La marcia dei Pinguini

“Considero più valoroso colui che sopraffà i propri desideri che non colui che conquista i propri nemici; perché la vittoria più dura è contro se stessi.”

Con una citazione di Aristotele, che con Platone e Socrate è considerato uno dei padri del pensiero filosofico occidentale, apriamo la nostra ampia pagina dedicata alla straordinaria impresa compiuta dai Pittsburgh Penguins, capaci di conquistare per due stagioni consecutive il titolo di campioni NHL, cosa mai riuscita a nessuna franchigia nella recente “era del Salary Cap”.

L’ultima formazione a vincere due Stanley Cup una dopo l’altra furono i Detroit Red Wings, che, guidati da Coach Scotty Bowman e capitanati da Steve Yzerman, fra il 1997 ed il 1998 si sbarazzarono agevolmente (sweep) in finale di Philadelphia Flyers e Washington Capitals, perdendo inoltre solamente 10 partite (su 42!) durante le cavalcate in quelle due post season strabilianti.

Foto di gruppo con le due Stanley Cup conquistate consecutivamente dai Detroit Red Wings nel 1997 e nel 1998 “sweeppando” in finale Flyers e Capitals

Quella squadra, composta da giocatori del calibro di Yzerman, Shanahan, Fedorov, Kozlov, Holmstrom, Lidstrom, Lapointe ed il forte goalie Osgood, era nettamente superiore a qualsiasi altra franchigia NHL ed il back to back era ampiamente alla loro portata; una formazione che nella “hockeytown” centrò successivamente un’altra Stanley Cup nel 2002 annichilendo i Carolina Hurricanes in finale con un perentorio 4-1.

Alla portata erano anche le possibilità di doppietta per i Pittsburgh Penguins che, ammettiamolo, hanno in rosa i due migliori centri in assoluto della NHL, ossia capitan Sidney Crosby ed il russo Evgeni Malkin, un cecchino infallibile come Phil Kessel, un difensore di livello mondiale come Kris Letang ed una coppia di portieri che di fatto è stata l’arma in più della franchigia oro-nera, Marc Andre Fleury e Matt Murray, che si sono rivelati decisivi durante gli ultimi playoff.

Il General Manager di Pittsburgh Jim Rutherford e l’Head Coach Mike Sullivan alla parata svoltasi in città dopo la conquista nella passata stagione della quarta Stanley Cup dissero ai microfoni, di fronte a 400.000 persone in festa, “proveremo ad essere di nuovo qui l’anno prossimo, statene certi, ci proveremo”, bene, mercoledì si è svolta la seconda parata consecutiva in città, questa volta di fronte a circa 650.000 tifosi.


La Regular Season, l’esplosione di Guentzel, i continui infortuni ed il Maurice “Rocket” Richard Trophy conquistato dal Capitano

Ma andiamo con ordine, partendo proprio dall’estate del 2016: migliorarsi dopo aver accarezzato la gloria, non sedersi sugli allori e trovare nuovamente stimoli per ripetere ciò che si è appena conquistato, queste erano senza dubbio le situazioni più difficili da combattere per Coach Mike Sullivan ed i suoi ragazzi; se è vero che non si è mai stufi di vincere è altrettanto vero che in alcuni momenti della stagione la fame di qualche altra formazione possa risultare maggiore rispetto alla tua, specialmente se hai vinto qualcosa di importante poco tempo fa.

Justin Schultz svolgerà numerosi allenamenti con Sergei Gonchar per migliorare il suo rendimento in zona offensiva, coach Sullivan infatti pretende dal difensore un aiuto dalla blue line per migliorare il powerplay della sua squadra

Dal roster che conquistò la Stanley Cup battendo i San Jose Sharks in 6 gare a giugno, ai nastri di partenza ad ottobre mancano solamente 2 giocatori, Ben Lovejoy e Beau Bennett finiti entrambi a New Jersey, mentre il contratto in scadenza di Justin Schultz viene rinnovato brillantemente dal GM Rutherford per una stagione ad un solo milione di dollari d’ingaggio, un piccolo capolavoro, diciamolo.

Inoltre, dopo i numerosi pensieri riguardanti ad un possibile ritiro, il veterano Matt Cullen firma per un’altra stagione (ufficialmente l’ultima?) rendendo disponibile tutta la sua esperienza alla ricerca di conquistare la terza Stanley Cup della sua carriera.

L’inizio di stagione non promette benissimo, a capitan Sidney Crosby, di rientro dalla World Cup of Hockey conquistata con il suo Canada, viene diagnosticata l’ennesima concussion della sua carriera ed il suo rientro nel ghiaccio ritarda; dopo sei gare di assenza però fortunatamente i sintomi da commozione cerebrale scompaiono ed il #87 viene definito abile al rientro in gioco. L’esordio stagionale sarà bagnato da un goal contro i Florida Panthers in una gara che Pittsburgh vincerà 3-2.

Sono dei Penguins pimpanti e sicuri dei propri mezzi quelli di inizio stagione che nonostante qualche sciocchezza di troppo del reparto difensivo si mantengono stabilmente nelle prime tre piazze della Metropolitan Division, guidata a sorpresa dai Columbus Blue Jackets di John Tortorella.

Dicembre risulterà il mese migliore della Regular Season, nello stesso mese infatti arriveranno le roboanti vittorie per 6-2 contro Dallas, 5-3 contro Detroit, 8-5 contro Ottawa, 5-1 contro Florida, 7-0 contro Arizona e 7-1 contro i Rangers facendo diventare i Penguins la formazione che realizza più goal dell’intera lega.

Nonostante la streak di vittorie però in NHL e soprattutto nella medesima Division di Pittsburgh c’è chi sta facendo clamorosamente meglio, i Blue Jackets piazzano 17 vittorie consecutive e volano sorprendentemente in vetta dell’intera NHL, dimostrando di non essere una meteora ed umiliando fra le mura amiche i Penguins con un nettissimo 7-1 il 22 dicembre.

Fra gennaio e febbraio nella Metropolitan Division si assiste alla rinascita dei Washington Capitals ed al crollo dei New York Rangers, partiti anch’essi a razzo come Columbus (che crollerà successivamente), mentre Pittsburgh, alle prese con la costante situazione nera riguardante gli infortuni si mantiene, nonostante tutto, stabilmente ai vertici della classifica trascinata dalla vena realizzativa di Conor Sheary, piazzato in pianta stabile al fianco di Sidney Crosby nella prima linea d’attacco.

Ron Hainsey affronta Crosby con la casacca degli Hurricanes; per il 36enne statunitense la grande occasione di una vita, dopo 907 gare in NHL finalmente potrà disputare la post season

Alla Trade Deadline per combattere tale sfortuna vengono acquistati due difensori veterani: Ron Hainsey da Carolina e Mark Streit da Philadelphia; durante la Regular Season infatti, solamente Phil Kessel disputa tutte le gare, mentre Ian Cole e Justin Schultz saranno i giocatori più impiegati nella zona arretrata, il primo con 81 presenze, il secondo con 78.

La situazione infortuni peggiora quando prima Sheary, poi Daley e Letang sono costretti a saltare numerose partite, infine anche Malkin sarà costretto a saltare il termine della stagione regolare per motivi fisici, ma a quel punto la qualificazione per la post season era già avvenuta.

Per Kris Letang purtroppo l’operazione chirurgica risulterà necessaria e come un fulmine a ciel sereno dalle speranze di rientro in ottica playoff ecco che il miglior difensore nel roster di Pittsburgh è costretto a gettare la spugna arrendendosi all’ernia cervicale che lo teneva fuori da un paio di mesi rimandando il ritorno sul ghiaccio all’inizio della prossima stagione.

E’ un boccone amaro da masticare per i Penguins, specialmente per chi sperava di poter ripetere la cavalcata effettuata la passata stagione quando proprio Letang fu uno dei maggiori protagonisti, realizzando inoltre il game winning goal nella gara decisiva contro i San Jose Sharks.

Jake Guentzel si merita un posto in line up, per il giovane talento saranno 33 i punti totali a fine stagione in sole 40 presenze

Se la mancanza di Letang pesa, ecco che l’assenza di Sheary permette l’ascesa di un’interessantissimo rookie richiamato dal farm team di AHL, i Wilkes Barre Scranton Penguins, il suo nome è Jake Guentzel e dopo aver esordito nel mese di novembre in maniera memorabile contro i New York Rangers (2 goal nei primi 2 tiri fatti!) diventa membro fisso della line up dei Penguins, prima come ala destra di Malkin, poi come ala destra di Crosby in una linea formata da Sid, Guentzel e Rust (successivamente rimpiazzato da Sheary quando lo stesso Rust subisce un infortunio) denominata Sid & The Kids.

Proprio Capitan Sidney Crosby si esalta in mezzo ai giovani, il #87 chiude la stagione con 44 reti e 45 assist in 75 partite, conquistando il Maurice “Rocket” Richard Trophy quale miglior marcatore dell’intera lega di fronte a Nikita Kucherov dei Tampa Bay Lightning ed all’astro nascente dei Toronto Maple Leafs Auston Matthews che si fermano entrambi a quota 40 centri.

Justin Schultz con 51 punti conditi da 12 goal e da 39 assist si prende di fatto le luci del palcoscenico nel reparto arretrato, gli allenamenti con Sergei Gonchar durante la stagione sono serviti a migliorarne di gran lunga i movimenti in attacco e la gestione del puck, fondamentali per un difensore se vuole rendersi utile alla manovra della propria squadra.

Si giunge così a fine stagione con numerosi punti di domanda, se è vero che Pittsburgh nonostante tutto è riuscita a terminare la Regular Season in seconda posizione delle Metropolitan Division assicurandosi l’importante vantaggio di poter disputare quanto meno il primo turno playoff con il fattore campo a proprio favore, l’assenza di un giocatore chiave come Kris Letang potrebbe pesare davvero troppo nella bilancia dei favoriti alla conquista della Stanley Cup, se si pensa inoltre al fatto che la favorita Washington alla Trade Deadline ha aggiunto alla propria blue line un altro tassello di grande importanza come Kevin Shattenkirk, arrivato da St. Louis.


Primo turno: caro Tortorella, una rondine non fa primavera

Jake Guentzel è uno dei protagonisti assoluti del primo turno per i Pittsburgh Penguins; per il rookie 22enne 5 goal ed 1 assist nei 5 incontri disputati

Il 12 aprile si inizia a fare sul serio, la post season apre i battenti e per i Pittsburgh Penguins l’ardua prova chiamata Columbus Blue Jackets.

La formazione allenata da coach John Tortorella ha disputato una stagione regolare coi fiocchi, terminando terza in Metropolitan Division, quarta squadra dell’intera NHL con 108 punti totalizzati; in gabbia si presenta il candidato al Vezina Trophy Sergei Bobrovsky, semplicemente straordinario in Regular Season dove chiude al primo posto nelle statistiche riservate alla sua categoria sia per media goal subiti (2,06) che per media parate (.931%).

La difesa è il punto forte del team dell’Ohio, con 193 reti subite risultano la seconda miglior squadra della lega dietro solamente ai Washington Capitals.

Gara 1 comincia con l’ennesimo infortunio in casa Pens, Matt Murray infatti esce claudicante dopo il riscaldamento prepartita ed è costretto a lasciare il posto a Marc Andre Fleury, il cui backup sarà il giovane Tristan Jarry.

Tutta l’esperienza del 32enne canadese viene fuori durante una gara disputata ottimamente dagli ospiti, che hanno le sole colpe di imbattersi in una di quelle giornate versione “muro” da parte di Fleury specialmente in un primo periodo nel quale i Jackets tirano per 16 volte (contro le sole 3 dei Penguins) verso la sua porta.

Nel secondo periodo Rust, Kessel in powerplay e Bonino portano avanti dei rigenerati Penguins per 3-0 prima di assistere nuovamente al Fleury show nel terzo periodo che concede gloria solamente a Calvert che realizza il 3-1 finale.

Passano solamente 48 ore e le due squadre sono di nuovo una fronte all’altra.

Gara 2 concede una seconda standing ovation del pubblico di casa a Marc Andre Fleury, il goalie di Pittsburgh chiude la serranda con 39 parate su 40 tiri diretti verso la sua porta da Columbus che paga a caro prezzo la vulnerabilità in gabbia del proprio portiere: del Bobrovsky ammirato in Regular Season infatti non si vede traccia, nel primo goal siglato da Crosby e nel terzo da Malkin il russo compie delle sciocchezze che costano il match e portano la serie sul 2-0 per i Penguins.

La speranza per il team di Tortorella è che la serie possa ribaltarsi quando i pattini scenderanno sul ghiaccio dell’Ohio, ma dopo una partenza con il piede pigiato sull’acceleratore ed i primi scricchiolii fatti registrare dalla difesa incerottata dei Penguins ecco che Columbus deve fare i conti con la vena realizzativa del rookie Jake Guentzel che con una tripletta permette a Pittsburgh di portare a casa una gara iniziata malissimo all’overtime spegnendo l’entusiasmo del pubblico di casa.

Da segnalare la parata assurda di Fleury con il caschetto su Dubinsky poco prima del game winning goal realizzato dal rookie dei Penguins.

Coach Tortorella chiede ai suoi un grande sforzo, lo sweep è da evitare, solo 3 punti hanno diviso le due squadre durante la stagione regolare, non si può uscire senza vincere nemmeno una partita ai playoff.

I ragazzi ricevono la chiamata e rispondono con una prestazione gagliarda in gara 4 che alla fine dei conti risulterà l’unica vittoria per Columbus in questa post season.

Marc Andre Fleury in una delle 49 parate che compierà in gara 5; il veterano goalie di Pittsburgh ha risposto presente alla chiamata dopo l’infortunio subito da Murray nel warm up di gara 1

Gara 5 infatti vedrà i padroni di casa strapazzare i Blue Jackets per 5-2 con protagonisti Bryan Rust autore di una doppietta ed un sontuoso Marc Andre Fleury che si diverte a parare “anche i sassi” e chiude la gara con 49 parate fra gli applausi di tutto il pubblico di casa che gli tributa la meritata standing ovation; mai come in questo momento la decisione di Rutherford di non cedere Fleury affrontando il problema “expansion Draft” a fine stagione sta dando i suoi frutti in casa Penguins.


Secondo turno: caro Ovechkin, nemmeno questo sarà il tuo anno

Strepitoso Fleury, in ogni gara vinta da Pittsburgh il goalie è stato uno dei migliori sul ghiaccio, senza di lui probabilmente staremmo parlando di una storia diversa…

Dopo aver battuto la quarta forza dell’intera Lega, Pittsburgh al secondo turno si trova di fronte all’ostacolo più duro, i Washington Capitals di Alexander Ovechkin, vincitori del Presidents’ Trophy per il secondo anno consecutivo, squadra spaziale con un solo difetto: psicologicamente soffrono troppo la pressione nei momenti decisivi e come vedremo patiranno lo stesso problema anche quest’anno.

“The Great Eight” mai come in questa stagione ha la possibilità di mettere le mani sulla Stanley Cup, trofeo che si meriterebbe per quanto abbia fatto vedere sul ghiaccio ma che sino a questo momento non ha mai nemmeno sfiorato (Washington infatti non centra una finale Stanley Cup dal lontano 1998, anno della doppietta Red Wings).

Il fattore campo è a favore dei Capitals così come la scorsa stagione quando vinsero gara 1 all’overtime, questa volta non andrà così bene; Sidney Crosby realizza nel primo minuto del secondo periodo una splendida doppietta, Washington pareggia la gara con un goal per tempo, Ovechkin prima e Kuznetsov poi che festeggia mimando il volo di un’aquila caricando ancor di più il pubblico di casa, ma a spegnere gli entusiasmi ci pensa l’eroe di gara 6 2015/16 Nick Bonino che, sfruttando un posizionamento discutibile della coppia difensiva formata da Orpik e da Shattenkirk, batte Holtby per il goal del 3-2. I Capitals si buttano in attacco e ci vuole il miglior Fleury mai visto da anni a questa parte a dire di no in un’occasione interminabile nella quale compie almeno tre parate miracolose; grazie a lui Pittsburgh annulla immediatamente il vantaggio del fattore campo facendo uscire sin da subito i soliti fantasmi dagli armadietti dei Washington Capitals.

Gara 2 è fondamentale per la formazione di Barry Trotz, impensabile sperare di vincere una serie se ti ritrovi sotto 0-2 dopo aver disputato 2 gare casalinghe; indovinate un po’ che succede? Succede che l’assedio di Washington nel primo periodo trova pronto Fleury, concentrato ed aggressivo al punto giusto, toglie sicurezze ad Ovechkin & Co. che nel secondo periodo crollano. Il quarantenne Matt Cullen prende in giro Shattenkirk in velocità ed in shorthanded buca il five hole di Holtby, anch’egli lontano parente di quello visto in Regular Season; Niskanen pareggia immediatamente ma il Crosby di questi ultimi tempi è forse il più forte mai visto e con un gioco di prestigio si fa beffe della difesa Capitals servendo a Kessel un cioccolatino per il goal del 2-1. A seguire Guentzel in contropiede porta il risultato sul 3-1; il terzo periodo vede Holtby pullato e Grubauer a difendere i pali della porta di Washington, colpita ancora da Kessel, Malkin ed infine Guentzel per un 6-2 che porta Ovechkin & Co. sul baratro.

La serie si sposta a Pittsburgh ed ecco che dopo pochi minuti il miglior giocatore al mondo viene colpito duramente alla testa dalla coppia Ovechkin-Niskanen, i tifosi dei Penguins insorgono ed invocano alla premeditazione, Trotz se ne esce ai microfoni dichiarando che era semplicemente una “hockey play”, ciò che ne consegue è l’uscita dal ghiaccio per l’intera partita di Crosby ed una gara dominata da Washington che con i goal di Backstrom in powerplay e di Kuznetsov vola sul 2-0 salvo farsi raggiungere negli ultimi due minuti di gara dalla voglia di Pittsburgh di riscatto, Malkin e Schultz portano la gara all’overtime ma il peggiore della serie sino a questo punto, Shattenkirk, in powerplay scaglia un tiro su cui Fleury nulla può riaprendo di fatto la contesa.

A questo punto per i Penguins la situazione diventa difficile, se già dovevano fare a meno del loro miglior difensore durante questi playoff la triste notizia che il proprio capitano potrebbe aver subito l’ennesima commozione cerebrale della sua carriera li mette di fatto spalle al muro, di fronte al nemico più temuto, i Washington Capitals.

Ma contro Washington Pittsburgh sembra avere un conto in sospeso, una supremazia mentale che viene fuori in gara 4, gara in cui Mike Sullivan è costretto a mischiare, ribaltare, sistemare in continuazione le linee offensive orfane del giocatore più forte al mondo, ciò che ne consegue è una gara tutta cuore dei Penguins trascinati manco a dirlo dalle parate di Marc Andre Fleury, il compagno di sempre di Crosby, e dal goal decisivo di Justin Schultz che in powerplay sostituisce alla grande l’assenza di uno come Letang.

A questo punto i Capitals cambiano improvvisamente modo di giocare, dimenticano che Pittsburgh va battuta solo con la cattiveria agonistica ed iniziano a disegnare hockey sul ghiaccio, forte dei numerosi giocatori di livello assoluto presenti a roster; gara 5 e gara 6 sono dominate dalla formazione capitolina che annienta i Penguins per 4-2 fra le mura amiche e 5-2 sul ghiaccio nemico nonostante il rientro in line up di Sidney Crosby, visibilmente meno convinto di quello ammirato ad inizio playoff, quasi intimorito quando il puck entra in suo possesso di una possibile carica nei suoi confronti.

Ancora una volta, la terza, alle strette di mano finali Ovechkin esce vinto da Crosby che potrà cercare di conquistare la terza Stanley Cup in carriera

Pittsburgh sembra essersi spenta sul più bello, proprio quando il capitano ha fatto rientro Washington ha iniziato a giocare dimostrando perchè per due anni consecutivi è ai vertici della NHL, tutta la stagione bisogna andare a giocarla in una gara 7 che promette spettacolo.

Le luci del palcoscenico nella gara decisiva se le prende Marc Andre Fleury che con 29 parate chiude la serranda ad Ovechkin & Co. conquistando il primo shutout di questa post season sino a questo punto esaltante, mentre Bryan Rust e Patric Hornqvist fanno sprofondare nuovamente i sogni di gloria della formazione capitolina. Pittsburgh dimostra che la voglia di vincere e di non essere mai domi, paga.


Conference Final: caro Karlsson, sei un fenomeno ma non basta

L’occhio vigile di Guy Boucher; il coach di Ottawa imbriglia l’offensiva di Pittsburgh e sfrutta al 100% le capacità dei suoi ragazzi facendoli rendere al massimo. In questa serie non ci saranno vinti e vincitori, semplicemente ha vinto l’hockey su ghiaccio.

Passano solamente tre giorni fra gara 7 vinta a domicilio contro i Capitals e la prima sfida della nuova serie che vedrà di fronte i Penguins ed i sorprendenti Senators capaci di eliminare i Boston Bruins ed i New York Rangers in 6 gare grazie alla vena realizzativa di Pageau ed alle giocate di un ritrovato Bobby Ryan (seconda scelta assoluta di Anaheim al Draft del 2005, quello di Crosby per essere più precisi…!) e del solito monumentale Erik Karlsson che nonostante gli acciacchi fisici dispensa hockey di altissimo livello dall’inizio di questa post season.

Coach Guy Boucher disarma l’offensiva di Pittsburgh sin dal primo istante e la frustrazione di Malkin & Co. è tangibile in una gara 1 che vedrà i Senators sbancare la PPG Paints Arena grazie ad un bellissimo goal di Ryan all’overtime; Ottawa pattina alla doppia velocità di Pittsburgh che non riesce a trovare varchi nell’1-3-1 imposto ai suoi dal bravo coach ex Tampa Bay Lightning.

La seconda sfida della serie risulta molto simile alla prima per certi versi se non fosse che il risultato finale sorriderà ai padroni di casa; dopo più di 50 minuti a reti inviolate con Anderson e Fleury capaci di parate d’altissimo livello, la difesa di Ottawa compie l’unico errore della serata facendosi beffare dal filtrante di Malkin per il liberissimo Phil Kessel che dallo slot tira due volte verso la porta trovando nella seconda occasione l’angolino basso che fa esplodere l’Arena riportando la serie in parità. Fleury chiude conquistando il secondo shutout di questa post season; per lui sarà l’ultimo…

Si va in Canada dove si pensa che la strategia attendista di Boucher possa cambiare rendendo la vita più facile a Pittsburgh se gli spazi in tal caso dovessero aumentare; ciò che accade invece nel primo periodo è un totale dominio dei padroni di casa che bucheranno Fleury per 4 volte in 20 minuti, sfruttando ogni minimo errore della stordita difesa dei Penguins ed ammutolendo anche l’ultimo degli ottimisti tifosi oroneri.

Matt Murray, ristabilitosi dall’infortunio accorso nel riscaldamento della prima gara di post season, subentrerà ad un frastornato Fleury dopo il goal del 4-0 e disputerà i primi minuti dei suoi playoff dimostrandosi abile e dando a Sullivan la possibilità di scelta in vista di una delicatissima gara 4.

Il tempo per Marc Andre Fleury è terminato, coach Sullivan da fiducia al frutto del suo lavoro, quel Matt Murray lanciato titolare lo scorso anno e di fatto divenuto uno dei fautori dell’impresa compiuta dai Penguins la stagione passata; Ottawa parte bene anche in gara 4 ma Murray sale in cattedra con almeno 3 interventi decisivi che daranno la carica ad i suoi che con Maatta, Crosby e Dumoulin porteranno avanti 3-0 Pittsburgh prima di subire la rimonta dei Senators, ma non basterà, nonostante l’assedio finale in 6 contro 4 si tornerà a Pittsburgh in parità per una serie che diventerà “best of 3”.

Ciò che vedremo in gara 5 saranno probabilmente i migliori Penguins di questa post season contro i peggiori Senators: la partita si decide verso la metà del primo periodo con i goal di Maatta, Crosby (in powerplay), Rust e Wilson con il goalie di Ottawa Craig Anderson per la prima volta in difficoltà nella serie e pullato dopo il termine della prima frazione. Cullen, Kessel e Daley infieriscono nel punteggio portando Pittsburgh ad avere il primo match point da disputare nel ghiaccio nemico.

Tutti parlano di quanto spettacolare sia stata Pittsburgh in gara 5 e si dimenticano che un 7-0 vale quando un 1-0 e soprattutto che ogni gara fa storia a se e così ecco che in gara 6 i problemi offensivi rimarcati dall’ottima disposizione tattica dei Senators dimostrata nelle prime 4 gare tornano a galla e come se non bastasse Craig Anderson disputa la miglior partita della serie mettendo a referto qualcosa come 45 parate. Al goal di Malkin che porta in vantaggio gli ospiti rispondono Ryan in un powerplay 5 contro 3 e la bomba di Hoffmann che rimanda ogni sentenza “alla bella”.

Ottawa ha uno score gravemente insufficiente con le gare 7 disputate nella loro storia, non hanno infatti mai vinto una gara perdendo tutte le 5 affrontate; Pittsburgh invece racconta di un bilancio di 9 vittorie e 7 sconfitte, con le 7 sconfitte però subite tutte fra le mura amiche.

Sidney Crosby toccherà con mano scaramanticamente (così come fatto nel 2009 e nel 2016 ma non nel 2008) il Prince of Wales Trophy, trofeo dedicato alla vincitrice della Eastern Conference

La partita decisiva è uno spot per l’hockey su ghiaccio: brilla la tecnica e la forza di Erik Karlsson, brilla la voglia dei ragazzi di Sullivan di voler difendere la Stanley Cup conquistando un’altra finale nonostante i continui infortuni che hanno ridotto all’osso il roster (fuori anche Hornqvist nelle ultime 4 gare disputate contro Ottawa).

Chris Kunitz non segnava da 35 partite, dal 16 febbraio, nella gara decisiva ne fa 2, il primo apre le danze, il secondo, al secondo tempo supplementare porta Pittsburgh in Paradiso, a danzare ancora una volta con la Coppa a 4 soli passi da compiere assieme ai Nashville Predators.

Si chiude la favola dei Senators, si chiude la favola di Anderson con un goal subito forse evitabile che sa di beffa per quanti altri miracoli ha dovuto compiere il goalie di Ottawa; la più bella vittoria per lui però saranno le parole della moglie Nicholle, che a fine gara gli dirà di essere totalmente guarita dal cancro che la affliggeva da novembre rendendo la storia di Anderson ancor più toccante ed umanamente meravigliosa. Poteva esserci un lieto fine ancora migliore, è vero, ma purtroppo per lui questa Pittsburgh ha ancora una fame pazzesca.

Al termine della serie, agli shaking hands capitan Erik Karlsson stringendo la mano a Sidney Crosby e rispondendo al suo “avete giocato benissimo” gli dice “abbiamo perso contro i migliori; vai, vai e conquistane un’altra!”. Crosby annuisce, sa di potercela fare.


Stanley Cup Final: cari Predators, siete forti, meritavate di più, avete l’Arena più chiassosa del mondo, ma la Coppa resta a Pittsburgh

Jake Guentzel abbracciato da Dumoulin: il rookie dei Penguins sarà determinante in entrambe le prime due gare casalinghe con i game winning goals

Si riparte, il 29 maggio Pittsburgh è pronta a ballare ancora una volta con la Lord Stanley Cup, di fronte a loro l’ostacolo Nashville Predators che per la prima volta nella loro giovane storia giungono sino a questo traguardo e non vorrebbero fermarsi certamente qui.

Per la prima volta nella storia della NHL due coach americani, Sullivan e Laviolette, sono alla carica delle formazioni giunte alla Stanley Cup Final, due coach che hanno dimostrato di saper trasmettere oltre a gioco ed idee anche carattere e grinta alla propria squadra.

Gara 1 parte con l’arrembante inizio dei Predators per nulla intimoriti dall’avere di fronte i campioni in carica; PK Subban trova la via del goal ma Sullivan sfrutta nel migliore dei modi il coach’s challenge a disposizione permettendo ai referee di rivedere l’azione e determinare che nell’entrata in zona di Nashville Forsberg fosse in offside. La gara rimane sullo 0-0 sino al minuto 15 quando in un powerplay 5 contro 3 i Penguins trovano il goal con un tiro dallo slot di Malkin; un minuto dopo Sheary, eroe dei playoff 2016, trova il primo goal in questa post season per merito di una grande invenzione di Kunitz ed infine a 30 secondi dal termine Bonino si vede assegnare un goal che in fondo non è altro che un’autorete di Ekholm che si vede recapitare sul pattino il puck spintogli addosso da un Rinne in netta difficoltà. Proprio le prestazioni del goalie finlandese influiranno, e non poco, durante tutta questa serie finale.

Pittsburgh pensa di aver già vinto e nei successivi due tempi dimentica di attaccare e si limita al compitino; ciò che ne consegue è l’ovvia rimonta di Nashville, strameritata, che culmina con il 3-3 di Gaudreau a 7 minuti dal termine.

A quel punto con i Penguins che non tirano in porta da 37 (!!!) minuti coach Sullivan esprime tutto il suo disappunto in panchina urlando in faccia ai suoi “qualcuno tiri quel dannato disco verso la porta!”, Jake Guentzel, il più giovane del gruppo, capta al volo la situazione e trova l’incrocio dei pali riportando avanti la sua squadra a 3 giri di orologio dal termine, chiudendo di fatto la prima sfida della serie, permettendo ai padroni di casa di trovarsi immeritatamente avanti. 12 i tiri diretti verso la porta di Rinne al fronte dei 26 scagliati dai Predators verso la gabbia difesa egregiamente da Murray.

Rinne chiude con la peggior prestazione di sempre per un goalie ai playoff, Pittsburgh vince nonostante per la prima volta nella loro storia non siano riusciti a tirare per un intero periodo verso la porta avversaria. Non un buon segnale per Nashville…

Passano due soli giorni ed è già tempo di gara 2; stavolta a passare in vantaggio sono gli ospiti con una grandissima giocata di Pontus Aberg che scherza Maatta e batte Murray con un pregevole tiro sotto la traversa, la reazione Penguins c’è e porta ancora il nome di Jake Guentzel, miglior marcatore di Pittsburgh di questa post season, che su assist di Sheary fa passare il disco nell’unico spiraglio disponibile lasciatogli da un Rinne ancora una volta poco reattivo.

La gara prosegue in parità sino ad inizio terzo periodo quando sul ghiaccio rientrano i migliori Penguins ed i Predators meno concentrati della sino ad ora straordinaria post season; dopo 12 secondi Guentzel, ancora lui, fa 2-1, poi in soli 15 secondi a cavallo del terzo minuto di gioco Wilson e Malkin chiudono la gara mandando Rinne a farsi anticipatamente la doccia. Per il goalie di Nashville è arrivata l’ora di tornare quello visto nei primi tre turni, altrimenti per i suoi si fa troppo dura.

La serie finale si sposta in Tennessee, nella chiassosa Bridgestone Arena che diventerà di fatto un fattore nelle due gare casalinghe per Nashville; oltre alla grandissima carica agonistica dei ragazzi di Laviolette che sembrano quasi tarantolati, la spinta del pubblico si fa sentire entrando nel vivo specialmente per bersagliare il povero Matt Murray, esente da colpe sui goal subiti (difesa di Pittsburgh che fa acqua da tutte le parti). Pekka Rinne torna ad essere Pekka Rinne nelle gare casalinghe che si concludono con un parziale di 9-2 per i padroni di casa che giungono dunque a disputarsi gara 5 in quel di Pittsburgh con il morale a mille ed un’intensità di gioco ben diversa da quella mostrata da Crosby & Co. parsi scarichi e stanchi nelle due trasferte.

Evgeni Malkin rilascia la classica intervista pre gara che sa di sfida e soprattutto di tentativo di spostare il momentum dalla propria parte, il russo infatti dichiara che ad essere stanchi a questo punto della stagione non sono solamente loro, ma bensì anche i Predators.

Ciò che ne consegue è la miglior gara disputata da Pittsburgh, che schiaccia il piede sull’acceleratore dal primo minuto sino al goal del 6-0 salvo poi difendere l’imbattibilità di Murray che porta così a casa il secondo shutout della sua post season; il dominio dei Penguins è totale, Pekka Rinne subisce la seconda uscita anticipata dal ghiaccio della serie dopo il 3-0 subito nei soli primi 20 minuti, ma il suo sostituto Saaros non riesce a fare meglio contro gli indemoniati attacchi dell’offensiva che ha in Crosby la fonte più ispirata, capace di piazzare tre assist ed alcune giocate al limite del reale. Dopo essere usciti da Nashville con le ossa rotte anche questa volta i Penguins rispondono alla grandissima, andando a prendersi la possibilità di giocarsi il match point per la Stanley Cup con una prestazione corale sontuosa, stritolando le certezze dei Predators trovate nelle gare casalinghe ma immediatamente cancellate dalla sonora sconfitta nella gara che di fatto risulterà da spartiacque nella serie.

Si giunge così a gara 6, ultimo atto di una grandissima cavalcata oppure penultimo atto di una serie che avrà bisogno della settima?

La risposta giusta è la prima, ma non senza difficoltà e recriminazioni.

Nashville dopo l’imbarcata di gara 5 torna la squadra spavalda e grintosa vista nelle prime 4 gare e combatte ad armi pari con dei Penguins ben più concentrati di quelli visti nelle prime due apparizioni alla Bridgestone Arena; sugli scudi entrano entrambi i portieri che chiudono ogni varco possibile alle offensive avversarie.

Al secondo minuto del secondo periodo Nashville trova il goal, ma Sissons infila in rete il puck dopo il fischio dell’arbitro che dava per conclusa un’azione che conclusa non è, il pubblico si imbufalisce, il torto c’è, non voluto ovviamente ma c’è, chissà che strada avrebbe preso la gara se… è la domanda che tutti si pongono.

La strada che prende la gara dopo tale sentenza è quella di Pittsburgh, il risultato resta in bilico sino ad 1:35 dal termine, quando Patric Hornqvist (scelto per 230esimo proprio da Nashville al Draft del 2005) infila il puck sfruttando un fortunoso rimbalzo su spalla e schiena di Rinne facendo esplodere la panchina dei Penguins che capiscono quanto sia vicina la conquista della seconda Stanley Cup consecutiva.

Coach Mike Sullivan solleva la sua seconda Stanley Cup, il coach statunitense è stato l’uomo giusto al momento giusto per riportare Pittsburgh in vetta alla NHL

Carl Hagelin (che ha combattuto con problemi fisici importanti durante tutti i playoff risultando molto meno determinante rispetto alla passata stagione) a porta vuota mette in cassaforte il risultato e consegna le chiavi della Stanley Cup a Mike Sullivan ed al suo gioiello chiamato Pittsburgh Penguins.

Il coach vince 2 coppe in 1 anno e mezzo di carriera sulla panchina dei Penguins, diciamolo, ha compiuto qualcosa di stratosferico, la sua capacità di trasmettere passione, grinta e determinazione alla squadra è notevole; un team che in passato soffriva troppo a livello emotivo ha trasformato la propria debolezza nella propria forza attuale, denotata in maniera clamorosa durante questi ultimi playoff.

Tutti vedevano dei Penguins diversi rispetto a quelli visti lo scorso anno, è vero, tutti vedevano una squadra come meno energia rispetto a quella dello scorso anno, è vero, ma questa squadra ha sempre lottato per raggiungere l’obiettivo finale ossia: vincere, riuscendoci anche senza il miglior difensore e con diversi elementi delle line up in condizioni fisiche discutibili.

Ron Hainsey a 36 anni suonati conquista la soddisfazione di una vita, passata nei bassifondi fra Columbus, Atlanta, Winnipeg ed infine Carolina, alzando la Stanley Cup alla sua prima apparizione in una post season NHL.

Chris Kunitz centra il personale quarto titolo, ai 3 conquistati infatti con Pittsburgh si aggiunge quello vinto nel 2006 con la casacca degli Anaheim Ducks; mentre Malkin e Crosby si godono la terza Stanley Cup della loro carriera di successo che sino all’arrivo di Sullivan aveva portato più dolori che gioie.

La città di Pittsburgh nella giornata di mercoledì ha abbracciato i propri idoli occupando le strade cittadine, ben 650.000 i partecipanti alla parata della Stanley Cup. Pittsburgh inoltre entra nell’elite dello sport americano portando anche la propria formazione hockeistica a conquistare cinque titoli, così come i Pirates nel baseball e gli Steelers nel football (a quota 6).

Il diario di una stagione strepitosa per i Penguins termina qui, con una foto, il passaggio di consegne fra Marc Andre Fleury e Matt Murray, il veterano goalie, da una vita a Pittsburgh, il giorno dopo la conquista della Stanley Cup ha infatti annunciato di aver firmato una liberatoria contrattuale col team che nel caso in cui Las Vegas lo chiamasse all’Expansion Draft si trasferirebbe in Nevada lasciando Crosby & Co. dopo 12 anni di unione.

Proprio Matt Murray detiene un personalissimo record, non avendo disputato il numero di gare necessarie la passata stagione per essere definito rookie, lo è divenuto quest’anno e dunque al “primo anno” intero in NHL il ragazzino conta già 2 Stanley Cup in bacheca! Vincente predestinato? Staremo a vedere… nel frattempo Fleury gli passa la Coppa e le chiavi della porta di Pittsburgh per gli anni avvenire.

Marc Andre Fleury e Matt Murray si dividono questa Stanley Cup; il primo straordinario nei primi due turni, il secondo determinante negli ultimi due chiusi con due shutout consecutivi nelle gare decisive in finale

#isitOctoberyet?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *