury, il cui backup sarà il giovane Tristan Jarry.

Tutta l’esperienza del 32enne canadese viene fuori durante una gara disputata ottimamente dagli ospiti, che hanno le sole colpe di imbattersi in una di quelle giornate versione “muro” da parte di Fleury specialmente in un primo periodo nel quale i Jackets tirano per 16 volte (contro le sole 3 dei Penguins) verso la sua porta.

Nel secondo periodo Rust, Kessel in powerplay e Bonino portano avanti dei rigenerati Penguins per 3-0 prima di assistere nuovamente al Fleury show nel terzo periodo che concede gloria solamente a Calvert che realizza il 3-1 finale.

Passano solamente 48 ore e le due squadre sono di nuovo una fronte all’altra.

Gara 2 concede una seconda standing ovation del pubblico di casa a Marc Andre Fleury, il goalie di Pittsburgh chiude la serranda con 39 parate su 40 tiri diretti verso la sua porta da Columbus che paga a caro prezzo la vulnerabilità in gabbia del proprio portiere: del Bobrovsky ammirato in Regular Season infatti non si vede traccia, nel primo goal siglato da Crosby e nel terzo da Malkin il russo compie delle sciocchezze che costano il match e portano la serie sul 2-0 per i Penguins.

La speranza per il team di Tortorella è che la serie possa ribaltarsi quando i pattini scenderanno sul ghiaccio dell’Ohio, ma dopo una partenza con il piede pigiato sull’acceleratore ed i primi scricchiolii fatti registrare dalla difesa incerottata dei Penguins ecco che Columbus deve fare i conti con la vena realizzativa del rookie Jake Guentzel che con una tripletta permette a Pittsburgh di portare a casa una gara iniziata malissimo all’overtime spegnendo l’entusiasmo del pubblico di casa.

Da segnalare la parata assurda di Fleury con il caschetto su Dubinsky poco prima del game winning goal realizzato dal rookie dei Penguins.

Coach Tortorella chiede ai suoi un grande sforzo, lo sweep è da evitare, solo 3 punti hanno diviso le due squadre durante la stagione regolare, non si può uscire senza vincere nemmeno una partita ai playoff.

I ragazzi ricevono la chiamata e rispondono con una prestazione gagliarda in gara 4 che alla fine dei conti risulterà l’unica vittoria per Columbus in questa post season.

Marc Andre Fleury in una delle 49 parate che compierà in gara 5; il veterano goalie di Pittsburgh ha risposto presente alla chiamata dopo l’infortunio subito da Murray nel warm up di gara 1

Gara 5 infatti vedrà i padroni di casa strapazzare i Blue Jackets per 5-2 con protagonisti Bryan Rust autore di una doppietta ed un sontuoso Marc Andre Fleury che si diverte a parare “anche i sassi” e chiude la gara con 49 parate fra gli applausi di tutto il pubblico di casa che gli tributa la meritata standing ovation; mai come in questo momento la decisione di Rutherford di non cedere Fleury affrontando il problema “expansion Draft” a fine stagione sta dando i suoi frutti in casa Penguins.


Secondo turno: caro Ovechkin, nemmeno questo sarà il tuo anno

Strepitoso Fleury, in ogni gara vinta da Pittsburgh il goalie è stato uno dei migliori sul ghiaccio, senza di lui probabilmente staremmo parlando di una storia diversa…

Dopo aver battuto la quarta forza dell’intera Lega, Pittsburgh al secondo turno si trova di fronte all’ostacolo più duro, i Washington Capitals di Alexander Ovechkin, vincitori del Presidents’ Trophy per il secondo anno consecutivo, squadra spaziale con un solo difetto: psicologicamente soffrono troppo la pressione nei momenti decisivi e come vedremo patiranno lo stesso problema anche quest’anno.

“The Great Eight” mai come in questa stagione ha la possibilità di mettere le mani sulla Stanley Cup, trofeo che si meriterebbe per quanto abbia fatto vedere sul ghiaccio ma che sino a questo momento non ha mai nemmeno sfiorato (Washington infatti non centra una finale Stanley Cup dal lontano 1998, anno della doppietta Red Wings).

Il fattore campo è a favore dei Capitals così come la scorsa stagione quando vinsero gara 1 all’overtime, questa volta non andrà così bene; Sidney Crosby realizza nel primo minuto del secondo periodo una splendida doppietta, Washington pareggia la gara con un goal per tempo, Ovechkin prima e Kuznetsov poi che festeggia mimando il volo di un’aquila caricando ancor di più il pubblico di casa, ma a spegnere gli entusiasmi ci pensa l’eroe di gara 6 2015/16 Nick Bonino che, sfruttando un posizionamento discutibile della coppia difensiva formata da Orpik e da Shattenkirk, batte Holtby per il goal del 3-2. I Capitals si buttano in attacco e ci vuole il miglior Fleury mai visto da anni a questa parte a dire di no in un’occasione interminabile nella quale compie almeno tre parate miracolose; grazie a lui Pittsburgh annulla immediatamente il vantaggio del fattore campo facendo uscire sin da subito i soliti fantasmi dagli armadietti dei Washington Capitals.

Gara 2 è fondamentale per la formazione di Barry Trotz, impensabile sperare di vincere una serie se ti ritrovi sotto 0-2 dopo aver disputato 2 gare casalinghe; indovinate un po’ che succede? Succede che l’assedio di Washington nel primo periodo trova pronto Fleury, concentrato ed aggressivo al punto giusto, toglie sicurezze ad Ovechkin & Co. che nel secondo periodo crollano. Il quarantenne Matt Cullen prende in giro Shattenkirk in velocità ed in shorthanded buca il five hole di Holtby, anch’egli lontano parente di quello visto in Regular Season; Niskanen pareggia immediatamente ma il Crosby di questi ultimi tempi è forse il più forte mai visto e con un gioco di prestigio si fa beffe della difesa Capitals servendo a Kessel un cioccolatino per il goal del 2-1. A seguire Guentzel in contropiede porta il risultato sul 3-1; il terzo periodo vede Holtby pullato e Grubauer a difendere i pali della porta di Washington, colpita ancora da Kessel, Malkin ed infine Guentzel per un 6-2 che porta Ovechkin & Co. sul baratro.

La serie si sposta a Pittsburgh ed ecco che dopo pochi minuti il miglior giocatore al mondo viene colpito duramente alla testa dalla coppia Ovechkin-Niskanen, i tifosi dei Penguins insorgono ed invocano alla premeditazione, Trotz se ne esce ai microfoni dichiarando che era semplicemente una “hockey play”, ciò che ne consegue è l’uscita dal ghiaccio per l’intera partita di Crosby ed una gara dominata da Washington che con i goal di Backstrom in powerplay e di Kuznetsov vola sul 2-0 salvo farsi raggiungere negli ultimi due minuti di gara dalla voglia di Pittsburgh di riscatto, Malkin e Schultz portano la gara all’overtime ma il peggiore della serie sino a questo punto, Shattenkirk, in powerplay scaglia un tiro su cui Fleury nulla può riaprendo di fatto la contesa.

A questo punto per i Penguins la situazione diventa difficile, se già dovevano fare a meno del loro miglior difensore durante questi playoff la triste notizia che il proprio capitano potrebbe aver subito l’ennesima commozione cerebrale della sua carriera li mette di fatto spalle al muro, di fronte al nemico più temuto, i Washington Capitals.

Ma contro Washington Pittsburgh sembra avere un conto in sospeso, una supremazia mentale che viene fuori in gara 4, gara in cui Mike Sullivan è costretto a mischiare, ribaltare, sistemare in continuazione le linee offensive orfane del giocatore più forte al mondo, ciò che ne consegue è una gara tutta cuore dei Penguins trascinati manco a dirlo dalle parate di Marc Andre Fleury, il compagno di sempre di Crosby, e dal goal decisivo di Justin Schultz che in powerplay sostituisce alla grande l’assenza di uno come Letang.

A questo punto i Capitals cambiano improvvisamente modo di giocare, dimenticano che Pittsburgh va battuta solo con la cattiveria agonistica ed iniziano a disegnare hockey sul ghiaccio, forte dei numerosi giocatori di livello assoluto presenti a roster; gara 5 e gara 6 sono dominate dalla formazione capitolina che annienta i Penguins per 4-2 fra le mura amiche e 5-2 sul ghiaccio nemico nonostante il rientro in line up di Sidney Crosby, visibilmente meno convinto di quello ammirato ad inizio playoff, quasi intimorito quando il puck entra in suo possesso di una possibile carica nei suoi confronti.

Ancora una volta, la terza, alle strette di mano finali Ovechkin esce vinto da Crosby che potrà cercare di conquistare la terza Stanley Cup in carriera

Pittsburgh sembra essersi spenta sul più bello, proprio quando il capitano ha fatto rientro Washington ha iniziato a giocare dimostrando perchè per due anni consecutivi è ai vertici della NHL, tutta la stagione bisogna andare a giocarla in una gara 7 che promette spettacolo.

Le luci del palcoscenico nella gara decisiva se le prende Marc Andre Fleury che con 29 parate chiude la serranda ad Ovechkin & Co. conquistando il primo shutout di questa post season sino a questo punto esaltante, mentre Bryan Rust e Patric Hornqvist fanno sprofondare nuovamente i sogni di gloria della formazione capitolina. Pittsburgh dimostra che la voglia di vincere e di non essere mai domi, paga.


Conference Final: caro Karlsson, sei un fenomeno ma non basta

L’occhio vigile di Guy Boucher; il coach di Ottawa imbriglia l’offensiva di Pittsburgh e sfrutta al 100% le capacità dei suoi ragazzi facendoli rendere al massimo. In questa serie non ci saranno vinti e vincitori, semplicemente ha vinto l’hockey su ghiaccio.

Passano solamente tre giorni fra gara 7 vinta a domicilio contro i Capitals e la prima sfida della nuova serie che vedrà di fronte i Penguins ed i sorprendenti Senators capaci di eliminare i Boston Bruins ed i New York Rangers in 6 gare grazie alla vena realizzativa di Pageau ed alle giocate di un ritrovato Bobby Ryan (seconda scelta assoluta di Anaheim al Draft del 2005, quello di Crosby per essere più precisi…!) e del solito monumentale Erik Karlsson che nonostante gli acciacchi fisici dispensa hockey di altissimo livello dall’inizio di questa post season.

Coach Guy Boucher disarma l’offensiva di Pittsburgh sin dal primo istante e la frustrazione di Malkin & Co. è tangibile in una gara 1 che vedrà i Senators sbancare la PPG Paints Arena grazie ad un bellissimo goal di Ryan all’overtime; Ottawa pattina alla doppia velocità di Pittsburgh che non riesce a trovare varchi nell’1-3-1 imposto ai suoi dal bravo coach ex Tampa Bay Lightning.

La seconda sfida della serie risulta molto simile alla prima per certi versi se non fosse che il risultato finale sorriderà ai padroni di casa; dopo più di 50 minuti a reti inviolate con Anderson e Fleury capaci di parate d’altissimo livello, la difesa di Ottawa compie l’unico errore della serata facendosi beffare dal filtrante di Malkin per il liberissimo Phil Kessel che dallo slot tira due volte verso la porta trovando nella seconda occasione l’angolino basso che fa esplodere l’Arena riportando la serie in parità. Fleury chiude conquistando il secondo shutout di questa post season; per lui sarà l’ultimo…

Si va in Canada dove si pensa che la strategia attendista di Boucher possa cambiare rendendo la vita più facile a Pittsburgh se gli spazi in tal caso dovessero aumentare; ciò che accade invece nel primo periodo è un totale dominio dei padroni di casa che bucheranno Fleury per 4 volte in 20 minuti, sfruttando ogni minimo errore della stordita difesa dei Penguins ed ammutolendo anche l’ultimo degli ottimisti tifosi oroneri.

Matt Murray, ristabilitosi dall’infortunio accorso nel riscaldamento della prima gara di post season, subentrerà ad un frastornato Fleury dopo il goal del 4-0 e disputerà i primi minuti dei suoi playoff dimostrandosi abile e dando a Sullivan la possibilità di scelta in vista di una delicatissima gara 4.

Il tempo per Marc Andre Fleury è terminato, coach Sullivan da fiducia al frutto del suo lavoro, quel Matt Murray lanciato titolare lo scorso anno e di fatto divenuto uno dei fautori dell’impresa compiuta dai Penguins la stagione passata; Ottawa parte bene anche in gara 4 ma Murray sale in cattedra con almeno 3 interventi decisivi che daranno la carica ad i suoi che con Maatta, Crosby e Dumoulin porteranno avanti 3-0 Pittsburgh prima di subire la rimonta dei Senators, ma non basterà, nonostante l’assedio finale in 6 contro 4 si tornerà a Pittsburgh in parità per una serie che diventerà “best of 3”.

Ciò che vedremo in gara 5 saranno probabilmente i migliori Penguins di questa post season contro i peggiori Senators: la partita si decide verso la metà del primo periodo con i goal di Maatta, Crosby (in powerplay), Rust e Wilson con il goalie di Ottawa Craig Anderson per la prima volta in difficoltà nella serie e pullato dopo il termine della prima frazione. Cullen, Kessel e Daley infieriscono nel punteggio portando Pittsburgh ad avere il primo match point da disputare nel ghiaccio nemico.

Tutti parlano di quanto spettacolare sia stata Pittsburgh in gara 5 e si dimenticano che un 7-0 vale quando un 1-0 e soprattutto che ogni gara fa storia a se e così ecco che in gara 6 i problemi offensivi rimarcati dall’ottima disposizione tattica dei Senators dimostrata nelle prime 4 gare tornano a galla e come se non bastasse Craig Anderson disputa la miglior partita della serie mettendo a referto qualcosa come 45 parate. Al goal di Malkin che porta in vantaggio gli ospiti rispondono Ryan in un powerplay 5 contro 3 e la bomba di Hoffmann che rimanda ogni sentenza “alla bella”.

Ottawa ha uno score gravemente insufficiente con le gare 7 disputate nella loro storia, non hanno infatti mai vinto una gara perdendo tutte le 5 affrontate; Pittsburgh invece racconta di un bilancio di 9 vittorie e 7 sconfitte, con le 7 sconfitte però subite tutte fra le mura amiche.

Sidney Crosby toccherà con mano scaramanticamente (così come fatto nel 2009 e nel 2016 ma non nel 2008) il Prince of Wales Trophy, trofeo dedicato alla vincitrice della Eastern Conference

La partita decisiva è uno spot per l’hockey su ghiaccio: brilla la tecnica e la forza di Erik Karlsson, brilla la voglia dei ragazzi di Sullivan di voler difendere la Stanley Cup conquistando un’altra finale nonostante i continui infortuni che hanno ridotto all’osso il roster (fuori anche Hornqvist nelle ultime 4 gare disputate contro Ottawa).

Chris Kunitz non segnava da 35 partite, dal 16 febbraio, nella gara decisiva ne fa 2, il primo apre le danze, il secondo, al secondo tempo supplementare porta Pittsburgh in Paradiso, a danzare ancora una volta con la Coppa a 4 soli passi da compiere assieme ai Nashville Predators.

Si chiude la favola dei Senators, si chiude la favola di Anderson con un goal subito forse evitabile che sa di beffa per quanti altri miracoli ha dovuto compiere il goalie di Ottawa; la più bella vittoria per lui però saranno le parole della moglie Nicholle, che a fine gara gli dirà di essere totalmente guarita dal cancro che la affliggeva da novembre rendendo la storia di Anderson ancor più toccante ed umanamente meravigliosa. Poteva esserci un lieto fine ancora migliore, è vero, ma purtroppo per lui questa Pittsburgh ha ancora una fame pazzesca.

Al termine della serie, agli shaking hands capitan Erik Karlsson stringendo la mano a Sidney Crosby e rispondendo al suo “avete giocato benissimo” gli dice “abbiamo perso contro i migliori; vai, vai e conquistane un’altra!”. Crosby annuisce, sa di potercela fare.


Stanley Cup Final: cari Predators, siete forti, meritavate di più, avete l’Arena più chiassosa del mondo, ma la Coppa resta a Pittsburgh

Jake Guentzel abbracciato da Dumoulin: il rookie dei Penguins sarà determinante in entrambe le prime due gare casalinghe con i game winning goals

Si riparte, il 29 maggio Pittsburgh è pronta a ballare ancora una volta con la Lord Stanley Cup, di fronte a loro l’ostacolo Nashville Predators che per la prima volta nella loro giovane storia giungono sino a questo traguardo e non vorrebbero fermarsi certamente qui.

Per la prima volta nella storia della NHL due coach americani, Sullivan e Laviolette, sono alla carica delle formazioni giunte alla Stanley Cup Final, due coach che hanno dimostrato di saper trasmettere oltre a gioco ed idee anche carattere e grinta alla propria squadra.

Gara 1 parte con l’arrembante inizio dei Predators per nulla intimoriti dall’avere di fronte i campioni in carica; PK Subban trova la via del goal ma Sullivan sfrutta nel migliore dei modi il coach’s challenge a disposizione permettendo ai referee di rivedere l’azione e determinare che nell’entrata in zona di Nashville Forsberg fosse in offside. La gara rimane sullo 0-0 sino al minuto 15 quando in un powerplay 5 contro 3 i Penguins trovano il goal con un tiro dallo slot di Malkin; un minuto dopo Sheary, eroe dei playoff 2016, trova il primo goal in questa post season per merito di una grande invenzione di Kunitz ed infine a 30 secondi dal termine Bonino si vede assegnare un goal che in fondo non è altro che un’autorete di Ekholm che si vede recapitare sul pattino il puck spintogli addosso da un Rinne in netta difficoltà. Proprio le prestazioni del goalie finlandese influiranno, e non poco, durante tutta questa serie finale.

Pittsburgh pensa di aver già vinto e nei successivi due tempi dimentica di attaccare e si limita al compitino; ciò che ne consegue è l’ovvia rimonta di Nashville, strameritata, che culmina con il 3-3 di Gaudreau a 7 minuti dal termine.

A quel punto con i Penguins che non tirano in porta da 37 (!!!) minuti coach Sullivan esprime tutto il suo disappunto in panchina urlando in faccia ai suoi “qualcuno tiri quel dannato disco verso la porta!”, Jake Guentzel, il più giovane del gruppo, capta al volo la situazione e trova l’incrocio dei pali riportando avanti la sua squadra a 3 giri di orologio dal termine, chiudendo di fatto la prima sfida della serie, permettendo ai padroni di casa di trovarsi immeritatamente avanti. 12 i tiri diretti verso la porta di Rinne al fronte dei 26 scagliati dai Predators verso la gabbia difesa egregiamente da Murray.

Rinne chiude con la peggior prestazione di sempre per un goalie ai playoff, Pittsburgh vince nonostante per la prima volta nella loro storia non siano riusciti a tirare per un intero periodo verso la porta avversaria. Non un buon segnale per Nashville…

Passano due soli giorni ed è già tempo di gara 2; stavolta a passare in vantaggio sono gli ospiti con una grandissima giocata di Pontus Aberg che scherza Maatta e batte Murray con un pregevole tiro sotto la traversa, la reazione Penguins c’è e porta ancora il nome di Jake Guentzel, miglior marcatore di Pittsburgh di questa post season, che su assist di Sheary fa passare il disco nell’unico spiraglio disponibile lasciatogli da un Rinne ancora una volta poco reattivo.

La gara prosegue in parità sino ad inizio terzo periodo quando sul ghiaccio rientrano i migliori Penguins ed i Predators meno concentrati della sino ad ora straordinaria post season; dopo 12 secondi Guentzel, ancora lui, fa 2-1, poi in soli 15 secondi a cavallo del terzo minuto di gioco Wilson e Malkin chiudono la gara mandando Rinne a farsi anticipatamente la doccia. Per il goalie di Nashville è arrivata l’ora di tornare quello visto nei primi tre turni, altrimenti per i suoi si fa troppo dura.

La serie finale si sposta in Tennessee, nella chiassosa Bridgestone Arena che diventerà di fatto un fattore nelle due gare casalinghe per Nashville; oltre alla grandissima carica agonistica dei ragazzi di Laviolette che sembrano quasi tarantolati, la spinta del pubblico si fa sentire entrando nel vivo specialmente per bersagliare il povero Matt Murray, esente da colpe sui goal subiti (difesa di Pittsburgh che fa acqua da tutte le parti). Pekka Rinne torna ad essere Pekka Rinne nelle gare casalinghe che si concludono con un parziale di 9-2 per i padroni di casa che giungono dunque a disputarsi gara 5 in quel di Pittsburgh con il morale a mille ed un’intensità di gioco ben diversa da quella mostrata da Crosby & Co. parsi scarichi e stanchi nelle due trasferte.

Evgeni Malkin rilascia la classica intervista pre gara che sa di sfida e soprattutto di tentativo di spostare il momentum dalla propria parte, il russo infatti dichiara che ad essere stanchi a questo punto della stagione non sono solamente loro, ma bensì anche i Predators.

Ciò che ne consegue è la miglior gara disputata da Pittsburgh, che schiaccia il piede sull’acceleratore dal primo minuto sino al goal del 6-0 salvo poi difendere l’imbattibilità di Murray che porta così a casa il secondo shutout della sua post season; il dominio dei Penguins è totale, Pekka Rinne subisce la seconda uscita anticipata dal ghiaccio della serie dopo il 3-0 subito nei soli primi 20 minuti, ma il suo sostituto Saaros non riesce a fare meglio contro gli indemoniati attacchi dell’offensiva che ha in Crosby la fonte più ispirata, capace di piazzare tre assist ed alcune giocate al limite del reale. Dopo essere usciti da Nashville con le ossa rotte anche questa volta i Penguins rispondono alla grandissima, andando a prendersi la possibilità di giocarsi il match point per la Stanley Cup con una prestazione corale sontuosa, stritolando le certezze dei Predators trovate nelle gare casalinghe ma immediatamente cancellate dalla sonora sconfitta nella gara che di fatto risulterà da spartiacque nella serie.

Si giunge così a gara 6, ultimo atto di una grandissima cavalcata oppure penultimo atto di una serie che avrà bisogno della settima?

La risposta giusta è la prima, ma non senza difficoltà e recriminazioni.

Nashville dopo l’imbarcata di gara 5 torna la squadra spavalda e grintosa vista nelle prime 4 gare e combatte ad armi pari con dei Penguins ben più concentrati di quelli visti nelle prime due apparizioni alla Bridgestone Arena; sugli scudi entrano entrambi i portieri che chiudono ogni varco possibile alle offensive avversarie.

Al secondo minuto del secondo periodo Nashville trova il goal, ma Sissons infila in rete il puck dopo il fischio dell’arbitro che dava per conclusa un’azione che conclusa non è, il pubblico si imbufalisce, il torto c’è, non voluto ovviamente ma c’è, chissà che strada avrebbe preso la gara se… è la domanda che tutti si pongono.

La strada che prende la gara dopo tale sentenza è quella di Pittsburgh, il risultato resta in bilico sino ad 1:35 dal termine, quando Patric Hornqvist (scelto per 230esimo proprio da Nashville al Draft del 2005) infila il puck sfruttando un fortunoso rimbalzo su spalla e schiena di Rinne facendo esplodere la panchina dei Penguins che capiscono quanto sia vicina la conquista della seconda Stanley Cup consecutiva.

Coach Mike Sullivan solleva la sua seconda Stanley Cup, il coach statunitense è stato l’uomo giusto al momento giusto per riportare Pittsburgh in vetta alla NHL

Carl Hagelin (che ha combattuto con problemi fisici importanti durante tutti i playoff risultando molto meno determinante rispetto alla passata stagione) a porta vuota mette in cassaforte il risultato e consegna le chiavi della Stanley Cup a Mike Sullivan ed al suo gioiello chiamato Pittsburgh Penguins.

Il coach vince 2 coppe in 1 anno e mezzo di carriera sulla panchina dei Penguins, diciamolo, ha compiuto qualcosa di stratosferico, la sua capacità di trasmettere passione, grinta e determinazione alla squadra è notevole; un team che in passato soffriva troppo a livello emotivo ha trasformato la propria debolezza nella propria forza attuale, denotata in maniera clamorosa durante questi ultimi playoff.

Tutti vedevano dei Penguins diversi rispetto a quelli visti lo scorso anno, è vero, tutti vedevano una squadra come meno energia rispetto a quella dello scorso anno, è vero, ma questa squadra ha sempre lottato per raggiungere l’obiettivo finale ossia: vincere, riuscendoci anche senza il miglior difensore e con diversi elementi delle line up in condizioni fisiche discutibili.

Ron Hainsey a 36 anni suonati conquista la soddisfazione di una vita, passata nei bassifondi fra Columbus, Atlanta, Winnipeg ed infine Carolina, alzando la Stanley Cup alla sua prima apparizione in una post season NHL.

Chris Kunitz centra il personale quarto titolo, ai 3 conquistati infatti con Pittsburgh si aggiunge quello vinto nel 2006 con la casacca degli Anaheim Ducks; mentre Malkin e Crosby si godono la terza Stanley Cup della loro carriera di successo che sino all’arrivo di Sullivan aveva portato più dolori che gioie.

La città di Pittsburgh nella giornata di mercoledì ha abbracciato i propri idoli occupando le strade cittadine, ben 650.000 i partecipanti alla parata della Stanley Cup. Pittsburgh inoltre entra nell’elite dello sport americano portando anche la propria formazione hockeistica a conquistare cinque titoli, così come i Pirates nel baseball e gli Steelers nel football (a quota 6).

Il diario di una stagione strepitosa per i Penguins termina qui, con una foto, il passaggio di consegne fra Marc Andre Fleury e Matt Murray, il veterano goalie, da una vita a Pittsburgh, il giorno dopo la conquista della Stanley Cup ha infatti annunciato di aver firmato una liberatoria contrattuale col team che nel caso in cui Las Vegas lo chiamasse all’Expansion Draft si trasferirebbe in Nevada lasciando Crosby & Co. dopo 12 anni di unione.

Proprio Matt Murray detiene un personalissimo record, non avendo disputato il numero di gare necessarie la passata stagione per essere definito rookie, lo è divenuto quest’anno e dunque al “primo anno” intero in NHL il ragazzino conta già 2 Stanley Cup in bacheca! Vincente predestinato? Staremo a vedere… nel frattempo Fleury gli passa la Coppa e le chiavi della porta di Pittsburgh per gli anni avvenire.

Marc Andre Fleury e Matt Murray si dividono questa Stanley Cup; il primo straordinario nei primi due turni, il secondo determinante negli ultimi due chiusi con due shutout consecutivi nelle gare decisive in finale

#isitOctoberyet?

Back2Back centrato!! Quinta Stanley Cup in bacheca!!

“Il successo non viene solo con la vittoria, ma talvolta anche già col voler vincere.”

Con una citazione di Friedrich Nietzsche rendiamo onore alla grandissima cavalcata messa in atto dai Pittsburgh Penguins in questi playoff, disputati con cuore, grinta e tenacia, mai domi e sempre rinati nel momento in cui venivano dati per morti.

La voglia di vincere di Pittsburgh ha fatto la differenza in questa stagione: se nella scorsa annata la formazione allenata da coach Mike Sullivan arrivava alla post season lanciatissima dopo una clamorosa rimonta compiuta da gennaio in poi ed in uno stato di forma devastante ecco che quest’anno, la franchigia capitanata dal miglior giocatore al mondo, Sidney Crosby, ha lottato con tutte le armi a propria disposizione per conquistare la quinta Stanley Cup della storia, la seconda consecutiva, che di fatto li rende la prima squadra nell’era del Salary Cap a raggiungere questo meraviglioso traguardo.

Inoltre era dal lontano 1997-1998 che una formazione non vinceva per due anni consecutivi la Stanley Cup, gli ultimi a riuscirci furono i Detroit Red Wings.

La strada dei Penguins verso la conquista della Coppa più bella del reame ve la racconteremo prossimamente in un ampio focus la cui data di uscita è prevista per venerdì mattina (giusto per rendervi un po’ meno amaro il primo weekend senza hockey da ottobre ad oggi…!), quest’oggi ci soffermiamo sulla gara che ha chiuso la stagione NHL.


GARA 6: Hornqvist cuore ingrato!

Pittsburgh Penguins @ Nashville Predators 2-0

Patric Hornqvist, 230esima scelta di Nashville al Draft del 2005, punisce la sua ex squadra ad 1 minuto e 35 secondi dal termine dei tempi regolamentari, regalando il back to back ai Penguins

Gara 6, per Nashville significa vincere o morire, per Pittsburgh gloria od occasione mancata, forse solo rinviata (eventuale gara 7 da disputare in casa).

La Bridgestone Arena come sempre ribolle di entusiasmo nonostante la sonora sconfitta subita dai propri beniamini sul ghiaccio nemico solamente 3 giorni prima, un 6-0 che di fatto ha riportato con i piedi per terra la formazione allenata da coach Laviolette dopo le due fantastiche prestazioni casalinghe di gara 3 e 4 e li ha portati sull’orlo del baratro, spalle al muro di fronte ad un avversario che ha tutte le intenzioni di voler chiudere immediatamente la pratica.

La partenza ne è una prova, pronti via e Guentzel crea subito un’occasione da goal sfruttando uno scivolone di Ellis su un ghiaccio tutt’altro che in perfette condizioni dell’Arena, Rinne risponde presente a differenza di quanto fatto vedere in gara 5.

Le squadre partono a viso aperto e dopo pochi secondi arriva anche la prima parata di Matt Murray, la conclusione dalla distanza di Subban però è semplice da respingere per il rookie estremo difensore di Pittsburgh.

Si va senza sosta da destra a sinistra e da sinistra a destra, Malkin scatta, tira, il guanto di Rinne para agevolmente, il tutto nel solo primo minuto di gioco.

Passano altri 60 secondi e Cullen assiste in maniera geniale Kunitz, il tap in del veterano dei Penguins trova sulla sua strada però il gambale di un attentissimo Rinne a fermare la conclusione destinata ad infilarsi in rete; la gara è bellissima, il pubblico assiste senza nemmeno sedersi nei propri seggiolini trepidante in attesa di un goal, l’occasione arriva sulla stecca di Josi, ripartenza velocissima di Fisher e Wilson, disco per l’accorrente difensore svizzero che tira da posizione defilata impensierendo Murray.

Pittsburgh non sta a guardare, Guentzel da un angolo impossibile prova il goal dell’anno, Rinne è bravo a parare col petto chiudendo lo specchio della porta come meglio non potrebbe.

Alla prima pausa pubblicitaria si arriva dopo un’altra conclusione, stavolta da posizione improba ci prova Forsberg, Murray dice ancora di no. L’Arena provoca il goalie di Pittsburgh con i soliti canti divenuti famosi nelle due opache prestazioni fornite dal giovane portiere dei Penguins in gara 3 e 4, questa volta si rifarà con gli interessi.

Nella parte centrale del primo periodo le squadre rallentano e nonostante Nashville abbia due minuti da poter disputare in superiorità numerica sarà Conor Sheary il primo ad avere una nuova occasione da goal: imbeccato dal solito Guentzel il #43 di Pittsburgh colpisce di prima verso Rinne, abile a ribattere la conclusione con i gambali permettendo al risultato di rimanere sullo 0-0.

Prima del termine del primo periodo sale in cattedra Matt Murray, doppio intervento decisivo su Fisher prima e sul tap in di James Neal poi che ha la sfortuna di trovarsi sulla stecca un disco ballerino che viene colpito solamente di striscio permettendo la parata d’istinto al goalie avversario. Le luci del palcoscenico sono tutte per i rispettivi goalie, Rinne para su incursione solitaria di Hornqvist, mentre Ellis blocca la successiva conclusione di Hagelin chiudendo di fatto le emozioni di un intenso primo parziale.

Si riparte ed è subito Nashville, Colton Sissons cattura un rebound concesso da Murray su conclusione di Forsberg, tap in facile facile e Predators in vantaggio. Anzi no! Un clamoroso abbaglio del referee posizionato di fianco alla gabbia difesa da Murray fischia anticipatamente rendendo inutile il prosieguo di un’azione che doveva essere lasciata proseguire. Svista colossale. Il pubblico protesta, giustamente. Laviolette sbraita, giustamente. Pittsburgh più che fortunata in quest’occasione.

L’arbitro fischia credendo che il puck sia in possesso di Murray. Errore clamoroso e goal ingiustamente tolto a Nashville (Sissons appoggerà facilmente in rete il disco). Qualcosa che inevitabilmente farà discutere.

La gara diventa anche di nervi, Sheary sgambetta Jarnkrok e manda nuovamente in powerplay i padroni di casa, ma quest’oggi il disco in superiorità numerica circola male ed il penalty kill di Pittsburgh ne esce ancora vittorioso senza concedere nemmeno un tiro verso la porta difesa da Murray.

Crosby poco dopo sale in cattedra, apertura per Hagelin, disco che lo svedese gioca bene e lascia al capitano che di polso sfodera un gran tiro sul quale Rinne si deve superare.

Sembra che il vantaggio da parte di una delle due formazioni possa maturare da un momento all’altro; l’occasione giusta arriva sulla stecca del solito Sissons, con Pittsburgh che compie un cambio di linea agghiacciante mandando di fatto in un uno contro uno il #10 di Nashville, Murray però para miracolosamente stoppando l’urlo di gioia dei 18000 tifosi impazziti sugli spalti.

Passano altri due minuti e Neal serve ad Arvidsson un disco che il #38 dovrebbe sparare verso la porta di Murray a botta sicura, ma purtroppo per i Predators il ghiaccio di casa è ancora una volta nemico, ed il disco anzichè arrivare pulito nella stecca dello svedese si alza all’ultimo istante rendendo il tiro sporco e facile preda del goalie dei Penguins.

Nashville preme, Pittsburgh riparte velocemente in un 3 contro due gestito da Maatta e Crosby, apertura del capitano sontuosa per Guentzel, tiro a botta sicura respinto però da uno stoico Ellis.

Nashville preme dicevamo, preme fortissimo verso la fine del periodo costringendo coach Sullivan a giocarsi il time out dopo un paio di icing di troppo registrati dalla linea Malkin/Kessel, poco appariscente in questa gara e nettamente in difficoltà contro la velocità di Forsberg, Wilson e Sissons.

Anche il secondo periodo termina a reti inviolate, si deciderà tutto dunque negli ultimi (?) venti minuti di gioco.

La prima opportunità del terzo parziale arriva dalla stecca di Hainsey che dalla blu fa partire una botta che trova pronto alla risposta un sontuoso Rinne, disturbato dallo screen di Hornqvist.

Succede di tutto, Forsberg colpisce una traversa da posizione defilatissima a Murray battuto, Sissons devia una conclusione di Ekholm rendendo il tiro imprevedibile sul quale però il goalie di Pittsburgh risponde presente.

Che spettacolo l’NHL, che spettacolo questa gara 6!

Passano un paio di minuti ed è Cole ad avere l’occasione del vantaggio, ma su apertura del solito Crosby il difensore di Pittsburgh tira debolmente permettendo a Rinne una facile parata col guantone.

L’occasionissima per Nashville arriva a metà del terzo periodo, prima Maatta (ingenua interferenza su Arvidsson), poi Daley (scorrettezza ai danni di Ellis) lasciano i Penguins in 3 contro 5 per 35 secondi e 3 minuti e 25 in 4 contro 5; sale in cattedra Matt Murray con due interventi decisivi su Josi e Fisher nella stessa occasione, prima con la pinza, poi a chiudere lo specchio con tutto il corpo disteso nel ghiaccio.

La Bridgestone Arena è una bolgia, sente il profumo di vittoria, Pittsburgh sembra alle corde, Ekholm ci prova dalla blu ma Murray con il gambale dice di no, prima di parare il successivo rebound leggero di Arvidsson che non riesce a dare forza alla conclusione.

Il powerplay non porta al goal del tanto sospirato vantaggio ed i Penguins escono da una situazione assai difficile ancora “vittoriosi”; a 6 giri di orologio dal possibile overtime Colton Sissons ha sulla stecca il puck del vantaggio, tiro di prima a botta sicura su assist di Forsberg, Murray è battuto ma il palo alla sua sinistra dice di no al centro di Nashville, uomo più pericoloso della sua squadra durante l’intera serie.

E’ un segnale.

La dea bendata in questa notte del Tennessee ha baciato in fronte i campioni in carica.

Ecco così che quando tutto sembra pronto per un finale al cardiopalma da vivere ai supplementari, Ellis sbaglia un retropassaggio nel quale si butta Kunitz, il veterano con 3 Stanley Cup in bacheca apre per Schultz, botta di prima del difensore diretta verso la porta di Rinne, disco che termina fuori dai pali, sbatte sulla balaustra, si appoggia sulla rete dietro la gabbia prima di essere spinto dalla stecca di Patric Hornqvist beffardamente addosso alla schiena di Rinne che permette al disco di entrare in porta. 1-0 Penguins ad 1 minuto e 35 dal termine. Goal di astuzia siglato da colui che nel 2005 (anno della prima scelta al Draft di nome Sidney Crosby) fu selezionato come 230esimo proprio da Nashville. Il destino a volte è atroce.

Laviolette chiama un coaching’s challenge che profuma di disperazione; l’interferenza su Rinne ovviamente non c’è e la panchina di Pittsburgh festeggia unita in un grandissimo abbraccio.

Il goal arriva troppo tardi per sperare in una rimonta da parte dei Predators, che nonostante l’uomo in più non generano nulla dalle parti di Murray ed anzi, concedono gloria anche a Carl Hagelin che in empty net sigilla la vittoria mettendo in cassaforte il risultato, gara 6 e di conseguenza serie e conquista della Stanley Cup 2017!

Capitan Sidney Crosby alza la terza Stanley Cup della sua carriera, la quinta per la franchigia di Pittsburgh, la seconda consecutiva

Per i Penguins è la quinta Stanley Cup della loro storia, tutte le vittorie decisive sono state conquistate in trasferta, dettaglio davvero particolare e degno di nota.

Sidney Crosby così come Mario Lemieux fece nelle stagioni 1991 e 1992 alza la Stanley Cup dopo aver conquistato anche il Conn Smythe Trophy, meritato o meno che sia questo trofeo (a voi le soggettive opinioni), il capitano dei Penguins entra di diritto fra le leggende di questo meraviglioso campionato e di questo sensazionale sport qual’è l’hockey su ghiaccio.

I tifosi di casa lasciano l’Arena con l’amaro in bocca ma con la consapevolezza di aver messo a dura prova i campioni in carica, mettendoli sotto sul piano del gioco in almeno 3 gare, 2 chiuse con delle meritate e roboanti vittorie, una con una sconfitta che grida vendetta (gara 1).

I tifosi dei Pittsburgh Penguins potranno invece godere di un altro anno di enorme felicità, Crosby, Malkin & Co. infatti hanno compiuto qualcosa di straordinario che resterà nella storia della NHL.

Per il resoconto di gara 6 e della finale di Stanley Cup è davvero tutto.

A presto per “La marcia dei Pinguini”, articolo interamente dedicato ai Pittsburgh Penguins capaci di compiere un clamoroso back to back, il primo nell’era del Salary Cap.


#IsItOctoberYet

Siamo in Finale di STANLEY CUP!

Bentornati fans dei Pittsburgh Penguins!

Nemmeno un anno è passato dal giorno in cui capitan Sidney Crosby alzava la quarta Stanley Cup al cielo della nostra storia.

Nemmeno un anno dopo siamo di nuovo qui, a giocarci la possibilità di conquistare la più bella del reame, grazie alla vittoria registrata nella notte in una pazzesca gara 7 contro gli Ottawa Senators.

Chris Kunitz ha appena realizzato l’overtime winner! E’ festa grande a Pittsburgh (e non solo!)

La rete di Chris Kunitz al secondo tempo supplementare ha deciso una sfida che sembrava potersi protrarre all’infinito; tante, tantissime le opportunità generate e fallite dalla nostra squadra, talmente tante che ad un certo punto la porta difesa da Anderson sembrava stregata…ma quando tutto sembrava poter girare dalla parte dei Senators ecco che il veterano (diciamolo, spesso criticato dalla tribù della Italy Pens Fans) ha scagliato di prima intenzione un tiro nel quale il goalie di Ottawa non ha potuto nulla facendo esplodere l’urlo di gioia della PPG Paints Arena e di noi tutti tifosi Penguins da casa.

E’ stata una partita tiratissima, con entrambe le formazioni ben disposte sul ghiaccio dai rispettivi coach, Sullivan da una parte ha mescolato più e più volte le linee offensive in modo di trarre qualcosa di positivo, Boucher dall’altra ha risposto nello stesso modo spegnendo sul nascere per lunghi tratti della gara le proposizioni in attacco delle prime linee dei Penguins.

Handshake finale fra i due capitani, due giocatori fenomenali

Impossibile non citare la bellezza di un giocatore in casacca avversaria: Erik Karlsson ha dimostrato una volta di più di essere il miglior difensore della Lega, generando entrambi i goal dei Senators (il primo con un meraviglioso assist a Stone, il secondo con una bomba dalla blu che ha colpito il palo prima di trovare la stecca di Dzingel abile a depositare il puck in rete) e scendendo sul ghiaccio per 39 minuti e 33 secondi, pazzesco, più di 8 minuti rispetto al nostro leader di minutaggio (Olli Maatta). Ad Erik da parte di tutta la crew della Italy Pens Fans vanno i nostri sinceri complimenti.

Tornando alle linee offensive in questa gara abbiamo visto con piacere il rientro in line up di Conor Sheary, 23 goal in Regular Season ma ancora a secco in questi playoff; l’ala sinistra dopo aver iniziato la partita in quarta linea (creando inoltre il goal del vantaggio in cui ha piazzato il notevole assist per Kunitz) è stato affiancato a Sidney Crosby e solo un pizzico di sfortuna ha fatto si che il ragazzino non sia riuscito a timbrare il cartellino, andandoci vicino in un paio di clamorose occasioni. 

Se Sheary sale, Guentzel scende: il rookie è parso stanco e poco reattivo, lontano parente del funambolo visto nelle prime due serie di questa post season, speriamo per noi che in questi pochi giorni di riposo prima di gara 1 delle finals possa recuperare un briciolo di energie.

Sufficiente il rientro in line up di Justin Schultz, che ha avuto il merito di siglare la rete del secondo vantaggio con un preciso tiro dalla distanza ma che ha faticato talvolta (come tutti i nostri difensori, sia ben chiaro) nell’uscita di zona regalando troppi turnover, nei quali dovremo sicuramente migliorare in vista della serie finale.

Eccoci dunque a dover parlare della serie finale, di fronte ci troveremo come lo scorso anno una debuttante, i Nashville Predators, sorpresa (ma neanche tanto) di questa post season.

I Predators, allenati da Peter Laviolette (Stanley Cup champion alla guida dei Carolina Hurricanes nel 2006), sono una formazione composta da un reparto arretrato di livello assoluto, basti pensare che le prime due linee difensive vedono in line up gente del calibro di PK Subban, Roman Josi, Ryan Ellis (leading scorer difensivo in questi playoff) e Matthias Ekholm ed in gabbia vige il muro chiamato Pekka Rinne, autentico one man show nella serie vinta contro gli Anaheim Ducks.

Purtroppo per loro mancherà Ryan Johansen, centro della prima linea offensiva, infortunatosi in gara 4 della finale di Conference e che non farà rientro prima dell’inizio della prossima stagione. Proprio la zona centrale sarà la zona che dovremmo sfruttare a nostro vantaggio, noi abbiamo Crosby, Malkin, Bonino e Cullen, loro Fisher (in forse per gara 1), Sissons, Jarnkrok e Wilson.

Crosby & Co. avranno sulle gambe l’acido lattico accumulato in queste ultime due gare, disputate entrambe dopo che i Predators avevano già conquistato il pass per la finale, speriamo che questo non incida sul nostro stato fisico.

Ancora una volta Sidney Crosby decide di toccare il Prince of Wales Trophy, trofeo destinato alla vincitrice della Eastern Conference (così come fatto nel 2009 e nel 2016, non fatto nel 2008…)

Detto questo, uniamoci tutti ancora una volta per fare il tifo per i nostri Pittsburgh Penguins!

La nostra festa non deve finire!!

La Stanley Cup non deve lasciare Pittsburgh!!

Appuntamento per gara 1 nella notte italiana di lunedì alle ore 2:00.

#NONSUCCEDEMASESUCCEDE

Penguins @ Rangers: bisogna tornare a vincere!

Rieccoci a scrivere nel nostro Blog dopo un lungo periodo di assenza, senza dimenticarvi però che l’unico Fans Club dedicato ai Pittsburgh Penguins è molto attivo sulla piattaforma Facebook tramite la pagina ufficiale ed il gruppo chiuso ufficiale!

Siamo ad un passo dal termine della Regular Season, i nostri Penguins hanno conquistato il ticket per la partecipazione agli imminenti playoff una settimana fa circa, da quel momento in poi però sono arrivate due sconfitte gli shootout contro New York Islanders ed Ottawa Senators e due sonore battute d’arresto casalinghe subite ad opera dei rivali di Philadelphia (6-2) e dei lanciatissimi Chicago Blackhawks (5-1), sconfitte che hanno minato le nostre certezze, facendo denotare numerosi problemi relativi al reparto arretrato, il più colpito dagli infortuni durante questa stagione, che non ha mai dato sicurezze nemmeno quando i vari Letang, Daley e Maatta vari erano presenti in line up.

Questa notte andremo a sfidare i New York Rangers al Madison Square Garden con un vantaggio di 6 punti dalla formazione della grande mela che occupa il quarto posto in Metropolitan Division e dunque la prima Wild Card disponibile per i playoffs praticamente assicurata.

Jake Guentzel e Ron Hainsey sembrano essersi ristabiliti dai relativi infortuni e dovrebbero scendere sul ghiaccio, mentre per Evgeni Malkin, Kris Letang, Carl Hagelin, Trevor Daley ed Olli Maatta dovremo ancora aspettare.

La domanda è: per quanto tempo?

La risposta data da coach Mike Sullivan ieri ha lasciato intendere che certamente per i primi due l’attuale infortunio non li terrà fuori per l’inizio della post season datato 12 aprile, la vera incognita ad ogni modo rimane la forma fisica che i due forti giocatori (e sinceramente quasi insostituibili per la nostra squadra) avranno al rientro dal lungo stop.

Sarebbe stato sicuramente meglio fossero rientrati una decina di giorni prima di un’eventuale gara playoff, vuoi per ritrovare freschezza fisica e forma, vuoi perchè in post season i ritmi diventano immediatamente forsennati e gli scontri duri si moltiplicano mettendo a serio rischio la struttura corporea di due giocatori che combattono costantemente anno dopo anno con numerosi problemi fisici.

Importante invece che il rientro del velocissimo Bryan Rust sia avvenuto qualche giorno fa, il suo atletismo e la sua dinamicità porterà quella vivacità che è mancata nell’ultimo periodo al nostro attacco, piuttosto abulico nelle ultime 4 apparizioni.

In gabbia contro i Rangers partirà titolare Matt Murray, tutt’altro che sicuro nelle ultime gare disputate, ma sinceramente nemmeno Marc Andre Fleury ha dato risposte positive nella partita giocata mercoledì contro i Chicago Blackhawks, bucato praticamente in ogni angolo della porta.

Compresa la sfida che si disputerà fra meno di 3 ore rimarranno sino al termine della stagione 6 gare da giocare, 12 punti fondamentali per il nostro futuro, partire con il fattore campo a favore infatti potrebbe risultare determinante ai playoff, specialmente per affrontare una squadra forte e gasata come i Columbus Blue Jackets guidati dall’eclettico e mai banale John Tortorella.

Vedremo cosa avranno in serbo Sidney Crosby & Co. in queste ultime gare.

Noi della Italy Pens Fans siamo fiduciosi nonostante, inutile negarlo, qualche preoccupazione dovuta alle brutte prestazioni registrate recentemente sia sorta.

BOIA CHI MOLLA!!!

WE ARE THE FIFTH LINE!!!

LET’S GO PENS!!

Quattro chiacchere con…. NHL ITALIA!

Con la NHL momentaneamente ferma per l’evento dell’ALL STAR GAME in programma a Los Angeles, la ITALY PENS FANS ne ha approfittato per fare alcune domande rigurdanti sia i nostri Pens, sia la Nhl in generale a Luca Urru, anima e mente della Pagina Facebook NHL ITALIA  e Redattore del sito Sportface.it!

I nostri Penguins dalla scorsa stagione hanno praticamente confermato il roster della scorsa stagione, quella della 4° Stanley Cup… Pensi sia possibile poter puntare al back-to-back?

Back-to-back assolutamente possibile. Pittsburgh è una squadra molto competitiva ed in questa stagione abbiamo imparato ad apprezzare ancor di più le prestazioni di Bryan Rust e Conor Sheary al fianco di capitan Sidney Crosby per il quale… ho finito le parole. Ho notato anche una grande crescita di Phil Kessel, mai così disciplinato tatticamente nella sua carriera, oltre ad un buon stato di forma di Evgeni Malkin che fino a pochi mesi fa lo vedevo in fase calante. Sulla difesa è un peccato non poter disporre per tutte le 82 partite di Kris Letang. Diciamo che se accantoniamo la variabile dei problemi fisici sul roster, possiamo tranquillamente collocare i Penguins in “prima fila” per il successo in Stanley Cup.

Quali sono, secondo il tuo punto di vista, la probabili formazioni che si contenderanno la tanto desiderata Stanley Cup? E chi, al momento attuale, possono considerarsi le squadre che ti hanno sorpreso di più e chi più ti ha deluso se ci sono?

Oltre ai Penguins, per la Stanley trovo dei Washington Capitals ancor più forti rispetto alla passata stagione. La Western Conference è una vera e propria incognita. Chicago non mi convince mentre i Minnesota Wild mi stuzzicano, l’arrivo di Bruce Boudreau ha scosso l’ambiente ed ha “ringiovanito” alcuni giocatori come Eric Staal e Ryan Suter dati per “morti”. Tra le sorprese, ovviamente, metto i Columbus Blue Jackets, mai mi sarei aspettato di vedere una crescita esponenziale (di questo calibro) da una stagione all’altra senza nemmeno includere Pierre-Luc Dubois (terza scelta assoluta ancora da scoprire). Delusioni? Colorado Avalanche, mi pare ovvio. Forse Patrick Roy aveva ragione ad abbandonare la nave fin da inizio stagione visto l’immobilismo sul mercato estivo… chissà che non sia la stagione giusta per assicurarsi la first-overall pick.

Tornando a Pittsburgh, come valuti la “scottante” questione dei goalie in casa Pens?

  La situazione portieri è stata egregiamente gestita, fino ad ora, da coach Mike Sullivan. Vedendo ai playoff, Matt Murray ha fatto un cammino straordinario in Stanley Cup ma talvolta l’ho definito “miracolato” perché (vuoi per l’inesperienza, vuoi per la giovane età) mi è parso spaventato e più volte fuori posizione. In questo 2016/2017 il goalie è cresciuto tanto ed è difatti il titolare mentre Marc-Andre Fleury, per quanto sia un pezzo di storia della franchigia, forse è giunto il momento di dirsi addio. Non tanto perché Fleury sia diventato un “bidone” (come in molti credono) ma è per il fatto che ormai tra Murray e Fleury non c’è una grossa differenza tra prestazioni e costanza di risultati. E poi, nell’era del salary cap, bisogna prendere alcune decisioni importanti per soldi e per età dei giocatori…

Dalla prossima stagione avremo in NHL la nuova franchigia, i Las Vegas Golden Knights. Come reputi questa scelta? Avresti optato per l’ngresso di una franchigia canadese?

La nuova franchigia dei Vegas Golden Knights è una trovata geniale. Si diceva che LV non fosse pronta per l’hockey ma dopo l’annuncio del suo ingresso nella National Hockey League in tanti si sono avvicinati a questa nuova realtà sottoscrivendo migliaia di abbonamenti senza nemmeno sapere da chi verrà composto il roster! Favorevole all’Expansion Draft, certo, se ci fosse stata una canadese avrebbe infiammato ancor di più i cuori di noi amanti dell’hockey nordamericano ma tutto sommato sono felice di questa novità. Poi sul fatto che ci ritroveremo con 31 franchigie, numero dispari, beh… si poteva far meglio.

NHL ITALIA: come nasce e quale sarà il futuro della pagina facebook?

Nhl Italia è una pagina nata grazie ad Andrea e Alan, io sono arrivato nell’ottobre del 2014. Per motivi lavorativi, i ragazzi che prima la gestivano hanno deciso di lasciare il futuro della pagina nelle mie mani. Da 600 ‘mi piace’, e 0 interattività, abbiamo superato i duemila nel giro di un anno e mezzo (circa) ed ora i numeri e l’interesse si è stabilizzato. Purtroppo la Nhl, in Italia, non è al livello della Nba e della Nfl però mi fa piacere che in tanti si siano affezionati ai format della pagina che nel corso dei mesi hanno subito diverse variazioni. Mi dispiace non poterla aggiornare come una volta ma dalla quantità son cercato di passare alla qualità includendo tutto il racconto delle partite della notte in un unico articolo con video, classifiche aggiornate e statistiche. Una passione ed un seguito che mi ha permesso di diventare redattore su Sportface.it iniziando la carriera da giornalista pubblicista. Per il futuro di Nhl Italia vorrei stringere qualche piccola collaborazione, vorrei trovare dei ragazzi che possano fare quella manciata di post che facevo una volta. Poi vedremo, sono del 1994 ed ho tante idee per la mente per il futuro e per come sponsorizzare la Nhl in Italia. Non ho fretta perché il tempo mi ha insegnato che con impegno e passione, tutti possiamo toglierci qualche soddisfazione importante.

Nel ringraziarti del tempo che hai concesso alla Italy Pens Fans ti salutiamo augurandoti le migliori fortune con le tue avventure hockeystiche e se vuoi ti concediamo un saluto finale a chi preferisci 😉

In chiusura, ringrazio la Italy Pens Fans per questa mia prima intervista oltre a ringraziare tutti coloro che mi leggeranno e tutte le persone che mi hanno supportato con un click, con un mi piace, con un commento o con un semplice messaggio. Io continuo ad andare avanti.. e voi?

Un grande ringraziamento a Luca per il tempo che ci ha concesso!

Blues e Bruins prima dell’All Star Game

Rieccoci a scrivere qualcosa nel nostro Blog dopo una lunga pausa.

Ovviamente non siamo spariti, ma bensì, vuoi la comodità, vuoi il poco tempo a disposizione per aggiornare il suddetto Blog, ci siamo trovati giorno dopo giorno a commentare le gesta dei nostri Pittsburgh Penguins solamente tramite la pagina ufficiale presente su Facebook ed all’interno del mitico Gruppo IPF presente sempre su Facebook.

La stagione sta procedendo per il verso giusto, i nostri Penguins sono in serie positiva da 4 partite, iniziata con il rocambolesco 8-7 inflitto all’overtime ai Washington Capitals (unico stop per loro nelle ultime 13 partite disputate!!) prima delle due belle vittorie esterne in quel di Montreal (4-1) ed in quel di Raleigh contro gli Hurricanes (7-1); domenica è arrivato il rotondo 5-1 fra le mura amiche contro i Boston Bruins che saranno inoltre il nostro ultimo avversario in questo scorcio di stagione prima della sosta per l’All Star Game di Los Angeles previsto per domenica 29 gennaio.

Prima di andare a far visita ai Bruins però questa notte affronteremo i St. Louis Blues, una fra le squadre più in difficoltà del momento, con una caotica situazione riguardante i goalies: lo starter Jake Allen infatti sta deludendo le aspettative, il backup Carter Hutton alterna buone prove ad altre decisamente insufficienti e così nell’ultima gara disputata è stato richiamato dalla AHL Pheonix Copley, il quale però ha subito 5 reti dimostrando che il problema in casa Blues probabilmente non sono tanto le capacità degli estremi difensori ma bensì la difficoltà del reparto arretrato nel non concedere occasioni clamorose agli avversari.

I vari Shattenkirk, Pietrangelo, Parayko e compagnia bella infatti stanno assai deludendo rispetto a ciò che avevano mostrato nell’arco della passata stagione ed ora St. Louis si trova immischiata nella lotta per un posto playoff con Calgary, Los Angeles, Vancouver e Dallas.

Dalla nostra parte invece sembra andare tutto a meraviglia: nonostante le assenze per infortunio di Kris Letang, Brian Dumoulin e Matt Cullen i nostri ragazzi stanno giocando quell’hockey rapido e letale che ha spazzato via ogni avversario da gennaio dello scorso anno in poi.

La prima linea messa in piedi da coach Sullivan formata da capitan Sidney Crosby e dai giovani Bryan Rust e Conor Sheary (Sid and the Kids) sta spaccando gara dopo gara le difese avversarie grazie alla loro velocità ed alle capacità fuori dal comune per visione di gioco e tecnica del nostro capitano, giunto a quota 54 punti in stagione, secondo solo a McDavid per il titolo di scoring leader e primo della NHL per reti realizzate, 28.

Se del capitano ormai siamo abituati a vedere cose eccezionali, ciò che ci rende ancora più felici e ci fa venire gli occhi a forma di cuoricino sono le prestazioni incredibili del giovane Sheary; il 24enne statunitense “undrafted” sta migliorando partita dopo partita ed il suo score parziale racconta di 17 goal e 17 assist nelle 39 presenze stagionali, in netta crescita rispetto ai 7 goal e 3 assist registrati nella passata stagione in 44 partite disputate. Il #43 pupillo di coach Mike Sullivan sembra l’ala perfetta per capitan Sidney Crosby, spesso dimenticato dalle difese avversarie che si concentrano (e chi non lo farebbe!) troppo sul #87.

Da sottolineare anche la grande stagione sin’ora disputata da Evgeni Malkin, anch’egli a quota 54 punti ed a cui vengono spesso cambiate le ali. Ora, visto l’infortunio subito da Matt Cullen, è stato richiamato dalla AHL Jake Guentzel, centro che però Sullivan preferisce usare da ala nella “linea Malkin”, garantendo ad ogni linea il bilanciamento fra l’esperienza e la vivacità portata dalla beata gioventù terribile.

In gabbia nelle ultime 4 gare Matt Murray è stato preferito a Marc Andre Fleury, vedremo se in queste due sfide prima della sosta il veterano avrà la meglio sul giovane #30 che dopo una prestazione titubante ma vittoriosa contro Washington ha chiuso le restanti tre apparizioni subendo in media una sola rete a partita.

Ultime fatiche dunque prima di goderci lo show all’All Star Game di Los Angeles, dove saranno presenti le nostre Star Crosby e Malkin oltre che la nostra simpatica mascotte Iceburgh.

Wednesday Rivalry Night: Pittsburgh Penguins vs. Boston Bruins

Mercoledì di fuoco: Pittsburgh Penguins (19-7-3) vs. Boston Bruins (16-12-2)

Dopo la roboante vittoria contro Arizona (7-0) i Pens tornano sul ghiaccio di casa dove arrivarenno gli odiati Bruins! I Pens arrivano da un periodo più che buono e sopratutto da un attacco veramente in forma e vista la partita di stanotte ci auguriamo che la squadra non perde questo vizio: si sa, quando si tratta di partite contro squadre rivali ci si aspetta sempre il meglio dalla nostra squadra ed una vittoria darebbe un sapore ancora più felice! 😉

Formazione che vince non si cambia perciò le linee saranno quelle confermate nelle ultime partite: (Sheary-Crosby-Hornqvist) / (Hagelin-Malkin-Kessel) / (Kunitz-Bonino-Rust) / (Wilson-Cullen-Kuhnhackl) / (Dumoulin-Letang) / (Maatta-Daley) / (Cole-Schultz)

Anche in questa occasione sarà confermato Matt Murray nel net: in 13 partite di regular season viaggia con un record di 9-2-0 ed il 93% di saves!

Nella scorsa stagione i Bruins sono stati una bestia nera per noi visto che abbiamo perso tutti gli incontri di cui alcuni anche in modo pesante: con Tuukka Rask a difendere la gabbia ospite, questa notte ci sarà la partita numero 1,300 in carriera. Occhio a Marchand, leader con 25 punti, e Pastrnak autore sin qui di ben 18 punti! Non sarà dell’incontro Beleskey che è fuori per infortunio e per questo la squadra di Boston ha chiamato dal farm team Matt Grzelcyk.

Ingaggio alle ore 01.30 italiane… LET’S GO PENS!!

Match Preview: Pittsburgh Penguins vs. Dallas Stars

Si torna alla PPG Arena di Pittsburgh. Ingaggio alle ore 01.00 italiane!

Si torna alla PPG Arena di Pittsburgh. Ingaggio alle ore 01.00 italiane!

GAME 24 – PPG Arena – PITTSBURGH PENGUINS vs. DALLAS STARS!

Back to back per i Pens che a sole 24 ore dalla bruciante sconfitta contro i Ny Islanders nella notte del Rivalry Night fanno ritorno sul ghiaccio di casa ospitando i Dallas Stars (9-9-6). In casa i Pens continuano ad avere un ottimo bottino di (8-2-1) ragion per cui, vista la classifica della Metropolitan Division piuttosto corta, sarà importante continuare su questo passo!

C’è da dire che Dallas è un cliente non facile per i Pens: basti pensare che i black-gold non battono i texani addirittura dal 19 marzo 2014 quando ancora siedeva sulla panchina Bylsma. Nelle ultime 2 stagioni infatti sono arrivate altrettante vittorie per i ragazzi di Lindy Ruff e ci auguriamo di poter spezzare questo piccolo tabù!

Gli ospiti arriveranno a Pittsburgh con la probabile conferma di Niemi a difesa del net ma con le assenze di Oduya, Hudler, Janmark e Hemsky. Incerto anche l’utilizzo di Johns uscito malconcio nell’ultima uscita contro Detroit.

Per i Pens invece ci sarà la sola assenza di Kunitz in attacco perciò rivedremo le stesse linee già viste stanotte. L’unico dubbio per Coach Sullivan riguarda sempre la questione goalie, di cui ultimamente si ha un gran parlare. Pare però che Fleury sia il favorito a tornare in porta. Grande ex sarà il difensore dei Pens Trevor Daley che ritrova quei Dallas Stars dove vi ha giocato per ben 11 stagioni!

Ingaggio alle 01.00 italiane… FORZA RAGAZZI, RIALZIAMO LA TESTA!

Match Preview: New York Islanders vs. Pittsburgh Penguins

Barclays Center di Brooklyn, New York – NY Islanders vs. Pittsburgh Penguins!

Dopo la vittoria, sofferta, agli shootout contro i New Jersey Devils, i nostri Pittsburgh Penguins tornano sul ghiaccio di Brooklyn dove andranno ad affrontare i padroni di casa dei Islanders in quella che è il terzo scontro diretto stagionale dove fino adesso si registrano entrambe le vittorie a nostro favore, sia a Pittsburgh sia fuori casa. In questa “Wednesday Rivalry Night” ci sarà indubbiamente voglia di riscatto da parte degli isolani vista la cocente sconfitta subita il 19 novembre scorso ai supplementari grazie alla rete di Kris Letang. Questa notte però a difendere la gabbia degli Isles ci sarà l’ex Thomas Greiss.

I Pens rispetto alla gara contro i Devils vedranno il ritorno in formazione di Brian Dumoulin in difesa e di Patrick Hornqvist in attacco. Se il difensore rientrerà a fianco di Trevor Daley in linea, il secondo fa il suo ritorno dopo l’infortunio subito e già nella giornata di ieri in allenamento era stato provato sia in prima linea con Sheray e Crosby sia nella prima linea del powerplay ma Coach Sullivan sembra aver dato il suo parere positivo sul suo rientro in campionato. Anche Derrick Pouliot e Chris Kunitz hanno partecipato alla seduta di allenamento ma entrambi non sono al 100% della condizione e risultano ancora indisponibili anche se per Kunitz si fa in conto alla rovescia per vederlo di nuovo in formazione. Spazio dunque al giovane Jake Guentzel che avrà ancora la possibilità di mettersi in mostra dopo con i 4 punti conquistati (3 goal e 1 assist) e che agirà ancora in seconda linea con Malkin e Rust. In porta invece è confermato Matt Murray.

Questa dunque la probabile formazione dei Pens:

Sheary – Crosby – Hornqvist; Guentzel – Malkin – Rust; Hagelin – Bonino – Kessel; Kunhhackl – Cullen – Fehr; Maatta – Letang; Dumoulin – Daley; Cole – Schultz.

Murray nel net, Fleury backup.

Appuntamento dunque alle ore 02.00 italiane. LET’S GO PENS!

“IT’S A GREAT DAY FOR HOCKEY”

Robert Norman Johnson, alias “Bob Badger”, nato a Minneapolis (Minnesota) il 4 marzo 1931 e prematuramente scomparso il 26 novembre del 1991 all’età di 60 anni.

Chi di voi non ha mai sentito o letto la celebre frase messa come titolo in questo articolo durante le partite dei Pens ed immortalata all’entrata della PPG Arena di Pittsburgh? Ma come nasce questa frase?

I Pittsburgh Penguins hanno iniziato ad usarla, a scopo di marketing, dalla stagione 2008/2009. Proprio la stagione che ha visto i Pens conquistare la Terza Stanley Cup della sua storia ma “It’s a Great Day for Hockey” nasce molto prima, bensì nella stagione 1990/1991… proprio quella dove i Pens diventano per la prima volta Campioni della NHL per bocca di Robert Norman Johnson ma più comunemente conosciuto come BOB “BADGER” JOHNSON!! Per chi come il sottoscritto che vi sta narrando questa storia a quei tempi era ancora giovincello e non avevamo internet per reperire le notizie di hockey che provenivano dagli States, questo nome potrebbe risultare poco conosciuto ma quest’uomo è stato colui che ha portato, da head coach, la prima “Stanley Cup” a Pittsburgh. Erano i Pens che vedevano a roster giocatori quali il leggendario Mario Lemieux come capitano, un giovane Jaromir Jagr e gente talentuosa come John Cullen, Paul Coffey, Mark Recchi, Kevin Stevens, Tom Barrasso etc. che si qualificarono primi nella Patrick Division (l’odierna Metropolitan Division) ed al terzo posto nella Wales Conference (l’odierna Eastern Conference)!

Nei playoff arrivarono le vittorie per 4-3 contro i New Jersey Devils, 4-1 contro i Washington Capitals e 4-2 contro i Boston Bruins; la finale di Stanley Cup si è giocata contro i Minnesota North Stars dove i Pens e “Badger” vincendo a Gara 6 conquistano la prima coppa per Pittsburgh!! Per Bob era la prima stagione con i Penguins dopo 5 stagioni da allenatore con i Calgary Flames ed al primo tentativo, grazie anche alla sua passione ed entusiasmo, permette ad un’intera città di sognare!

Dopo una grandissima stagione piena di emozioni e gioie, nell’agosto del 1991 a Bob (che era allo stesso tempo anche l’head coach della Nazionale Statunitense) mentre stava preparando la squdra nazionale per il Canada Cup viene diagnosticato un cancro al cervello alla sola età di 60 anni. Il coach per forza di cose viene ricoverato in un ospedale del Colorado dove verrà accompagnato da Dottor Dan Thompson di Pittsburgh che lo seguirà nel suo trattamento di recupero ma che non smetterà di seguire le sorti del suo team. In sua mancanza verrà nominato “head coach ad interim” Scotty Bowman e Bob resterà sempre a contatto con il momentaneo coach e con i suoi collaboratori tanto da voler seguire le partite in videocassetta dal suo letto di ospedale e chissà quanti messaggi via fax.

Il 26 novembre del 1991 purtroppo, a soli 60 anni, Bob perde la sua partita più importante dal suo letto in Colorado e grande sarà la commozione per questa grave perdita. Mark Recchi dichiarerà: “Era una persona straordinaria, dobbiamo vincere di nuovo per lui!” E così è stato perchè la stagione 1991/1992 sarà infatti quella della Seconda Stanley Cup consecutiva dedicata interamente al mitico Bob! Durante i festeggiamenti a Pittsburgh Scotty Bowman, che nel frattempo era rimasto alla guida dei Pens, commenterà che “l’allenatore dei Pittsburgh Penguins sarà per sempre Bob Johnson!”

IT’S A GREAT DAY FOR HOCKEY… Questa frase di Bob è rimasta nella storia dei Pittsburgh Penguins da quel 1991 e siamo sicuri che riecheggierà per sempre in ogni tifoso dei Pens…. quando la pronuncerete, permettetevi di dedicare un secondo al passionale “BOB “BADGER” JOHNSON!

A pochi giorni di distanza dal 25imo anniversario dalla sua scomparsa la ITALY PENS FANS TI RENDE IL SUO OMAGGIO! #LetsGoPens #ThankYouBob

“CIAO BOB!”